La massoneria lucana tra ottocento e novecento di V. Prinzi, A. Longo

In un incontro-dibattito, organizzato dalla Pro Loco e patrocinato dal Comune, è stato presentato a Viggiano, il 18 luglio u.s., con gli interventi dei Professori Giampaolo D’Andrea e Antonio Lerra, docenti presso l’Università degli Studi della Basilicata, e del Presidente della Deputazione di Storia Patria per la Lucania, Prof. Raffaele Giura Longo, il saggio storico “La Massoneria lucana tra Ottocento e Novecento” di Vittorio Prinzi e Tommaso Russo, davanti ad un attento e numeroso pubblico, incuriosito dall’argomento.
Il saggio, recentemente pubblicato sul “Bollettino Storico della Basilicata” (Anno XXII, n. 23, Ottobre 2007, Osanna Edizioni), edito dalla Deputazione di Storia Patria per la Lucania, a giudizio del Prof. Giura Longo, rappresenta una novità assoluta nel panorama storiografico lucano e meridionale, sia per gli snodi storici affrontati, sia per il metodo e le fonti utilizzate dagli autori, che già in passato si sono occupati di temi di grande interesse, come quello sulla stampa lucana tra Ottocento e Novecento e in particolare su “Il Ribelle”, periodico socialista, nato e redatto a Viggiano (1907-1919). Esso segue il filo della storia della Massoneria in Basilicata dal Settecento all’avvento del fascismo, prima descrivendo la diffusione della Libera Muratoria nel Regno di Napoli, poi affrontando il problema dei rapporti Carboneria- Massoneria, per contribuire a porre la parola fine alla lunga controversia su quale delle due sia nata per prima e con quali fini, e, inoltre, analizzando il primo propagarsi delle Logge in Basilicata durante il decennio murattiano e, successivamente, dopo l’unità d’Italia; infine, l’indagine si è concentrata sull’origine e sull’attività delle due Logge lucane più importanti e durature di Viggiano e Potenza.
Le prime Logge massoniche del Mezzogiorno si costituirono a Napoli già alla fine della prima metà del Settecento, allorché “la volontà di organizzarsi da parte dei ceti emergenti e dei nuclei nobiliari più avvertiti, da intendersi come un vero e proprio fervore in sintonia con l’analogo bisogno che percorreva le contrade europee, trovò la sua risposta nella nascente massoneria”, alla quale aderirono più tardi anche gli intellettuali più sensibili, come Pagano, Filangieri, Jerocades, Munter… Gli avvertimenti autoritari, sotto forma di editto, prima di Carlo III (1751) e poi del figlio Ferdinando (1775), ai quali, preoccupati per la stabilità della monarchia, non sfuggiva la natura politica e segreta della “società nominata di Liberi Muratori o Francs maçon”, nulla poterono contro il lento fluire “carsico” dell’associazione fino alla svolta del 1799. Se fino a questa data nobili ed intellettuali lucani si affiliarono alla Muratoria napoletana, il decennio francese vide la nascita di alcune Logge in Basilicata, con queste sequenze cronologiche: nel 1808, a Moliterno, “Aurora Lucana”; nel 1812, a Senise, “Riunione Jonica” e, a Lagonegro, “Filarete Lucana”; nel 1813, a Matera, “Perseveranza”, a Tramutola, “Aretea Acerenza” e, a Potenza, “Iside Lucana”. Contemporaneamente fece la sua comparsa in Basilicata, intorno al 1806-1807, la Carboneria, con circa 10 Vendite iniziali. Grazie alla puntuale ricognizione effettuata, “le sequenze degli anni di fondazione delle due istituzioni risolvono da sole la querelle sulla primogenitura e di conseguenza aiutano a far luce anche sul fatto che significativi processi osmotici fra le due sedi non ve ne furono”. Ma il vero nodo storiografico da sciogliere, considerando la natura dirompente dei provvedimenti assunti dai Napoleonidi (es. la legge eversiva della feudalità), riguarda l’atteggiamento di adesione o reazione, di consenso oppure di opposizione ad essi, che vide la Massoneria e la Carboneria schierate su opposti fronti e divise da una questione tutta incentrata su interessi economici. Inoltre, “La Carboneria, pur mutuando dalla Massoneria un certo clima teosofico, una pratica esoterica unita ad un frasario simbolico e ad un rituale complicato e di per sé gerarchizzante, era concettualmente e politicamente altro dalla Massoneria, in quanto era nata per configgere con il potere, modalità questa estranea alla Massoneria”.
A seguito della Restaurazione e del ritorno dei Borboni l’attività delle Logge venne interdetta, a tutto vantaggio della Carboneria, che si diffuse per cospirare e fare politica.
Nel periodo post-unitario e fino all’avvento del fascismo si insediano in Basilicata ben 48 famiglie tra Logge e Triangoli: 17 nel potentino, 16 nel lagonegrese, 9 nel melfese e 6 nel materano.
Il saggio poi, prendendo in esame l’attività delle Logge lucane più importanti, la Mario Pagano di Viggiano e quella omonima di Potenza, si sofferma sulla composizione sociale della fratellanza massonica, sull’atteggiamento dei massoni rispetto alle questioni politiche ed amministrative, sul loro rapporto conflittuale con i cattolici e i socialisti, sull’introduzione di usi e costumi dettati dal “libero pensiero”, contribuendo così ad un processo di secolarizzazione e modernizzazione. Le Logge, sorte entrambe nel 1886, ebbero una storia parallela, ma per molti aspetti diversa: imbevute di spirito risorgimentale ed anticlericale, furono espressione di una differente tipologia sociale, con fini ed interessi specchio di fattori ambientali diversi. Infatti, in quella di Viggiano, tra gli iscritti furono maggiormente presenti i lavoratori autonomi, soprattutto musicanti, e i possidenti, mentre in quella di Potenza, città capoluogo, prevalsero il ceto impiegatizio e il mondo delle professioni. Come la lotta anticlericale, comune alle due Logge fu l’esperienza “bloccarda”, ossia l’unione popolare con socialisti e liberal-democratici, contro il galantomismo e i cattolici, che portò alla conquista dei Municipi a Viggiano, nelle elezioni amministrative del 1909, e a Potenza, in quelle del 1912. Questi risultati indicavano il grado di potere raggiunto dai social-massoni nelle rispettive realtà, che si evidenziò anche nelle elezioni politiche del 1913 con un evidente successo del blocco popolare, che in Basilicata riuscì a conquistare ben quattro collegi, tra cui quello di Brienza con Perrone. Ma, prima la reazione clericale, poi la guerra e, infine, il fascismo si abbatterono violentemente sulla Massoneria, cancellando ogni traccia delle Logge lucane.
Il saggio di Prinzi e Russo si pone nella ricerca storiografica, in modo nuovo, come un contributo interessante e l’inizio di un percorso per scrivere una pagina di un’ancora inedita storia della Basilicata.

