Archivio per la categoria ‘Scritture’
Pubblicato da lucaniart su gennaio 14, 2013
Racconto selezionato tra i finalisti al concorso Gina Labriola
Con l’auto seguirono a puntino le indicazioni e fino a quel momento non avevano sbagliato niente. – Al bivio sotto Chiaromonte prendere per Senise – gli avevano indicato. Fermano l’auto proprio in un prato, sotto la pianta di un melograno che mostra i suoi fiori scarlatti, di un rosso brillante che nessun altro fiore può vantare. Eppure lui non ci voleva venire tra questi meridionali, neri come gli arabi. Modenese verace, da giovane, al bar ne parlava con disprezzo, con gli amici. – Vi sembra giusto che vengono a rubarci il lavoro e a insidiare le nostre donne? – Capita sempre così, quello che disprezzi compri. Aveva sposato una ragazza meridionale con una pelle liscia del colore che soltanto il sole asciutto e caldo del sud riesce a dare, e gli occhi neri e profondi come la notte. Si giustificava dicendo che era troppo bella, intelligente e dolce per non sposarla. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lucaniart su gennaio 8, 2013
Racconto finalista al Premio Internazionale Gina Labriola 2012
La professoressa Annarita Canipaletti, solerte, infervorata, sicura di sé e della logica stringente della propria materia, insegnò a Sergio Venanzi e all’intera 2a D della Scuola Media “Vincenzo Gioberti” a suddividere le parole in due categorie: nomi concreti e nomi astratti. “Se ci si riferisce a qualcosa che risulta percepibile tramite i cinque sensi, e il vocabolo che lo esprime è dotato di plurale, abbiamo un nome concreto; in caso contrario avremo un nome astratto”. Sergio ebbe problemi: quella distinzione per lui era ambigua e sfuggente. La nebbia è percepibile? E il cielo? E la gente ha un plurale? Si intestardì, comprese che in quella difficoltà c’era sostanza, forse addirittura la chiave per la lettura e l’analisi della grammatica del mondo.
Finì per fissarsi, divenne maniaco di quell’attività tassonomica. I suoi compagni giocavano con le playstation e lui passava il tempo a guardare la vita che gli passava di fronte provando a dividere tutto in nomi astratti e nomi concreti. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lucaniart su novembre 4, 2011
(l’incipit del romanzo, p.11)
Spengo la luce. Il gas.
La casa è vuota. Sulla groppa della mia stanza non siede neppure una cellula di luce, neanche un soffio. Non un attimo d’amara dolcezza si ripara in questa vicinanza.
Il buio fa bene all’intimità.
Le imposte calate abbandonano il sogno, tasselli di ragione scodinzolano negli spazi e copulano nelle stanze,
non per tristezza. Non è tristezza. Accumuli approdano.
Ricordare è sempre peggio di ricordare.
Il cielo di questa stanza mia è comunque scoperto. Ci vedo un bagliore vuoto, dentro, che sa di nafta. Solo questo. Solo il cielo, vedo. L’esterno della casa è rosso antico. I mattoni sono poggiati uno sull’altro, sono incastrati
tra loro; senza intonaco e privi di colori chimici. Sono pietre antiche.
12
Abito in una casa occupata abusivamente, in uno dei tanti centri storici sparsi sulla facciata della biglia più vicina all’uomo, attaccata all’umanità. La gente non mi conosce. Appaio e scompaio quando mi pare e mi piace.
Quando devo.
In una casa d’una sessantina di metri quadrati, abito. Vivo in uno dei centri storici emersi dalla biglia più appiccicata
a noi. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lucaniart su gennaio 28, 2011
Crisi economica. Un racconto breve di Mimma Labanca
Una piccola, ma confortevole (sarà che la sento ormai “casa”), stanza al secondo piano. Scrivania ad angolo di fronte alla porta. Alle spalle una finestra adombrata da un albero (o dalla veneziana, rotta, che faticosamente – per l’altezza – tiro a mano fino in fondo). Seduta, spingo la sedia indietro coi piedi. Accendo il computer.
Password. File. Stampa.
Pagina 1 (di 5)… “Uh, non si legge bene… starà finendo il toner!”.
[Inserire la carta nel vassoio].
“Dannazione, c’è solo un altro foglio!”
Nuovo file word. “… richiede 1 toner e 1 risma di carta per uso della cattedra…”. Stampa.
“Ok, il necessario si legge!”. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lucaniart su giugno 18, 2010
1.
Aveva il mio stesso modo di sentire…
Ed io non ho sentito…
Sono nata dalla poesia in un giorno d’estate. Il sole irradiava parole e componeva silenzioso, sensualmente dispettoso, melodie fuori musica. La città era deserta e viveva di polvere e desolazione. Era in bilico: fra vita e suicidio.
