In quel transito notturno, improvviso, viscerale ed ermetico, dal silenzio alla voce, sono germogliate da sempre mille domande e interrogativi sulla poesia, eppure “ciò che in fondo desidero/ da una poesia/ è/ che possa essere letta/ lentamente/ che si possa invecchiare/ tra una parola e l’altra”. Ecco una delle tante, belle e significative idee di poesia, quella di Goran Tunstrom, ma di seguito riporteremo i testi di alcuni amici poeti del nostro tempo, che hanno raccolto la provocazione e che con piacere hanno contribuito ad arricchire il dibattito.
“Sorriso d’isteranto” di Monia Gaita
Scantóno in un ràggio scoscéso di rado
mangiando chicchi d’uva di chiarite mattutine
che scapìgliano le chiòme dell’invèrno e le scanàlano Leggi il seguito di questo post »






