I colori si Carlo Levi si sono fermati a Matera
Pubblicato da maria pina ciancio su Novembre 14, 2008

Carlo Levi si è fermato a Matera. Le sue opere, esposte nel seicentesco Palazzo Lanfranchi (1) sede del centro Levi, rappresentano struggenti squarci di vita della realtà lucana a cui nessun visitatore sulle tracce della storia e di se stesso dovrebbe sottrarsi.
Non solo autore del noto romanzo Cristo si è fermato ad Eboli, ma di tanti momenti ed episodi di vita lucana realizzati sulla tela con i colori e i pennelli. Le sue opere, animate da un profondo interesse sociale e umano, sono diffuse e conosciute oltre che in Italia in numerosi altri paesi stranieri, in cui la Fondazione Carlo Levi organizza mostre e manifestazioni itineranti.
Esiliato politico da Torino al sud dell’Italia, durante il periodo del confino a Grassano e ad Aliano, dipinse tra i suoi quadri più memorabili, segno soprattutto di una conquistata maturità artistica -come sostiene M. M. Lamberti- che va dall’intellettualismo del primo periodo a un vitalismo di pittura non mentale, ma impastata di fisicità e intrisa di pathos febbrilmente vissuto. “Il paesagio di qui, era il meno pittresco che avessi veduto mai” scrive nel Cristo ”per questo mi piaceva moltissimo. Non c’era un albero, una siepe, una rocca atteggiata come un gesto fermo”. Con la pittura lucana Levi si avvia verso un realismo essenziale, un rapporto emotivamente partecipe con il mondo che lo circonda e che rappresenta il punto d’arrivo della sua evoluzione figurativa, distaccandosi dalla fase lirica torinese e dalle istanze espressionistiche precedenti.
Carlo Levi scriveva e dipingeva contemporaneamente. Le immagini che realizzava “non erano solo pure forme” come sostiene Manlio Cancogni, “erano simboli viventi nel senso più vero della parola, cioè apparenze sensibili di significati nascosti, immersi nella memoria collettiva, più profonda della storia. Simboli, nella loro ambiguità, pieni di verità e saggezza”.
Fu infatti durante la sua permanenza in Basilicata, che Levi scoprì e imparò ad amare un mondo a lui nuovo e sconosciuto, quello dei contadini, della gente del sud, la gente “vera” che soffre e lavora. I quadri del confino, che è possibile definire quadri-manifesto di impegno civile, ritraggono quel paesaggio lucano dagli “umili colori”, come scrive alla madre (2) in una lettera del ‘35, scene di vita contadina, ritratti di personaggi che conosceva, donne, vecchi, bambini. Soprattutto intenso e magnetico fu il rapporto con i bambini, numerosissimi sono i ritratti che ne fece. Erano quei bambini che, come scrive ancora nel Cristo “mi venivano a cercare a casa, restavano a scaldarsi al fuoco della cucina, o mi chiedevano di salire a giocare sulla terrazza. Tre o quattro soprattutto mi erano attorno. Il più piccolo era il figlio della Parroccola” (3).
Il rapporto tra pittura e scrittura fu dunque simbiotico, Levi dipingeva raccontando e raccontava dipingendo. L’amica e scrittrice Natalia Ginzburg scrive che dopo aver letto il romanzo ebbe la sensazione che Levi “scrivendo non raccontasse, ma dipingesse e cantasse”.
Quasi sicuramente 64 i quadri realizzati in Lucania tra l’agosto del ‘35 e il maggio del ‘36, ed esposti in una mostra permanente a Matera, che insieme ai suoi scritti e alle sue riflessioni, evocano l’anima più profonda e l’essenza più nascosta del nostro sud, con una carica altamente poetica e fortemente suggestiva.
Maria Pina Ciancio
1) Nella piazzetta Pascoli si trova il Palazzo Lanfranchi, del 1672, sede del Centro Carlo Levi e della Pinacoteca Nazionale. Nato come seminario per volontà del monsignor Lanfranchi, dopo la demanializzazione il Palazzo ospitò il liceo classico, ove insegnò anche il poeta Giovanni Pascoli, ed il Convitto Nazionale.
