SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Paola Loreto [4]

Viaggio dentro i ‘paesaggi interiori’ di 20 scrittori italiani
(rubrica settimanale a cura di M.P. Ciancio – IV° appuntamento)

Scrivere è un atto solitario, intimo e privato. Ci vuoi raccontare che significato ha per te la parola scritta e come vivi il rapporto della scrittura con “l’altro” e con il mondo esterno?

Una riflessione di Paola Loreto, che ha gentilmente accolto il nostro invito così:

Scrivere è l’atto più solitario, intimo, privato che io conosca e questa è un’opinione condivisa da molti poeti. Mi conforta scoprirlo, come quando leggo Rilke, o Walcott, o Emerson. Per tutti loro la solitudine è in primo luogo un’esigenza di vita e poi la condizione della scrittura. Emerson la salda al proprio progetto etico: abbiamo bisogno della solitudine per diventare esseri umani completi, individui capaci di formare una comunità. Se non realizziamo la nostra autonomia non saremo in grado di dare agli altri, di costituire la tessera felice di un mosaico.

Quando scrivo sono felice. Posseggo il mondo fino in fondo, o nell’unica maniera autentica, quella che mi permette di contemplarne la presenza. Mi sento una sua parte. Come ho scritto: “Prendo posto tra le cose e il mondo m’ama”. La scrittura per me è l’espressione di una creatura che sente con tutte le altre creature, che si immerge nella materia e si sente materia, che immagina il dolore di un altro essere umano e lo culla fino a stemperarlo. Con il suono delle parole, con il ritmo, con il canto e la danza. Con il corpo e la voce. Con il respiro.

La poesia è linguaggio che si genera come alle origini: per analogia e associazione. È linguaggio che articola una forma di conoscenza della persona intera, un corpo che pensa, una psiche che è fatta di ragione, emozioni e sentimenti. La scrittura poetica per me è un modo di stare al mondo, guardando, ascoltando, vegliando il confine fra me e l’altro da me, rendendo grazie per quello che esiste. Perché sono. Perché siamo.

[settembre 2008]

NOTA
Nata a Bergamo, insegna Letteratura Angloamericana all’Università di Milano. Ha pubblicato L’acero rosso (Crocetti 2002; Premio Tronto 2003), Addio al decoro (LietoColle 2006, Premio Calabria-Alto Ionio 2007), La memoria del corpo (Crocetti 2007; Premio Alpi Apuane 2008), una silloge di poesie sulla montagna (Premio Benedetto Croce 2003), la plaquette Spiazzi dell’acqua (pulcinoelefante, 2008) e numerosi testi in rivista (ClanDestino, Ciminiera, La mosca di Milano, La colpa di scrivere, Wordtheque-Scripta Manent).
Oltre ai premi assegnati ai suoi libri di poesia, ha vinto il premio Un fiore di parola, per poesia inedita, ed è stata segnalata al Premio Montale e al Premio Edda; ha ottenuto inoltre il Secondo Premio nel Concorso Letterario di narrativa Roma nel Novecento, ed è stata poète en residence del Centre de Poésie et Traduction della Fondation Royaumont (Parigi). Nel 2005 e nel 2008 ha curato il LucaniaPoesiafestival. Fa parte della giuria del Premio San Pellegrino, del premio Città di Legnano-Giuseppe Tirinnanzi e del premio Subway-poesia.
Come studiosa è autrice, tra l’altro, di due libri sulla poesia di Emily Dickinson e di Robert Frost e ha tradotto Emily Dickinson, William Carlos Williams, Richard Wilbur e Philip Levine. Collabora a Poesia e a varie riviste di studi americani italiane e straniere.
Sito web http://www.paolaloreto.net/

(foto in alto, Paola Loreto sui laghi ghiacciati del Deleguaggio in alta Val Varrone)

Annunci

10 risposte a “SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Paola Loreto [4]

  1. scrivere è l’atto *più* solitario. quando Paola scrive è FELICE. non so dire quanto sia bello per me, oggi, leggere che una persona ha almeno qualche ora di felicità per un motivo (non ho mai creduto che la realtà sia un inferno – ma è aspra; e nella realtà ci sono appigli per una felicità *possibile* e reale). e mi colpisce perché è la felicità nella solitudine – dunque c’è una solitudine non dolorosa, una solitudine piena di amici e di cose (e forse di Dio). grazie, con tutto il cuore
    massimo

    Mi piace

  2. “Quando scrivo sono felice. Posseggo il mondo fino in fondo”
    Molto bello questo intervento di Paola Loreto, molto profondo e sentito.
    Vero, un bell’appunto settimanale questo. Si legge sempre qualcosa che tocca e che colpisce.
    Daniela

    Mi piace

  3. Credo che da questa riflessione di Paola emerga la necessità e il bisogno di solitudine della scrittura come esigenza e condizione, ma anche la consapevolezza che l’atto ‘creativo’ (in quel sentire, ascoltare, lasciarsi attraversare) restituisce la riappropriazione di sè e del mondo.

    Ecco la gioia e la felicità della parola.

    Un grazie dell’intervento a Paola e dei commenti a Massimo, Nic, Giuseppe e Daniela.

    Mi piace

  4. “Vegliando il confine”, “rendendo grazie”, non mi meraviglio si riesca ad essere felici, o quantomeno, per un po’, sereni.
    La testimonianza di Paola Loreto si concilia per molti aspetti con quelle che l’hanno preceduta.
    Grazie, un caro saluto
    Antonio

    Mi piace

  5. La testimonianza autentica di Paola Loreto lascia sperare in una bellezza che ritorna a farsi carico dell’altro (degli altri). Farsi carico dell’altro attraverso la scrittura è davvero un modo coraggioso per affrontare il viaggio di una vita. I portatori sani di questa bellezza, come Paola, dovrebbero vivere semplicemente girando da una scuola a l’altra del belpaese. Non insegnando, ma evocando qualcosa di simile all’umana vicinanza di cui certo abbiamo tutti bisogno.

    Mi piace

  6. cari Massimo, Nic, Giuseppe, Antonio, Francesco, Viola—ciao Daniela e ciao cara Mapi!:

    sì, questa rubrica è davvero interessante e diversa dalle solite cose che si fanno sui blog e trovo che abbia un formato leggibilissimo e offra una modalità di consumo molto… umana, non sovraccarica e frastornante—brava Mapi! e grazie per avermi accolta

    grazie anche a chi è intervenuto e a chi ha letto e commentato: è bello ritrovarsi attorno allo stesso fuoco di attenzione, alla stessa ricerca, allo stessa forma di tensione e desiderio

    Massimo certo, la vita è aspra e credo che solo chi lo sa abbia voglia di scegliere davvero fino in fondo di celebrarne la bellezza; c’è lo zoccolo duro della realtà, inalterabile, e poi ci siamo… noi, gli esseri umani che ci devono fare i conti, e lì comincia la nostra scelta: cosa farne, come guardarla, cosa guardare, quale sentimento e atteggiamento promuovere; io credo che non riuscirei a stare al mondo… a metà: sarebbe la vera tristezza; e… certo che esiste una solitudine buona—è quella che ti scegli, quando fai finalmente spazio per il silenzio e l’ascolto e poi torni agli altri a raccontare tutto quello che hai sentito, visto, immaginato

    Paola

    Mi piace

  7. …come se la poesia portasse con se qualcosa dell’arcaicità del linguaggio e, come l’appartenenza alla stessa stirpe,il silenzio.

    “La poesia è linguaggio che si genera come alle origini: per analogia e associazione”

    un saluto
    margheritarimi

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...