La sabbia nella clessidra di Raffaele Pinto


:: un estratto da La sabbia nella clessidra

<<Roberto salì le quattro rampe di scale che lo avrebbero portato all’aula 12, che era sì un’aula a parlamento ma di un parlamento da paese di gnomi, perchè i quattro ordini di banchi arcuati che si sovrapponevano fino quasi a toccare il tetto riempivano completamente quelli che non potevano essere più di trenta metri quadrati di spazio vivibile. Meno male che si trattava di un insegnamento del quarto anno, altrimenti si sarebbe rischiata la disgrazia: per cento gasate matricole proprio non c’era spazio, ma per sedici laureandi quel luogo così intimo e confidenziale era l’ideale per approfondire le ultime conoscenze prima della laurea. 
La professoressa Alotta stava già spiegando e vide con fastidio la porta aprirsi ed il ritardatario sedersi non più agitato di tanto all’ultima fila di posti: evitò la romanzina per non perdere la concentrazione e continuò.
“Il maggio di Accettura è una festa arcaica, precristiana, che attiene alle radici enotrie, conie e lucane delle genti di Basilicata. Nella festa, che costituisce un eccellente scenario per la ricerca antropologica, ci sono ruoli precisi che vengono recitati con il massimo coinvolgimento da parte di tutti gli attori del rito. Fondamentale, poi, è il palcoscenico o meglio i palcoscenici sui quali viene portata a termine la complessa liturgia della festa stessa.
Vediamo, nella diapositiva alle mie spalle il paese, il piccolo, suggestivo paese della Lucania, in cui ogni anno si ripete questo rito straordinariamente importante….”
La Alotta spiegava veramente bene e si accompagnava nella sua lezione con diapositive nitide ed appropriate che custodivano il valore aggiunto di quanto diceva: in alvuni momenti pareva di stare nel posto in cui i fatti venivano da lei descritti.
Fu un’ora interessante in cui, cullati dalle parole dell’assistente, gli studenti fecero un lunghissimo viaggio mentale fino ad arrivare nel cuore dell’Appennino Lucano; lì seguirono pastori e contadini nel Bosco di Accettura, e vi tagliarono due enormi alberi, il maschio e la femmina; poi, sempre in compagnia di una folla di accetturesi festanti, seguirono i buoi che trascinavano gli alberi in paese e non persero neanche un momento del magico rito di accoppiamento dell’albero-maschio con l’albero-femmina per propiziare una stagione prospera e feconda.
Le parole della professoressa facevano quasi apparire capimandriani, donne vestite a festa, bambini in attesa della scalata alla’lbero della cuccagna, vecchi ossuti e bianchi seduti su consunte panche davanti ai bar ed ai giardinetti: fu una lezione veramente memorabile. (p.p. 27-28 )

Raffaele Pinto (1968 ) è nato a Taranto, ma vive da sempre in Basilicata, a Scanzano Jonico (MT), dove insegna Lettere nelle scuole medie. Dopo la laurea, si è perfezionato e specializzato presso le Università di Bari, Roma e Ferrara.
Autore di studi storici (dei quali il più noto è “Il passaggio degli Ebrei in Basilicata”) ed apprezzato conferenziere, con “La sabbia nella clessidra” è alla sua terza opera letteraria, dopo due pregevoli laori nel 2003 e nel 2007.
Con la sua opera prima “Il padrone della montagna” ha vinto il Premio A.C.S.I. Versilia 2005.
Socio di alcune prestigiose istituzioni culturali regionali e nazionali, collabora con diverse pubblicazioni periodiche.

Raffaele Pinto, La sabbia nella clessidra, (con prefazione di Antonio Rondinelli, interfazione di Pasquale Critone, postfazione di Michele Pinto), Archivia 2008

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