SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Francesco Arleo [8]
Pubblicato da maria pina ciancio su ottobre 19, 2008
Viaggio dentro i ‘paesaggi interiori’ di 20 scrittori italiani
(rubrica settimanale a cura di M.P. Ciancio – VIII appuntamento)
Scrivere è un atto solitario, intimo e privato. Ci vuoi raccontare che senso ha per te la parola scritta e come vivi il rapporto della scrittura con il mondo esterno?
Francesco Arleo è l’ospite di questa settimana:
Prima orecchio, poi forse mano, inchiostro e resto. Prima fonemi, poi grafemi. Prima le voci, poi le storie prese a prestito da gente senza carta. Ancora oggi, quando sono solo, riesco a ripassarle a memoria. Con quelle voci mi procuro solletico, riso e vicinanza quotidiana con persone che non ho più potuto ascoltare.
Forse per questo prima che le mie parole diventino sorda grammatica, faccio percorrere loro la sintassi di un ascolto non solitario. Scrivere, per me, è lavorare in uno spartito di prove con molte varianti e tanta condivisione. Quando arrivano sulla carta le parole devono portare addosso qualche stanchezza quotidiana, una responsabilità e un valore non solo mio.
Trovo magnifico il teatro alla radio. Da bambino l’ascoltavo di notte mentre mia madre impastava farina di carosella o miskiglio. Semenze locali, frutti d’intruglio, profumi e lavori spaccaschiena che possono provocare voglia di scappare e raccontare.
Ma non bastano queste tracce di passato, mi piace far vivere le cose che scrivo nel mio tempo. Per questo cerco, attraverso il mio mestiere, di utilizzare new media e linguaggi intermediali: parole, teatro, cinema, grafica, suoni, colori. Mai solo parole e carta.
NOTA
Francesco Arleo – Chiaromonte (PZ) 1974.
Docente universitario di Scrittura creativa intermediale ed esperto di open new media education e social network. Si occupa di progetti territoriali, nazionali ed europei finalizzati all’innovazione dei processi formativi con l’ausilio di nuove tecnologie.
Nel 2003 la Casa delle Letterature di Roma gli assegna il primo premio allo Slam Poetry Festival Romapoesia. Franco Loi ha curato il suo primo libro di versi dialettali Scrijatinnë (Lietocolle).
Nel 2004 ha pubblicato, con una ricerca editoriale sperimentale di Enzo Naclerio (officine beatiisecondi), il libro Scappa (Alexandra Editrice – unilibro).
Rif. Web www.arleo.org – http://comedu.ning.com(nella foto in alto, Francesco Arleo)








Domenico Cipriano detto
Mi ha fatto subito pensare a Danilo Dolci, il primo tratto dell’intervento di Francesco, la poesia per chi non ha voce. Ma c’è anche molto del ricordo…
Il bisogno di dialogare con altri linguaggi è sempre più una ricerca sentita nella nuova generazione della poesia… ben venga sempre nel rispetto della qualità…
auguri a Francesco e un saluto a tutti di lucaniart, Domenico
eleonora bellini detto
“Prima le voci, poi le storie prese a prestito da gente senza carta. Ancora oggi, quando sono solo, riesco a ripassarle a memoria. Con quelle voci mi procuro solletico, riso e vicinanza quotidiana con persone che non ho più potuto ascoltare.”
Mi piacciono molto queste frasi, questi pensieri dal senso profondo. Vivi.
Nathan 2000 detto
Mai solo parole e carta. Mi pare che questa frase sia chiarissima.
roberto matarazzo detto
L’Autore introduce con: “Prima orecchio, poi forse mano, inchiostro e resto. Prima fonemi, poi grafemi….” e concordo pienamente: nelle arti figurative klee, tra i miei maaestri di formazione, sosteneva il senso della PREISTORIA DEL VISIBILE, personalmente lavoro intorno al concetto di UTERO CREATIVO, contiguo a quanto leggo del docente potentino al quale rivolgo un saluto fatto di meridionalismo mediterraneo..
roberto matarazzo
Mapi detto
Quando si scrive si è chiamati a scoprire, ad ampliare, ciò che talvolta è nascosto o ristretto intorno a noi.
Scrivere ci racconta Francesco è stare nella vita (dentro gli spazi della narrazione infatti c’è la memoria, la storia, i sentimenti, la realtà stessa).
“Responsabilità e valore collettivo”.
Ecco, questo è un nuovo spunto, che sottolineo con interesse e condivisione.
Un grazie a Francesco per essere intervenuto a questa iniziativa e naturalmente a tutti voi per la costanza della partecipazione.
Mapi
Gina Labriola detto
Un ritratto da affascinate eroe romantico, risorgimentale.
E sì che ci vorrebbe, di questi tempi, un altro Risorgimento!
Un testo con altrettanto sapore antico.
I sapori e i profuni sono proprio quelli di Chiaromonte, del mio “Montedoro”.
Amo i giovani che apprezzano il passato.
Amo i…come dire? I “meno giovani” che capiscono, amano e apprezzano i giovani.
Il tempo non esiste, nell’amalgama della conoscenza.
I miei amici sono tutti giovani, anche quelli che per semplice distrazione (o forse per civetteria) hanno lasciato imcanutire i capelli.
Grazie, caro Francesco, e un saluto di “mishkiglio” da
Gina
francesco arleo detto
Stringo la mano a voi che avete dedicato attimi del vostro tempo alle parole scritte in questo spazio.
E ringrazio “Mapi” per il suo lavoro costante e attento.
In amicizia
francesco
Bianca Madeccia detto
Osmotico. Mi piace molto è ringrazio Mapi per aver fornito una polaroid di questo autore che cercherò di conoscere meglio in futuro. Bianca
Antonio Fiori detto
Il teatro alla radio. Linguaggi intermediali. Cinema, grafica, musica. La contaminazione di forme e linguaggi sembra essere indispensabile alla crescita di ogni artista. Tra le forme d’arte che cita Francesco Forleo, trovo fondamentale – e destinata a radioso futuro – l’arte cinematografica (i grandi registi, e i grandi attori, sono i poeti del cinema).
Un caro saluto
Antonio
giulia detto
!”Quando arrivano sulla carta le parole devono portare addosso qualche stanchezza quotidiana, una responsabilità e un valore non solo mio”.
Lo trovo molto bello questo passo e lo spirito di questo scrittore. Grazie Mapi per queste letture che ci proponi, Giulia
viola amarelli detto
“Prima fonemi, poi grafemi. Prima le voci”, giustamente direi…qui siamo di fronte, dichiaratamente alla *comunicazione*, al *dialogo* che ogni scrittura pone/impone..un abbraccio mapi e un forte augurio ad Arleo, Viola
Daniela Raimondi detto
Un modo di scrivere che si evolve coi tempi. Abbraccia il passato e si espande nel presente dei media. Bello vedere quanta diversità esiste fra scrittore e scrittore, fra tanti modi di intendere e di fare poesia. Sempre interessantissimi questi interventi.
un saluto,
daniela
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