LucaniArt Magazine

Riflessioni. Incontri. Contaminazioni

“Palazzo Filizzola” di Celeste Pansardi e Salvatore Lovoi

Posted by Teresa Armenti su novembre 22, 2008

La ricerca é stata data alle stampe nel mese di dicembre del 2006, presso la tipografia Zaccara di Lagonegro, con il titolo “Palazzo Filizzola” (Storia del Casato e dell’autonomia comunale di Nemoli). La copertina, cerulea, incuriosisce per la foto del Palazzo dallo stile un po’ conventuale, che invita a passeggiare per le sue numerose stanze, ad andare a ritroso nel tempo, vagheggiando ed ammirando la ricca documentazione fotografica. E Celeste Pansardi, con l’enfasi propria di un’erede di una illustre famiglia, nella prima parte del libro, ci parla dell’origine del palazzo, che risale al 1600, si sofferma sullo stemma, introducendoci nell’affascinante studio dell’araldica, ci presenta i suoi antenati, come Alessandro Mandarini di Maratea, la più alta autorità civile e militare al tempo dei Borboni; la figlia, donna Francesca, venuta da Cefalù, e il suo matrimonio con Angelo Filizzola, appartenente alla nobiltà terriera di Nemoli, che all’epoca si chiamava Bosco. La storia della famiglia con i suoi “alti” e “bassi” si intreccia con la storia economico –sociale della Basilicata dell’Ottocento e ne segna tutti i passaggi: il periodo francese 1799-1815; la resistenza lucana, la permanenza di re Ferdinando a Palermo, il ritorno dei Borboni sul Regno di Napoli, le insurrezioni popolari, le nuove disposizioni di legge sotto i Savoia, che non sono state favorevoli alla famiglia, al clero e al Sud, in genere. Si mette in evidenza come le famiglie gentilizie, con le loro proprietà terriere, siano il punto di riferimento dell’intera popolazione. Gestiscono cariche non solo di prestigio, ma anche di potere, che consentono di risolvere piccole questioni civili tra gli abitanti. Degna di rilievo è la figura di Filomeno Filizzola, l’uomo delle miscele e degli alambicchi, che in uno dei numerosi locali del palazzo, ha la sua farmacia, ricca di numerosi opuscoli di medicina e di erboristeria, che si fa inviare da Milano.o da Napoli. In un altro locale apre il primo ufficio postale con telegrafo diretto da una delle sue figlie. Importante è il carteggio epistolario di casa Filizzola, che si rivela interessante per il suo altissimo valore di archivio, alternativo a quello pubblico, poiché molti documenti andarono dispersi con l’incendio del municipio. Come afferma l’autrice, le lettere “sono state una fonte preziosa di informazioni utili a comporre la trama di un racconto, ma non di fantasia, con vicende vere, a volte drammatiche, e che si dipana nell’arco di un secolo, quando gli uomini amavano affidare alla scrittura i loro pensieri, le confidenze, i problemi; oppure piccoli e grandi accadimenti, in cui trovano posto fatti di interesse pubblico o di eventi, come l’eruzione del Vesuvio del 1872.”
La storia della famiglia Filizzola è, in ultima analisi, un utile osservatorio del costume e della mentalità del tempo.
Nella seconda parte del libro, Salvatore Lovoi, con uno stile diverso, dopo una concisa e vibrante introduzione su Nemoli, con riferimenti anche archeologici, tuffandosi nei suoi ricordi d’infanzia, parla da un’altra angolazione del palazzo dei “Signori” con un misto di rispetto e di mestizia, degli eventi che l’hanno attraversato, dopo che la famiglia Filizzola è andata a vivere altrove, del furto dello stemma e del bambinello, dei tentativi fatti dalle Istituzioni per non lasciarlo nel dimenticatoio. Egli si sofferma soprattutto sull’autonomia del casale di Bosco, che dipendeva da Rivello, riportando in appendice tutti gli atti della petizione. Furono “cumba miedeco e cumba prevete”, quelli che avevano un certo peso, ad andare incontro al re Ferdinando II, di passaggio per il Lago Sirino, il 9 aprile del 1833, e a chiedergli di concedere l’autonomia amministrativa, cambiando anche il nome al casale, per non confonderlo con Bosco del Cilento, insorto e distrutto dai Borboni nei moti del 1828. La fedeltà alla corona, quindi, dei Mandarini-Filizzola, la presenza massiccia dei ramai e calderai, la crescita del borgo furono determinanti per ottenere l’indipendenza con decreto dell’8 dicembre 1833, con il cambio del nome di Bosco in Nemoli. Il Palazzo Filizzola, conclude l’autore, “per varie vicissitudini, tra alterne fortune, ha vissuto una parabola discendente, ma non ha mai perduto il suo fascino”. Ha assunto, negli anni, il ruolo di centro di potere, quale sede di municipio, di esattoria, fungendo da scuola, sede di associazioni, sezioni di partito, negozi. Ci troviamo di fronte ad una nuova forma di comunicazione: la storia, che non annoia, ma che si fa leggere facilmente, perché viene raccontata con passione, con un linguaggio avvincente, che non disdegna anche l’uso del vernacolo, per ricordare vicoli e personaggi.
Con questo libro, Celeste Pansardi e Salvatore Lovoi hanno dato un notevole contributo non solo a Nemoli, ma anche alla storia della Basilicata, arricchendola di un altro importante tassello.

Teresa Armenti

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5 Risposte to ““Palazzo Filizzola” di Celeste Pansardi e Salvatore Lovoi”

  1. lucaniart said

    grazie Teresa di questa presentazione e grazie a Salvatore Lovoi per il lavoro ch svolge come operatore culturale e direttore della rivista IL SIRINO – peridico lucano d’informazione, cultura e sport.
    Per chi volesse effettuare l’abbonamento, segnalo indrizzo e numero di c/c:

    Via R. Margherit, 123/2 85040 NEMOLI (PZ)
    c/c n. 11961851

    (il costo è di soli E. 12,91)

  2. […] ad essere direttore di un periodico locale, hai anche pubblicato diversi libri, dalla poesia alla saggistica. Ce ne vuole parlare e magari renderci noto in anteprima i tuoi prossimi […]

  3. salvo filizzolo said

    mi piacerebbe poter aquistare un V/s libro ditemi come

  4. questa è l’e-mail con cui contattare l’autore
    il_sirino@alice.it

  5. Gracias Maria Pina por poner el e-mail para contactar con el autor pues estoy interesada en poder adquirir el libro sobre el “Palazzo Filizzola” y su historia. He enviado un e-mail y estoy esperando su respuesta.

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