Stanza 217: non disturbare di Mauro Savino
Pubblicato da dalletreallesei su Aprile 6, 2008
(progetto -Cento)

26 Gennaio del 1967. Un ragazzo di nemmeno trent’anni boccheggia dietro le quinte. Si è imbottito di pronox. E di grappa. Quando sale sul palco è sudato, tremante, ha gli occhi spenti, la voce calante. Stona, non va a tempo. Canta malissimo. Non canterà mai più. Zavattin ripesca Pettinati. “Io tu e le rose” va in finale. Ma non è questo. Chi è stato in quella stanza, oggi come ieri, sa quello che c’è da sapere. Ai caroselli d’ogni tempo, invece, basterà ricordare un cantante italiano…fine anni 60…diverso…suicida…
(disegno e testo inedito di Mauro Savino)


Aprile 7, 2008 a 4:33 pm
La sigaretta di nascosto. La birra e le carte al bar. Il pugno chiuso alzato per sfidare il mondo. Farsi crescere i capelli e mostrarli con orgoglio, era la piu grande trasgressione. I grandi li pretendevano tagliati alla zuava, con il ciuffo sopra. Dicevano che in quella chioma c’erano i pidocchi. Si i pidocchi ribelli. Che li lavavamo, e ingrassavamo, con il sapone fatto in casa. Ogni tanto con lo sciampo in bustina. Metà razione per risparmiare. E quando andavamo al ballo nelle case, organizzato di nascosto, c’era sempre il moralista che ci insegnava come bisognava fare. “Mazurca e valzer, neanche il tanco perchè troppo spinto” dicevano ” e la donna si tenga lontano dall’uomo, le braccia larghe”. Noi insitavamo con “il ballo del mattone”. Com’era dolce e caldo il contatto con lei! Rassicurante, elettrizzante.Che saresti rimasto così tutta la vita. Magari muovendoti un poco. Ci guardavano schifati. Prima o poi la scena diventava insopportabile per il battone di turno; alzava la puntina dal disco e toglieva il ballo.
Come un ribelle incominciava ad apparire Fabrizio e la sua poesia
Aprile 8, 2008 a 12:15 pm
Sono piccole illuminazioni zen, storie di vita che guardano di lato, da una prospettiva coraggiosa e umana che sottende, senza dichiarare.
(decisamente più bella questa nuova versione, il disegno però perde un pò -e non riesco fare di meglio- per via della tecnica a matita)
Aprile 8, 2008 a 12:35 pm
Rosario: Mi ricordano, le tue parole, certe atmosfere di Ecce Bombo di Moretti. Quelle sono un pò tristi perchè sono piene di tramonti. Quelle che racconti tu riportano alla mente l’alba di una coscenza nuova: quella dell’avvocato per sbaglio De Andrè era la stessa, in fondo, dei giovani forzati della provincia. Forse semplicemente qualcuno non ha retto alla luce troppo forte.
Maria Pina: il disegno è un messaggero. se quello che porta brilla anche solo per un attimo, questo dilettante avrà avuto la sua ora di piccola gloria.
Aprile 8, 2008 a 11:27 pm
Grazie dalletreallesei.
Mi viene il dubbio che troppi non abbiano retto la luce troppo forte.
Tanto forte che ha bruciato il soffitto, abbagliato i cuori e la mente. C’è solo un soffitto nero adesso. Sembra la casa di lucifero.
Maggio 16, 2008 a 5:21 pm
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