Il clochard di Nicola Amato
Pubblicato da lucaniart su Novembre 1, 2008

Clochard. Basta la parola per far emergere una miriade di ricordi letterari, d’arte, di cultura. Emerge così una ricchezza straordinaria di impressioni, di sentimenti mescolati a sotterranea ammirazione, ansie, pene e timori per il mondo sconosciuto, irraggiungibile e composito di questi funamboli della vita, in bilico tra l’essere e il non essere, tra l’esistere e l’essere invisibili.
Secondo l’articolo 270 del Codice penale francese, “i vagabondi”, coloro che non hanno un domicilio, né mezzi di sussistenza e non esercitano un mestiere”, sono dei clochard, deboli, ovvero coloro che, secondo l’etimologia, camminano “à cloche-pied”.
Vi sono molte possibili cause che possono portare alla perdita della casa. Un grosso problema sociale è rappresentato dai classici ex detenuti: molto spesso le persone appena uscite dal carcere non trovano lavoro, hanno pochi soldi e nessun luogo dove andare.
Ed è su quest’ultimo dramma sociale che induce una moltitudine di individui ad abbracciare una vita da clochard, che questo romanzo intende soffermarsi.
Le difficoltà della vita spesso ci portano a fare delle scelte drastiche. Decisioni che mai avremmo preso in una situazione normale di vita quotidiana. Sono di quegli eventi che pensiamo capitano solo agli altri e mai a noi stessi, come se noi ne fossimo immuni. Eventi che, al di là della loro essenza di precarietà fisica e mentale, fanno proprio delle difficoltà di vita un’esaltazione dei valori umani e della vita. Ma la vita è fatta di sconfitte e rivincite in un loop continuo: si cade e ci si rialza, e così via.
Questo romanzo è strutturato in quattro parti: la caduta, vita da barbone, il riscatto, la riabilitazione sociale. Proprio come le vicende della vita, capita a chiunque di cadere, magari per delle scelte di vita sbagliate, oppure incorrere in errori e disavventure di cui si è costretti poi a pagarne le conseguenze con un’esistenza fatta a rincorrere i propri errori. Ma arriva poi il momento che, una volta ritrovato se stessi e metabolizzato i propri errori, avviene il riscatto umano e ci si riappropria di quei valori che sembravano perduti perché gli occhi dell’anima erano bendati da falsi miti.
E’ la storia di un manager di successo che, accecato dal potere e dal dio denaro, pone in ultimo piano il risvolto umano della vita. Commette degli errori fatali e la vita gli si rivolta contro. Forse un po’ troppo. Affronta perciò un’esistenza da barbone, fatta di lotta per la sopravvivenza e di stenti, ma molto importante dal punto di vista umano e edificante per la sua crescita interiore. Un incontro importante ed alcuni colpi di scena lo conducono sulla via del riscatto sociale e della redenzione umana.
Nicola Amato, 44 anni, nato a Venosa (PZ), residente a Jerago con Orago (VA), è laureato in Ingegneria Informatica, ha conseguito poi una seconda laurea in Tecnologie della Comunicazione Audiovisiva e Multimediale. Frequenta successivamente il Corso di perfezionamento post laurea in Metodi e Tecniche della formazione in rete specializzandosi in Piattaforme tecnologiche per l´e-learning.
Lavora per conto della NATO occupandosi di CIS (Communications and Information System).
E´ docente universitario della materia “Scritture Segrete” nel corso di laurea in Scienze della Comunicazione presso l´università Insubria di Varese.
E´ relatore di numerose conferenze inerenti i sistemi di scrittura occulta e sicurezza informatica presso varie università italiane.
Autore di diversi articoli scientifici, ha scritto tre libri di cui, due saggi dai titoli “Piero Angela” (2005) e “La steganografia da Erodoto a Bin Laden” (2007) editi entrambi da Iuculano Editore di Pavia, ed un romanzo appena uscito dal titolo “Il clochard” edito da Il Melograno di Milano.
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Una intervista di Morena Fanti a Nicola Amato potete leggerla qui:
http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/01/09/dalla-steganografia-alla-vita-di-strada-il-passo-e-la-scrittura/
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Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare? (Faber)
Gianni Bezzi detto
Davvero un gran bel libro. L’autore tratta questo dramma sociale con sapiente maestria. Un libro sicuramente da consigliare.
Sarebbe bello, inoltre, se i quattro ragazzi di Rimini che hanno dato fuoco al clochard lo leggessero.
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