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3 risposte a “La massoneria lucana tra ottocento e novecento di V. Prinzi, A. Longo

  1. UN NUOVO SANFEDISMO PER IL MERIDIONE
    Il popolo meridionale è ormai stufo del vassallaggio politico perpetrato dai partiti di regime che non solo ne risulta “conquistato” politicamente, ma spogliato delle proprie ricchezze e “colonizzato” dal punto di vista sociale e culturale Quotidianamente si avverte palesemente la sua voglia di riscatto e tutto ciò si avvicina alla politica DELL’UNIONE FEDERALISTA MERIDIONALE, che invoca l’autonomia del SUD mediante l’autodeterminazione del popolo meridionale, finalmente artefice del proprio destino. Tra i valori su cui si base tutta la politica del Movimento, c’è l’amore del proprio territorio e delle proprie radici storico-culturali, tra cui l’appartenenza al Cristianesimo ed agli insegnamenti di Santa Madre Chiesa. Il Sud Italia ha voglia di autonomia, vuol dimostrare di poter essere finalmente capace di autogovernarsi. Le tanto declamate capacità meridionali sono pronte a svincolarsi dalle maglie di quella politica che hanno prodotto più danni di un esercito invasore. E’ lo stesso spirito che contraddistinse tutti quei meridionali che si organizzarono intorno al movimento della Santa Fede alla cui guida era il card. Francesco Ruffo. Proprio nel 1799 è riscontrabile nella storia dell’Italia del Sud l’unico momento che accomunò tante regioni (quante rappresentate dalle stelle del nostro simbolo) ad opporsi alla classica politica piovuta dall’alto. In un momento importante per l’Italia di allora, che rischiava di tracollare sotto i colpi di un falso liberismo e di un progressismo sanguinario, proprio dell’invasione giacobina, oggi bisogna arginare l’ondata, altrettanto cruenta, di un falso perbenismo dai colori arcobaleno, che rischia di far perdere le nostre origini. La matrice religiosa che lega tutti i movimenti meridionali non risulterà più sbiadita o ignorata, in futuro, nei libri di storia o, peggio, ricordata con disprezzo. Dopo 200 anni ci ritroviamo con un SUD sempre più povero; allora derubato, oggi accusato di essere l’assistita palla al piede dell’economia italiana. I meridionali che hanno deciso di svegliarsi e partecipare attivamente non saranno considerati fanatici o briganti. Come nel periodo dell’insorgenza meridionale si seppe coordinare la generosa reazione popolare, gli ispiratori, oggi, della rinascita del SUD saranno assunti a modello, perché capaci di unire le varie esigenze territoriali rappresentate dalle tante associazioni ed L’UNIONE FEDERALISTA MERIDIONALE è pronta a svolgere il proprio ruolo partecipando attivamente alla costituzione della nuova Italia Federale.
    Mauro Grandinetti
    Ufficio Stampa
    UNIONE FEDERALISTA MERIDIONALE

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  2. I massoni lucani nulla avevano in comune con il popolo lavoratore, appartenevano a quella pessima borghesia parassitaria che ha fatto tanto male al Sud. I risultati del loro pessimo operare sono sotto gli occhi di tutti.
    Colgo l’occcasione per ricordare le 56 vittime della repressione giacobina del 22 agosto, 1806 seppellite nella grotta sopra la cappella di Santa Lucia a Viggiano. Il pensiero massonico dominante ha cercato di cancellare dai libri di storia questo crimine, ma un vero storico del calibro di Tommaso Pedio ha riportato alla luce l’infame episodio.

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