Pasqua 1952 di Leonardo Sinisgalli
Pubblicato da lucaniart su Marzo 23, 2008
Autoritratto con ramo di geranio, inchiostro su carta,33X40
Le sere d’aprile son fredde e tristi
quaggiù nei cameroni di casa mia.
Mio padre si muove appena tra il focolare
e la latrina. Lo portiamo a braccia, lo svestiamo
gli sciogliamo le scarpe per farlo dormire.
Le pendici del Serino sono ancora bianche di neve.
Ci siamo tappati nelle stanze, a stento
ci arrivano dalla piazza i rintocchi dell’orologio
Il fumo ci arrossa gli occhi,
è umida di bosco la legna mortacina.
Cristo risorgerà dal sepolcro di iris.
i messaggeri ce l’hanno annunziato
bussando alle imposte.
I piccoli pastori ci portano i primi
asparagi dalle spinete, l’ortolana
scalza è entrata con un cesto di fiori di rape.
Aspettavo da trent’anni una Pasqua
tra i fossi, il muschio sopra i sassi,
le viole tra le tegole. Ma i morti
dormono nelle bare di castagno,
sugli archi delle stalle e dei porcili,
sulle crociere delle cantine e dei pollai.
Fanno fatica ad abbandonare per sempre
le nostre sedie, i nostri letti,
dove vissero tanti anni di lenta agonia.
Lungo le strade gli stracci
neri delle vesti sono più silenziosi.
Un gruppo d’uomini brucia col ferro
il grumo di veleno nella bocca dell’asino.
M’ero messo in viaggio verso una Pasqua
in fiore, incontro al Cristo purpureo
che solleva il coperchio di grano bianco
cresciuto nelle grotte.
Tutto quello che io so non mi giova
a cancellare tutto quello che ho visto.
I fanciulli soffiano sul carbone
perché dal piombo fiorisca
il simulacro della rosa.
Vanno e vengono per casa le visitatrici
a portarci i sarmenti per il fuoco,
le ceste d’uova, le parole di cordoglio.
C’è sempre nelle stanze il ricordo
di un lutto recente o il gemito
di un vecchio malato.
Mio padre ha il sangue greve.
Si duole della sua immobilità.
Lo caricheranno sulle spalle i miei nipoti
e un giorno, un tiepido giorno di là da venire
lo porteranno alla vigna. Lo porteranno
a mezza costa, sulla sedia
di braccia intrecciate.
Ci è toccata questa valle, questa valle
abbiamo scelta per tornarci a morire.
Dove Gesù risorgerà con molta pena
noi speriamo ardentemente di sopravvivere
nel cuore dei congiunti e dei compagni,
nel ricordo dei vicini di casa e di campo.
Come fischiano le rondini
intorno alla chiesa di San Domenico
semibuia il giovedì delle tenebre!
(Leonardo Sinisgalli)



Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare? (Faber)
Astronik detto
Pasqua 1952…. non ero ancora nato…. mancavano pochi mesi….
fernirosso detto
una poesia che mi riporta dentro luoghi che avevo messo nell’ombra, accantonati, deserti di tutte quelle voci che pure, in parte, li avevano cresciuti. No, non ero nata nel 52, ma il tempo è solo una riga sottile di polvere nello scavo delle arche-o-logie della memoria.ferni
francesco detto
bè io non ero ancora nato ma posso aver sentito qualcuno che ne parlava ma non ricordo…chi
by sesesesesse
Donato detto
Strepitosa questa scrittura asciutta, nervosa,a momenti di un lirismo straziante, commovente.
Sinisgalli mi strega con i suoi versi. Mi sento più lucano quando mi avvicino a lui!