Ritrovamenti di Luca Salvatore

XXXI
La parata dello smaniglio,
di cravatte troppo stretta intorno al collo.
Caduta di terra sulla terra,
a morto rintocchi abbinati e lenti…
L.S.

 


.
.

Erano scampati a tutto, a tempeste, corsari e predoni.
Ignari della minaccia peggiore, del varco misterioso.
Tre mesi a galla, ubriachi tra le cime e gli alti pennoni
ma più a nord li attendeva l’Oceano vasto, tenebroso!

Caronte si ridestò al suono del crepito dei malcapitati.
Il sartiame fu affondato dai marosi. Vicino era il Lete
da quella parte ad aspettare senza fretta gli Sventurati,
presi nella rete e che giungessero a saziare la sua Sete!

Eran nella piana affocata, nello stordimento profondo.
Strano vermiglio e ovunque odore di cadavere guasto,
al Ricettacolo echeggiava il rintocco del nuovo mondo.
La pendola del castigo mossa dalle ingiurie del rimpasto

di tutto faceva grossa e unica fossa. Ad espiar l’onta!
Giunti a prender congedo da ogni bene sicuro e terreno.
Nei secoli lor dovranno replicare lo spettacolo osceno
di una vita macchiata da ogni peccato che si racconta.

Luca Salvatore ( Potenza, 1978 ) studia discipline filosofiche. Questa è la sua opera prima.

Luca Salvatore, Fumisteria Ermeneutica, Collana I Lapislazzuli, Joker 2007

7 risposte a “Ritrovamenti di Luca Salvatore

  1. Voglio segnalare che Luca Salvatore è stato oggetto di attenzione da parte di Maurizio Cucchi sullo Specchio, settimanale della Stampa, qualche tempo fa (Rubrica “Poesia”)
    Questo ne conferma il valore e in parte contraddice la tesi del “leghismo strisciante” sostenuta dalla Iannotti, a cui devo un’ attenzione passata e una stima ostinata. In ultimo, tanto più la cosa va considerata in quanto il sottoscritto, genio notorio, non ha ricevuto la medesima attenzione. Luca Salvatore è uno di quelli che vive dentro le cose che scrive e dice. Una sera di qualche tempo fa mi parlò della sua passione per il “marinaio” Corbiere. Aveva appena presentato il suo libro, coinvolgendo Reed e Shoenberg. A modo suo. La cosa mi piacque e glielo dissi. Quella sera non me ne andai “tra i tigli a passeggiare”, come amava fare l’invalido di Charleville. Non fu una cattiva idea.

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  2. Vedi Mauro, io penso che la scrittura sia un fatto serio, anche quando è ironica e/o giocosa (prendersi troppo sul serio invece è un’altra cosa, lì manca la capacità critica di sapersi osservare con il dovuto e giusto distacco, allora si diventa autoreferenziali e, come dici tu, ridicoli… E’ una questione di elasticità, di maturità e anche di umiltà!) Mapi 🙂

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