2) Di seguito riportiamo un breve passaggio della lettera: “Umili sono i colori di questa terra che anche Dante e Virgilio hanno chiamato così: e proprio in questa umiltà è la sua bellezza: ho dipinto ieri il primo paesaggio grassanese, una distesa di colline e di campi bianco-giallastri, con radi alberi grigi, e le prime case bianche e grige del paese…” da Lettera di Carlo Levi alla madre, Torino, Archivio della famiglia Levi (in Carlo Levi e la Lucania, Dipinti del confino 1935-1936, De Luca Edizioni D’Arte.
3) da Cristo si è fermato Eboli, Tascabili Einaudi 2005.



Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare? (Faber)
eleonora bellini detto
Che bello! Vent’anni fa vidi una mostra di Carlo Levi a Matera, e poi la città. E ho inserito proprio la riproduzione del dipinto con il quale hai aperto il post in una mostra circolante del nostra sistema bibliotecario sulla Costituzione italiana. Carlo Levi mi è sempre sembrato un autore esemplare anche quanto all’identità nazionale.
maria pina ciancio detto
grazie Eleonora, penso davvero a Levi come a un grande uomo per la sua gentilezza e sensibiità. ti senalo una lettera-documento del confino che ho postato qualche tempo fa e che ne rivela lo straordinario modo che aveva di stare nella vita.
http://lucaniart.blogspot.com/2008/01/carlo-levi-lettere-alla-madre.html
Giuseppe Torre detto
Peccato che l’opera di Levi (e quella di Scotellaro) sia stata strumentalizzata (e ancora oggi qualcuno ci prova) da chi voleva “decondizionare” le masse proletarie lucane (e non solo) dalla loro millenaria cultura nella speranza che esse aderissero alla “modernità”, con le sue fabbriche, i modelli produttivi tayloristi/fordisti, l’urbanizzazione, ecc…
Bel risultato hanno ottenuto.
Blumy detto
E’ uno scrittore che ho sempre amato, Carlo Levi e la sua scrittura va di pari passo con il discorso pittorico.
Sto sognando Matera, da alcuni anni.
maria pina ciancio detto
ti aspettiamo allora Blumy, Palazzo Lanfranchi ha tra l’altro una bellissima veduta sul Sasso Caveoso. Mapi
eleonora bellini detto
Ho letto la lettera, Maria Pina; è bella e commovente. In questi giorni, cercando altro, mi sono imbattuta in questa mia “vecchia” poesia su un quadro di Levi – ne avevo visto una mostra a Torino e poi una a Matera – (la poesia è in “Note a margine” del 1980). Ve la regalo e spero vi sarà gradita.
PER “LUCANIA” DI CARLO LEVI
Dove siede umana alle soglie la capra
fosforescenti verdi d’occhi
e di umide caverne spezzano
l’argilla dei volti e delle giacche
scavano pieghe di polvere nel grembo
ampio delle madri
nel muto ventre dei colli:
squarcio e conca che rattiene
chiuso il villaggio.
Case di grotta e grotte
profonde nelle case stillano
pensieri lunghi carezzando
l’acino tondo e bruno delle accoste
teste dei bambini a grappolo.
S’aprono qui spiragli azzurri
d’altri occhi e nere
pupille scrutano lontano,
sono crogiuolo del cielo e della luce.
E luce attraversa con falcata leggera
tutti quei mondi e svela
terrei ultraterreni pallori
- un attimo -
quando fatica e morte schioccano
gelide fruste, lutti sulle facce.
Sul lato destro Scotellaro
chiaro nella parola sopravvive.
maria pina ciancio detto
un “…crogiuolo del cielo e della luce”.
Grazie Eleonora per l’amore e le parole che dedichi a questa terra del Sud che fu di Levi, Scotellaro, Pierro, Sinisgalli e tanti altri, che in questo piccolo spazio proviamo ogni giorno a scoprire e a rendere “presenza”.
Un abbraccio Mapi
Cibele detto
Da un anno ho riscoperto la scrittura di Levi. Mi ha affascinato e ho letto il libro senza fermarmi. Poi ho visto il film di Rosi e adesso apro i miei corsi di Italian Culture con l’inizio di Cristo si e fermato a Eboli.