Scuola/ Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino nuovo farà scoppiare gli otri

di Vincenzo Capodiferro

L’Età della Restaurazione scolastica porterà alla distruzione completa della Istruzione Italiana.
I Farisei si arrestano al materialismo della legge, si esauriscono nel formalismo esteriore, soffocano sotto il peso di tante tradizioni. La nostra Letizia e la nostra Gioia prima, e la Stella polare, faro indiscutibile dei naviganti dispersi nel mare sommo dell’ignoranza contemporanea, stanno portando la nave della scuola italiana ad arenarsi nei bassi fondali di una baia senza uscita. Da quando ci hanno messo mano loro. Indi un Brunetto vispo e attivo ha condannato tutti gli ammalati a non ammalarsi. È facile per lor ministri tirare le somme, ma qualcuno d’essi è mai entrato in una scuola? Non per fare la parata. Ha mai insegnato? Ha mai sperimentato la condizione di miseria spirituale, morale oltre che economica di tanti insegnanti, soprattutto precari? La solitudine del docente, oggi, è un dato di fatto, l’alienazione totale, la contraddizione sociale, delle famiglie, dei colleghi, degli allievi, dei dirigenti che stanno bene, grazie a quel Bassotto che ha dato tutto il potere a loro. Le riforme: l’insegnante unico, il voto in condotta per combattere il bullismo (figuriamoci che metodo educativo!), il grembiule, le divise, il quarto anno alle superiori, i tagli qua tagli là per assicurare più fondi alle autonomie distruttrici della scuola, le quali investono solo per profitto, non per garantire una sana educazione dei figli del futuro, ai federalismi culturali, microgranuli di stoltezza borghese. Gli insegnanti meridionali non sono buoni per i Longobardi, essi hanno bisogno di quelli come loro, barbari asinini (magari avessero l’eleganza del cavallo!), avvita-bulloni che si danno alla penna mal riuscendo. I ministri Longobardi, inesperti, non del campo, laureati in Università meridionali, che cosa vogliono fare? Fossero come i Franchi, almeno avremmo una Scuola Palatina. I risultati: i laureati italiani non sanno scrivere, né leggere, né far di conto. Ai concorsi pubblici errori madornali, per non parlare delle tracce degli esami di stato. Gli ingegneri e gli scienziati stranieri ci fregano. L’università è diventata un buon liceo, gli esami si spezzettano. I licei una buona scuola media e il resto una scuola del nulla. Non ci saremmo meravigliati se nella riforma fosse stata reintrodotta la bacchetta. La grande Restaurazione non cancellò Napoleone. Libri consigliati: “Selvaggi col cellulare”, di un grande giornalista cattolico. Questa è la situazione della cultura italiana, che per secoli è stata maestra nel mondo. Venivano a laurearsi in Italia! La più grande riforma dell’istruzione europea fu fatta da un filosofo italiano: Giovanni Gentile! L’impronta umanistica che vi fu data è stata messa la bando. Quando nei licei ti accorgi della rottura col mondo classico greco-romano, ti accorgi che siamo tornati in pieno Medioevo, non il “Medioevo”, che pur fu tanto ricco di cultura, ma quello più deteriore, più barbarico. Per risolvere tutto questo marasma un colpo di spugna: il grembiule firmato e non, l’insegnante unico che deve impazzire con i ragazzi viziati ed esaltati dalla moderna società, reale e virtuale, immediata e mediatica. Come la scuola può risolvere i problemi così profondi di questa società perversa e malefica, di questa generazione malvagia e adultera? Come può correggere il vizio e la corruzione totale del mondo che ci porterà a sicura rovina? Come può educare se la famiglia è inesistente, bandita, divorziata, abortita, aborrita dalle giovani generazioni sbandate, perdute per sempre? Questo alcun ministro se l’è chiesto. Non ci può essere riforma della scuola se non c’è riforma della società e non ci può essere riforma sociale se non c’è riforma della famiglia, dell’individuo, della persona. Molti genitori non si prendono affatto cura dei loro figli. Si possono paragonare alla struzzo che scava nell’arena del deserto, vi depone le uova, le copre e se ne va lontano. Quelle uova si fecondano da sé e vengono fuori i piccoli struzzi, che non conoscono niente, neppure i loro genitori. Lo struzzo ingoia le pietre ed il suo stomaco è capace di digerirle. Così fanno i genitori: vedono i figli sbandarsi, tutto ingoiano e tutto digeriscono senza dire mai niente. Conclusioni: la riforma deve partire dalla scuola, non dal lievito dei Farisei e dei Sadducei, sepolcri imbiancati vari, che lavano l’esterno del bicchiere, mentre l’interno è pieno di rapina e di ingordigia. Dobbiamo adeguarci, giustamente, all’Europa. Caterina II di Russia aveva fondato una ventina di scuole superiori e qualche centinaio di scuole elementari. Un giorno il governatore di Mosca si lamentò che le scuole erano poco frequentate. Rispose: Ah! Vi lamentate che i Russi non cerchino d’istruirsi? Ma non è per loro che ho fondato le scuole. Le ho fondate per l’Europa, dove bisogna far credere che ci occupiamo di queste cose. Ma se l’Europa deve all’Italia la maggior parte della sua formazione culturale, a che serve adeguarsi a questa Europa che ha dimenticato le sue origini e sta sprofondando in un buco nero, che non lo vede proprio quello di Ginevra? Il problema, allora – siamo sempre in tema di Russia, che l’Europa non può vedere – come rispose un giorno il direttore dell’Istruzione popolare all’insegnante di storia Antonio Makarenko – non sta negli edifici (nei banchi nuovi, nei grembiuli, nell’Unico), fratello, qui si tratta di formare l’uomo nuovo. L’ho sempre detto io che voi sapete solo leggere e che se vi affidano un uomo in carne ed ossa avete subito paura che questo uomo vi possa fare la pelle. È troppo facile fare una riforma tornando a trenta anni fa. Questa non è una riforma, è una restaurazione. È troppo facile mettere vino nuovo in otri vecchi, rattoppare un panno sdrucito con una pezza nuova. Alla fine la pezza, contraendosi, strapperà il panno e il vino dilatandosi farà scoppiare quei recipienti logori. Sempre così. È più facile ricostruire che costruire! Come è più facile illuminare uno sciocco che una mente saggia.

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Una risposta a “Scuola/ Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino nuovo farà scoppiare gli otri

  1. estrapolo un concetto, la chiave di volta che mai nessuno ha provato a scegliere tra gli arnesi del mestiere.

    “non ci può essere riforma sociale se non c’è riforma della famiglia, dell’individuo, della persona”.

    ebbene: riforma. non restaurazione!

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