Fragole e uranio di Pasquale Stigliani e Francesco Buccolo

storia di una rivolta

E’ un libro che fa rabbia, ma dona piacere! Fragole e uranio, di Pasquale Stigliani e Francesco Buccolo, racconta la protesta dei cittadini di Scanzano Jonico contro il progetto del governo di creare il sito nazionale delle scorie nucleari in paese. E’ la testimonianza della rivolta popolare lucana contro il tentativo di abusare della terra metapontina da parte di Berlusconi. E’ un memoriale appassionato, scritto da due protagonisti di quei giorni di protesta che, nel novembre del 2003, si allargò a tutta la Basilicata e trovò il sostegno in tutta Italia. La decisione governativa fu un’operazione subdola, emanata nel giorno del lutto per le morti di Nassirya. Si tentò di approfittare del dolore nazionale, per far passare “sotto silenzio” un provvedimento odioso. E tale “coincidenza” è ben raccontata dagli autori. Proprio per questo è un libro che fa rabbia: per le scelte sballatissime del gruppo massone lobbistico, che spadroneggiava nel governo Berlusconi, per il tentativo di irridere leggi e logica, per la sottovalutazione della consapevolezza civica degli abitanti della Basilicata. “Chi aveva scelto la Basilicata per i propri affari non aveva una grande considerazione dei talenti lucani” scrive Stigliani. Ma “Fragole e uranio” è anche una pubblicazione che dona un piacere immenso almeno per due motivi. Primo: le lobbies anche le più sfrontate si possono sconfiggere; secondo: le masse meridionali -e in particolare quella lucana- hanno dimostrato una civiltà che inorgoglisce il Sud. La vittoria della gente di Scanzano è la consacrazione della sacralità del territorio, contro ogni mercimonio economico. La contestazione ad una scelta sbagliata è presente sin dal titolo: fragole contrapposte all’uranio.
E’ l’orgoglio per l’alta qualità dell’agricoltura locale. E’ il riconoscimento a contadini tenaci, che contrastano le speculazioni a tavolino di tecnocrati e affaristi. Sono uomini che passano dalle lotte agrarie alla protesta antinucleare, per rivendicare il proprio diritto ad esistere. Senza tentennamenti. Letti in questo modo, i fatti di Scanzano diventano epopea entusiasmante, che assurgono al valore delle saghe antiche, traboccanti di gesta contro la tirannia.
La doppia testimonianza di Stigliani e Buccolo rievoca quei difficili e trascinanti quindici giorni di lotta. Loro malgrado, i due autori nel novembre del 2003 diventano artefici di una ribellione straordinaria, civile, pacifica. Con intensi flashback, viene descritto il modo spontaneo e non cruento, con cui si è vinto contro i poteri forti. Per raccontare gli eventi della rivolta, hanno due osservatori privilegiati: il Campo Base di Terzo Cavone, dove opera Stigliani, l’avamposto nella capitale, dove agisce Buccolo. E la lotta contro l’arrivo delle scorie nucleari si sviluppa nei ricordi e nelle emozioni forti, di chi non vuol patire un madornale arbitrio ambientale, sociale, storico. Le pagine di “Fragole e uranio”, con prefazione di Beppe Grillo, descrivono molti protagonisti della lotta, per lo più anonimi cittadini, che mai avrebbero pensato di divenire tasselli di un evento divenuto un emblema internazionale di ribellione pacifica. C’è il rigoroso professore di liceo, che urla la sua protesta ai celerini, il barista, che ogni mattina distribuisce caffè e cornetti agli occupanti di Terzo Cavone, la Mamma Ribelle, che per prima occupa i pozzi dove si vorrebbe creare la discarica nucleare, i bambini delle elementari che giocano al Campo Base, il clero che si adopera attivamente nella protesta, i lucani all’estero che manifestano sotto le ambasciate, i giovani universitari che inventano slogan, gli artisti, come Ulderigo Pesce e Sabina Guzzanti, che danno una mano concreta, per non far sentire soli i manifestanti di “Scanziamo le scorie”. Ovviamente, ci sono anche i politici, che fanno più o meno bella figura, muovendosi come comparse –però- sui luoghi della protesta. E c’è il pathos della grande manifestazione del 23 novembre, che mobilita oltre 100.000 persone. “Fragole e uranio” spiega come un popolo mite si trasformi in novello “brigante”, per difendere la propria terra. “Si è lottato per sopravvivere alla minaccia dell’avvelenamento perpetuo, che la stessa terra, costata sudori e fatiche, rischiava di subire” precisa Buccolo. La resistenza di questo popolo si è concretizzata con 10 blocchi stradali permanenti su tutti gli accessi della regione: sull’A3 a Lagonegro, sulla Statale 106, a Matera, a Metaponto a Grassano… ovunque. Come riferisce sempre Buccolo “…una Regione immobilizzata, che chiudeva le porte al mondo esterno, disposta privarsi delle stesse fonti di approviggionamento primario e decisa a resistere ad oltranza. Tutti insieme con un unico obiettivo: scanzare le scorie.”
E questa volta la storia cambia: i “Briganti” vincono! La mobilitazione popolare dei Lucani sconfigge il governo Berlusconi, che è costretto a fare retromarcia e a ritirare il decreto della creazione del sito nazionale delle scorie nucleari a Scanzano. La lotta diviene esempio: a Bombay c’è una vera e propria consacrazione: Scanzano -nel documento costitutivo della Rete Mondiale Antinucleare- viene eletto a modello di “conflitto non violento”. Cosa resta di quei giorni? “Ogni Lucano, in cuor suo, sa di aver compiuto una grandissima impresa. Ogni Lucano ha ora il dovere di farne tesoro. Girovagando, e non solo in Basilicata, si percepisce ancora l’eco di quei giorni, il senso di civiltà derivante da una protesta giusta, oggi convertita in proposta. Si sente nei cuori di chi ha partecipato, tra le persone che si sono unite, nell’intimo sentire delle nostre terre silenziose.”
Così si conclude il libro, con il profumo di una vittoria stupenda.

