La dittatura di Dio di Vincenzo Capodiferro

di Teresa Armenti

Sorprende ed incuriosisce sempre Vincenzo Capodiferro per i suoi scritti poliedrici, che vanno dalla poesia alla satira pungente e ritmata, all’antropologia, alla denuncia del degrado sociale e politico, alla storia. Questa volta esula dalle problematiche attuali e si tuffa in pieno periodo illuministico, esordendo con il saggio filosofico dal titolo provocatorio “La dittatura di Dio – Libertà e dispotismo in Nicolas Antoine Boulanger”, pubblicato nel mese di aprile 2006 dalla Casa Editrice Clinamen di Firenze, pp. 80.

L’autore è stato sollecitato ad interessarsi dell’ingegnere – filosofo Boulanger dal suo maestro ed amico, Antonio Motta, anche lui ingegnere e storico, scomparso di recente, che gli regalò il testo di Franco Venturi “L’antichità svelata e l’idea di progresso in N. A. Boulanger” del 1947.
Venturi, in effetti, è il punto di riferimento essenziale per comprendere il pensiero di Boulanger, ma è anche quell’anello di congiunzione mancante tra l’Illuminismo e l’hegelismo liberaleggiante di Croce. Vincenzo Capodiferro, chiamato simpaticamente “il filosofo” dagli amici di Castelsaraceno, si è fatto carico di questo importante dono e l’ha restituito al suo maestro con la seguente dedica: ”Ad Antonio Motta, ingegnere stradale, mio Virgilio nel cammino infernale, dono arricchito il suo dono di Boulanger e del Diluvio Universale”. Occorre ricordare che lo storico Antonio Motta ha seguito Capodiferro nel suo interessante lavoro di storia “Una domenica di sangue – Terra e libertà nelle infime convalli lucane” del 2002. Nel saggio filosofico, corredato dalla presentazione di Antonietta Viola, laureata in Scienze politiche, e da una nota di Denis Diderot sulla vita di Boulanger, viene analizzato il pensiero sul dispotismo di Boulanger (1722-1759), un filosofo illuminista considerato di minore importanza, ma originale ed anticlericale. La sua vita fu “breve, solitaria prima, chiusa e quasi nascosta poi nel seno di un piccolo gruppo di amici”. Egli ricerca l’origine delle strutture religiose e politiche nel terrore provocato dai grandi cataclismi; infatti, fa risalire il tutto al diluvio universale, che ha sconvolto l’umanità ed i suoi effetti morali e fisici si risentono ancora nella collettività umana. La tirannide, dunque, è la prima forma di governo, scaturita dal terrore diluviano, al quale seguono le altre. Ě una concezione rivoluzionaria, questa, come anche, a livello morale, il bene e il male, sono semplici stati d’animo. Il problema che viene posto è come risolvere il dualismo uomo-Dio, che sta alla base dei paradossi che ne scaturiscono. Capodiferro ne analizza tre: 1) Se la religione e la filosofia hanno come medesimo oggetto il vero, perché la religione predica la ciclica distruzione universale, mentre la ragione il progresso infinito verso la libertà? 2) L’uomo è un essere storico che tende alla libertà, ma in quanto essere naturale è soggetto alla necessità. 3) Come conciliare l’idea del progresso infinito della ragione con la non eternità del mondo. Il Nostro, con disinvolta sicurezza, ripercorre le tappe della storia della filosofia, evidenziando le affinità e le differenze del Boulanger con S. Agostino, Vico, Hegel, Montesquieu, Croce. Mette in risalto come il Boulanger tenta di smascherare ogni forma di dittatura, riducendola ad una sorta di velata teocrazia umana. Il pensiero del filosofo illuminista, per Capodiferro, è oggi ancora valido, perché offre un metodo storico e sociologico adatto ad ogni valutazione del dispotismo. Non mancano le considerazioni critiche, rilevate alla fine del saggio, sul concetto di storia, sull’atteggiamento negativo verso la Chiesa, gli Ebrei e gli Orientali.
Il merito di Capodiferro è quello di aver permesso, come ha sottolineato Antonietta Viola nella presentazione, che “il solitario Boulanger varcasse la soglia della sua solitudine umana per unirsi al coro dei saggi”, oltre a quello di essersi introdotto in un campo difficile, solo per gli eletti, ma anche entusiasmante ed intrigante, come quello della filosofia, che può portare alla seguente affermazione conclusiva: ”Dio ha creato l’uomo libero, l’ha dotato, infatti, al pari degli angeli, di libero arbitrio, non per dominare gli altri, ma per amarli. Non è giustificabile alcuna monarchia di Dio sugli uomini, ma una visione che lo proponga come Padre misericordioso più che come giudice giusto”. La lettura di questo saggio non mi ha affatto allontanato da Dio, ma mi ha fatto riflettere sulle possibili tentazioni dell’uomo che, in nome della sua presunta libertà, può sviluppare un pensiero deviante e distruttivo, che lo separa dalla sua natura. La nostra personalità, purtroppo, è divisa al suo interno.
Ci sono in noi tanti “io” non collegati ad un unico centro. Ciascuno racchiude in sé tutta una serie di individui diversi: il cittadino, il professionista, il disoccupato, lo sposo, l’uomo di affari, il cristiano, l’anticlericale, l’uomo di mondo; tutte queste figure non sono ben coordinate fra loro. Ciascuna di esse vuole imporsi e prendere il sopravvento sulle altre.
Non c’è unità in noi. Siamo perplessi e sballottati. Se, invece, ci lasciamo invadere dall’Amore di Dio, non possiamo considerare il nostro Creatore un despota, di cui aver timore, ma possiamo finalmente trovare unione in noi ed essere sorgente di luce e di speranza.

Vincenzo Capodiferro è nato a Lagonegro, in Provincia di Potenza, nel 1973, si è laureato in Filosofia presso la “La Sapienza” di Roma e attualmente vive a Varese.

Teresa Armenti

2 risposte a “La dittatura di Dio di Vincenzo Capodiferro

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