L’inversione del senso – Il vangelo secondo Matteo

di Sorgonà Gregorio

Presentato al Festival di Venezia del 1964 e vincitore del Premio speciale della giuria, “Il Vangelo secondo Matteo” riproduce fedelmente la narrazione “sinottica” della vita di Cristo attraverso la testimonianza maggiormente intrisa di venature politiche. Da un Vangelo politico un film altrettanto politico, centrato sulla predicazione “umana” di un Messia dai tratti rivoluzionari ma niente affatto riducibile a una riproposizione strumentalizzata a uso del presente del testo sacro.

La trasposizione di Pasolini è estremamente fedele e nella sua fedeltà non risparmia nemmeno le contraddizioni presenti nel Vangelo, quali quella contrapposizione tra un Dio del perdono e un Dio vendicativo che si accentua proporzionalmente alla politicità – ovvero all’umanizzazione – del Cristo che minaccia inferni di fuoco a chi non lo seguirà. Al tempo stesso la fedeltà al testo non solo non impedisce di guardare al presente ma, nella sua pretesa di universalità, racchiude quel presente in una prospettiva epocale segnata da una contrapposizione tra oppressi e oppressori che, proprio nella figura messianica, trova l’identificazione attiva e militante del primo elemento contro il secondo. La presa di posizione politica dalla parte della povertà coincide con una presa di posizione stilistica del regista che riproduce l’essenzialità del messaggio evangelico attraverso lo spazio scenico in cui viene rappresentata la sua vicenda drammatica.

(articolo continua qui sul blog collettivo viadellebelledonne – e qui su controreazioni)

Regia: Pier Paolo Pasolini
Interpreti: Enrique Irazoqui, Margherita Caruso, Susanna Pasolini, Marcello Morante, Giorgio Agamben, Mario Socrate, Settimio Di Porto, Otello Sestili, Ferruccio Nuzzo, Giacomo Morante, Ninetto Davoli, Paola Tedesco
Paese: Italia 1964

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6 risposte a “L’inversione del senso – Il vangelo secondo Matteo

  1. Ti ringrazio per il tuo link, ma per correttezza “deontologica” rispetto le norme che ci siamo posti nella fondazione del sito controreazioni, devo chiederti di inserire nel testo un riferimento al nostro sito (lo richiediamo a tutti) e di firmarlo con il mio nome reale, Sorgonà Gregorio. Spero di non esserti apparso pedante, ma non posso venire meno a queste regole. A presto.

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  2. amo particolarmente questo film di Pasolini girato nella Matera degli anni ’60 (quando i sassi pullulavano ancora di anima e vita) per quel Cristo che -per la prima volta- viene dal mondo degli esclusi tra gli esclusi.

    Non è sicuramente un caso che Pasolini abbia creduto in questa ambientazione tutta a Sud, tutta Lucana, in questo lembo di terra dove le finestre sono orbite senz’occhi spalancate in pieno giorno sulla vita.

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  3. “Il Vangelo secondo Matteo” è il film più vero, autentico e coinvolgente, per le innovazioni stilistiche adoperate, per la ricchezza della miseria, evidenziata nel Meridione d’Italia, per l’intreccio di musiche, immagini e silenziosi respiri mistici. per la scelta degli attori non professionisti (addirittura il ruolo della Madonna anziana è affidato alla madre del regista, la figura di Gesù viene impersonata dal giovane Enrique Irazoqui, gli apostoli sono interpretati da amici intellettuali come Alfonso Gatto, Enzo Siciliano, Giorgio Agamben). Il Cristo pasoliniano è un’invenzione di pura poesia. “Un Cristo duro e non riconciliato, mite con i bambini, iracondo con i mercanti (la furia con cui li scaccia dal tempio), veemente contro gli ipocriti, gli scribi, i farisei, e intransigente nella fede. Infatti, il film indica come auspicio quel tanto di rivoluzionario che c’è nel rigore morale e nella corretta applicazione delle regole evangeliche. Di fronte al Cristo di Pasolini c’è il popolo, fatto di volti in primo piano, di espressioni assenti o ilari; c’è il sottoproletariato muto, testimone di una vicenda che lo vede subalterno, coro di figuranti anonimi e passivi, che soffrono e non lottano, che si affidano ancora una volta a una speranza troppo lontana”. Pasolini non è cattolico, si sente libero da qualsiasi schematismo, ed è questa la ragione che lo porta a raccontare la vita del Cristo, da cui si sente attratto per la sua umanità. Il più laico dei registi italiani ci ha consegnato, dunque, il più religioso e più intenso film sulla passione. Pasolini é un laico al cospetto di Dio
    Teresa Armenti

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  4. Concordo anche io con le osservazioni di Teresa Armenti. Mi ritrovo sia nel passaggio iniziale che nelle citazioni, anche se sarei restio a restringere quel Sud solo al nostro meridione. Il Sud in questo caso è al tempo stesso uno spazio e un tempo “universale”, è il Sud del mondo nella sua accezione geografica, ma è anche un Sud inteso come memoria dei “senza parola” che nei millenni precedenti sono stati sacrificati su altari di diversa fattura. E’ vero, nel film di Pasolini il “popolo” è subalterno, riceve la verità senza crearla. Certo, Cristro parla di fronte all’evidenza delle verità più semplici, ma le verità non si impongono, nè tantomeno riescono ad imporsi se il proscenio resta muto e subalterno. La crisi della rivoluzione e dei suoi protagonisti, i rivoluzionari di professione, è corrisposta a questa scissione tra avanguardia e masse, che spesso si è risolta in una contrapposizione tra i termini.

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