Raffaele Grimaldi

FRAGOLE E URANIO Scanzano Jonico: storia di una rivolta
di Pasquale Stigliani e Francesco Buccolo
prefazione di Beppe Grillo
Edizioni Palomar Bari, 2008

15 risposte a “Fragole e uranio di Pasquale Stigliani e Francesco Buccolo

  1. E’ un libro da comprare. Ricordo ancora quei giorni. Grazie a Lucaniart
    per essere sempre così attenta alle pubblicazioni che ci coinvolgono.
    Un caro saluto
    Ottavio

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  2. Bhè che il popolo lucano abbia vinto è sicuro…ma ha vinto perchè è stato capace di riacquistare un’antica saggezza di fronte all’ingiustizia di un manifesto abuso di potere, che ha saputo condensare in sana ribellione condivisa…non sono stati i briganti a vincere ma i lucani…quella dei briganti è tutta un’altra storia, anzi, probabilmente, è più un’antistoria!

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  3. Grazie Ottavio e Chiara per i vostri interventi. Una precisazione sulla presenza dei “briganti” nella recensione. Il virgolettato che racchiude il termine è usato con un’accezione particolare, che richiama una traccia contenuta nel libro. Chiave di lettura in cui gli autori prendono ovviamente le distanze da una rappresentazione del nostro Sud molto oleografica. Quindi vorrei fugare ogni dubbio a Chiara: nel libro non c’è alcun mitismo di quel periodo storico. Se avrà modo di leggerlo, vi troverà anzi l’astio dei leghisti di Caorso, che organizzano nel giorno della grande manifestazione del 23 novembre, una contromanifestazione in piazza. E alcuni personaggi pubblici locali dagli atteggiamenti davvero violenti e inaccettabili.
    La storia viene scritta da chi vince, ma con questo pericoloso ritorno alla riproposizione del nucleare e delle sue scorie, sembra che ai Lucani sia stata tolta la penna. Sinceramente credo che si debba restare attenti e vigili per evitare un nuovo pericoloso escamotage atomico.
    Grazie