Le anime non si erano mai sentite così disperatamente immortali. Donne scavate dal sole, aride come fiumi senza passione, aspettavano sulle loro (tristi) sedie blu. Aspettavano… Aspettavano… I loro occhi si posavano senza peso sugli oggetti viventi senza pensiero… senza logica. Le droghe umane succhiavano i loro cervelli. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lucaniart su aprile 8, 2010
vincitore alla IX edizione del Fauno d’Oro (2009) 3° classificato della sezioe narrativa
La sera si approssimava gelida. Al crepuscolo l’aria fredda della neve era calata sulle valli. Il cacciatore aggiunse legna secca al fuoco. Doveva essere un bel fuoco quello, in modo da creare tanta brace. Quando la brace si formò abbondante uscì fuori e andò nell’orto a cercare un masso. Portò la grossa pietra nel caminetto, ponendola sui carboni ardenti. La temperatura fuori continuava a calare con il passare delle ore. L’aria era gelida, secca. Uno strato di vetrato scivoloso ricopriva la strada. La pietra cominciò a diventare rossa, ardente per il forte calore. Il figlio guardava quelle strane operazioni, chiedendosi a cosa servisse quella pietra. La guardava, osservandola brillare di luce rossastra. Il padre uscì poi di nuovo e tornò con un sacco, di quelli che solitamente si adoperavano per il grano. Il sacco non era vuoto e sbirciando all’interno, il figlio vide che era pieno di paglia. Il padre poi levò la pietra ardente dal fuoco spostandola sullo scalino del caminetto. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lucaniart su gennaio 6, 2010
6 gennaio 2010
[una favola per grandi e piccini contro i pregiudizi e l'indifferenza]
Son partita baldanzosa dalle nuvole e mi sono ritrovata tra cupe nubi. Quello che ho visto nelle case dei bambini e delle bambine non mi è piaciuto. Camini spenti dispense vuote cuscini muti Calze bucate che non potevano trattenere intenzioni di doni, gli ultimi desideri nelle ca…rceri e nei lagher per migranti . Paura di non farcela. Soffi di calore coraggioso ho provato a lasciare nei corpi dei bambini migranti in cerca di umanità. Altri, ho saputo, non mi hanno potuta attendere. Giacciono freddi e dimenticati nei mari dei respingimenti. Non mi sono arresa e mi sono diretta, pensosa, verso un campo che si addormentava sulle note estreme di un violino zigano. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lucaniart su novembre 4, 2009
di Franco Vetrano
Rocco era lì da mezz’ora ad aspettare che il sole di ottobre scendesse pigramente dal suo regno azzurro accarezzando le cime dietro Grumento.
Lo spettacolo del tramonto purpureo lo aveva di nuovo rapito. Con gli occhi pieni del prodigio non si era nemmeno accorto del falco che volteggiava silenzioso nel cielo. Quando notò il re del cielo non trattenne un moto di invidia per quel fortunato che aveva libertà assoluta. Il chiarore cominciò a giocare con le ombre del tramonto creando chiaroscuri che solleticarono la fantasia di Rocco. Poi le campane suonarono l’Ave Maria e capì che era il momento di tornare a casa.
Mamma Zarafina lo aspettava preoccupata: «Non devi attendere il buio per tornare perché se ti prendono i pulmunari ti mettono in un sacco per poi mangiarti!». Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lucaniart su agosto 13, 2009
«Storie nostre di Carlo Calza, Arduino Sacco Editore 2008»
I racconti di Carlo Calza oscillano in un arco temporale che corteggia eventi precedenti e successivi alla seconda guerra mondiale attraverso uno stile asciutto ma incisivo, l’autore descrive una galleria di personaggi originali che recitano abilmente nello scenario delle terre lucane.
Questo libro contribuisce a tener viva la memoria regionale del nostro paese narrando storie che sollecitano e arricchiscono i ricordi dello stesso lettore- F. Angelini (dalla quarta di copertina) Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lucaniart su agosto 10, 2009
I c a p r i c c i d e l m a r e
(Quinta parte)
MARE: Sono stufo di barche e di poeti.
POETA: Le barche, ti fanno compagnia. I poeti, un po’ di vento!
MARE: Sempre col cielo a scambiar mutande d’azzurro sdolcinato!
POETA: Hai l’onda e la spuma!
MARE: Mi fanno il solletico! Voglio cambiar vestito! Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lucaniart su agosto 4, 2009
Quando il poeta passa per un filtro la propria voce, l’urlo del cuore arriva al lettore oltre i capelli e i gusci dei pensieri. Questa straordinaria tempestività si chiama poesia, calco che racchiude da tanto tempo in questo mondo i cronisti della parola. Pier Paolo Pisolini, nell’opera in Alcuni Poeti , afferma: “In Italia c’è un numero enorme di poeti che scrivono delle poesie come se svolgessero dei compiti. Pare non vogliano fare fatica, e cerchino di ottenere il successo (sia pur limitato a pochi intenditori) facendo dire di sé ciò che è stato detto dagli altri, grandi e pateticamente invidiati”. Questa riflessione ci deve far scoprire che ogni autore è unico ed irripetibile. Del resto la parola scritta ha conservato sulle righe della speranza tanti autori e tante vite. Ma non per questo bisogna imitare un autore invece dell’altro. Bisogna solo avere la forza di leggere e poi rileggere i libri di poesia. Per poi incidere sul foglio bianco i respiri del cuore, le storie che abbiamo amato e quelle che ci hanno fatto soffrire, oppure quelle cose che vediamo ancora lontane, ubicate sulle attese primitive. Nessuna parola riesce a reggersi da sola, come nella vita abbiamo bisogno di più compagni perché: Leggi il seguito di questo post »
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