Un estratto dall’ultimo romanzo di Andrea Di Consoli

George Frederic Watts, After the deluge

:: un estratto da La curva della notte

Certe volte mi domandavo cosa rimanesse da fare a un uomo -me lo domandavo standomene seduto da solo al Byron, tra l’indifferenza dei clienti -alla fine dei suoi sentimenti; alla fine di tutto, quando non si crede più ai ricordi, alle nostalgie, ai sogni. Quando si è nel deserto. Mi domandavo cosa rimanesse da fare a un uomo adulto, dopo aver vissuto e provato.
“La maturità è affinare lo sguardo” mi dicevo, “cogliere sfumature nascoste”; ma sentivo che a furia di affinare lo sguardo era come se avessi perso, ogni giorno di più, la capacità di vedere le cose per quello che erano. La città in cui vivevo, per esempio, me la immaginavo come una sperduta stazione di servizio ai bordi di un mare pieno di fiori. Anche le ragazze che venivano al Byron non potevo fare a meno di vederle con uno sguardo stanco e profondo; e quanto più erano ben pettinate e ben vestite e ben truccate, tanto più me le immaginavo sorridenti in una carcassa di organi caldi e deperibili, imprigionate in un corpo di bisogni vergognosi -se mi fissavo anche sul corpo della più sofisticata ragazza della mia città, dopo un pò sentivo di averla degradata ai livelli più bassi della caducità umana.
Forse, più semplicemente si era imadronita di me la stanchezza della maturità; eppure sentivo che anche così fermo, anche così indifferente, era sempre vivo in me un impulso d’amore violento per le cose del mondo.
Avevo tutto il diritto di dire, a quel punto, e per tutte le cose che avevo fatto: “Ieri è stato il miglior tempo della mia vita”. Invece non lo dicevo, nè pensavo che il futuro mi avrebbe schiuso nuovi sentimenti. Mi era indifferente la distanza dei tempi e dei posti. Il mondo mi sembrava piccolissimo, un piccolo borgo di gente tutta uguale, mentre il passato era sempre più vicino, come un’ombra. Era come se con il trascorrere degli anni il meccanismo della memoria avesse compresso, per raccoglierli meglio, tutti i ricordi della vita, rendendoli vicini e insopportabili -piccolissimi sputi.
(capitolo Sedici, pp. 46-47)

Andrea Di Consoli, La curva della notte, Rizzoli 2008

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4 risposte a “Un estratto dall’ultimo romanzo di Andrea Di Consoli

  1. è vero, una scrittura ricca e allo stesso tempo semplice. Mi ha colpito fra le altre, l’ultima frase, i ricordi della vita, vicini e insopportabili come piccolissimi sputi. Ma anche l’inizio, cosa resta da fare ad un uomo. Qualcuno mi aveva detto che nella vita un uomo dovrebbe fare tre cose: un figlio, piantare un albero e scrivere un libro.

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