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  4. Ecco…era proprio quello che voleva sottendere la mia nota…e cioè il bisogno di non cadere in facili retoriche che tanto popolano i nostri calendari estivi e che vedono la riproposizione di un brigantismo new age…! Concordo sulla necessità di tenere alta la guardia per noi lucani senza “penna”, in tempi così delicati per gli equilibri internazionali che si giocano tutti intorno al nucleare e all’atomica…
    Per quanto riguarda il mio appunto era riferito ad una frase: i “Briganti” vincono!
    Felice di sapere che si è trattato solo di un’esternazione estemporanea che non trova radici nel libro e soprattutto nella consapevolezza di intellettuali…diverso è invece il luogo comune che da qualche anno riscrive il quinquennio del brigantaggio post-unitario e che si va diffondendo nella nostra terra.
    Grazie

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  5. Gentilissima Chiara,
    chi scrive una recensione, sia per non intaccare il valore del libro, sia per non svilire il lavoro del suo impegno, evita sempre esternazioni estemporanee.
    Leggendo il tuo post posso solo consigliarTi la lettura di “Fragole e uranio”, perchè stiamo dialogando in situazioni di evidente disparità

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  6. Seguirò il suo consiglio e leggerò il libro…il titolo è decisamente allettante!
    Per quanto riguarda il mio post non voleva assolutamente sminuire il suo corposo e preciso lavoro; la mia era una vera “esternazione estemporanea”!
    E cmq non voleva essere un dialogo, ma solo un mio personale pensiero su quei fatti che ho vissuto in prima persona, nelle tante occupazioni e nella famosa giornata di novembre a Scanzano e che ho sempre cosiderato la manifestazione di una nuova consapevolezza civica, che però va in tutta sincerità continuamente alimentata come ben fanno artisti, scrittori, registi, e giornalisti.

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  7. Gentilissima Chiara,
    due volte grazie: la prima perchè
    -dialogando- abbiamo concorso ad un ulteriore approfondimento del testo.
    La seconda perchè con il suo impegno ha salvato anche il NOSTRO futuro!
    A Lei -donna coraggiosa- tutto il mio RISPETTO.

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  8. FRAGOLE E URANIO: 9 agosto la prima a SCANZANO

    Per chi ha il sabato sera libero consiglio per domani sera la presentazione di “FRAGOLE E URANIO. Scanzano Jonico: storia di una rivolta”. La presentazione avverrà il alle ore 21.30 presso la corte del Palazzo Baronale.

    Saluti:
    Iacobellis Salvatore
    Sindaco di Scanzano Jonico
    interventi:

    Pasquale Stgliani
    Francesco Buccolo
    Autori

    Gianfranco Cosma
    Editore Palomar

    Manuel Tataranno
    Krikka Reggae

    Don Filippo Lombardi

    modera:
    Pasquale Doria
    Giornalista

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  9. Sono arrivata alla presentazione del libro con un’indescrivibile emozione, nemmeno l’avessi scritto io, il pensiero di rivivere quei trepidi, intensi giorni…ho iniziato a leggere il libro con avidità, pronta a riprovare le stesse sensazioni di qualche anno fa, ma non sono riuscita ad andare oltre la prima parte (Stigliani)… le mani hanno iniziato a tremarmi per la rabbia! La manifestazione a Scanzano ciò che aveva di più bello erano i diversi colori politici uniti per la stessa finalità! Facile parlare di qualcosa “per sentito dire” (da chi???), senza avere affrontato direttamente le minacce (esplosione della macchina all’allora sindaco Cosimo Manolio) che hanno costretto alle dimissioni!Semplice nominare gente (che non c’è più)senza aver sentito l’altra parte della campana, e senza aver conosciuto chi per il popolo ha buttato sangue. Ora si ascolta solo chi è rimasto, e si fa il grande sulle spalle degli altri! Prima di attestare delle cose bisogna documentarsi! Si è parlato del Cit Holding (fallito)e altre strutture ora in disuso, ma non si è parlato dello scempio di Santa Sofia e del sottopassaggio che ha oscurato la visuale di Scanzano…Insomma, se dobbiamo fare il “Gomorra 2” guardiamoci intorno a 360 gradi!!!

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  10. Ciao a tutti!vorrei mandare con il mio msg i miei piu’ sentiti auguri agli autori del libro per ii loro libro!speriamo che la Basilicata possa rimanere ancora incontaminata non soltanto dalle scorie radioattive ma anche da altre “scorie”, quelle dell’ ignoranza e dell’ indifferenza.
    Per questo, desidero dedicare a tutti coloro che credono negli ideali una mia poesia su Metaponto.COMPLIMENTI E CONTINUATE SEMPRE COSI’!

    Metaponto (Poesia di Sotiris Bekakos)

    E’ bello lμ a Metaponto…

    Solo l’ amore vai cercando…

    E’ bella lμ la sera a Metaponto

    al tramonto,

    i templi di rosso s’illuminano

    e le stelle dell’ amore si alzano

    seguendo le loro rotte pitagoriche

    nell’ universo.

    Metaponto terra sconosciuta,

    stella caduta nel fango,

    anima greca dimenticata

    nel cuore delle notte sola la luce di Apollo

    splende

    e la luna lucana scende su di te per regalarti

    una carezza, una rosa!

    Metaponto terra apollinea,

    spiga d’ oro nel deserto dell’ umanitΰ,

    faro sempre acceso dell’ occidente

    luogo caro agli dei dell’ Olimpo,

    dove sotto le colonne doriche

    lo spirito ellenico ancora dimora.

    Solo l’ amore vai cercando…

    a Metaponto,

    la luce e il sogno s’ incontrano sempre lμ

    parole dolci, parole amare e il mare.

    Nelle rovine antiche, i sogni spezzati sempre cerchi

    fra il mare ed il cielo,

    fra l’abbraccio di Apollo e la solitudine degli uomini,

    da solo parli,

    di sogni antichi, di parole d’ amore fatte di pietra e di luce.

    lucente il tuo sguardo

    due stelle sono i tuoi occhi,

    occhi verdi, capelli dorati,

    viso sfregiato dalla barbarie moderna.

    Eppure ogni volta che ti vedo,

    rose e gigli spuntano sul letame,

    e sulle tue rovine ogni sera i sogni si rifugiano

    un abbraccio dolce trovano e un sorso di rugiada dolce

    per dissetarsi.

    La vita una storia di amore e di peccati θ,

    non ti scordar ciς che eri, ciς che sei, ciς che sarai.

    Ricorda che a Metaponto

    il grande Pitagora la lingua e i fenomeni svelς.

    Sulle pietre i suoi versi scrisse,

    affinchι gli uomini potessero per sempre trovare la retta via:

    umanitΰ, sapienza, giustizia e amore.

    Rinchiudi nel tuo cuore un pezzo di pietra di Metaponto,

    mangia un po’ di terra eppoi bevi un po’ d’ acqua del mare

    per sentire dentro te l’armonia.

    L’Armonia θ Pace nell’ Anima con melodia

    apri gli occhi dell’ anima eppoi chiudi i tuoi occhi,

    bevi un sorso d’ acqua dal fiume copioso

    della saggezza, della virtω.

    E bello a Metaponto quando il sole va a dormire,

    nel tramonto vedi i colori che giocano dolcemente,

    sulle pietre bianche, sulle colonne

    onde nessuno si ferma ad ascoltare per un po’

    la canzone della sua storia

    o di camminare vicino al teatro,

    sopra il lato nero della luna.

    Tutte le strade del cuore portano a Metaponto.

    Fischiano i treni la sera

    mentre stanno partendo per tutte le destinazioni.

    Ma in questa cittΰ ignota e desolata

    resta solo la gioia, la tristezza, la solitudine

    che bussano alle porte del tuo cuore,

    quando tu in un’ istante ti fermi.

    E bello lμ a Metaponto,

    da solo vai cercando l’ Amore nelle rovine

    e solo lμ il fruscio delle onde ti porta sulle strade del cuore,

    ogni volta che passi

    dell’ Apollo il dolce canto d’ amor senti

    e dell’ Atena il dolce sguardo contempli,

    lμ la civetta dolce,

    parole greche e latine canticchia,

    mentre nel mare echi lontani senti,

    canzoni ed insegnamenti

    che si confondono nell’alba.

    SOTIRIS BEKAKOS

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