SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Francesco De Girolamo [12]

Viaggio dentro i ‘paesaggi interiori’ di 20 scrittori italiani
(rubrica settimanale a cura di M.P. Ciancio – XII appuntamento)

francesco

Scrivere è un atto solitario, intimo e privato. Ci vuoi raccontare che senso ha per te la parola scritta e come vivi il rapporto della scrittura con l’altro e con il mondo esterno?

Francesco De Girolamo è il nostro ospite della settimana:

Non mi appartiene per nulla la scrittura “solitaria”, aristocratica, che non si compenetri con la sostanza più febbrile dell’attività umana, con la sua imprescindibile ricerca di una dimensione reale più vivibile e giusta. Se la scrittura non mira a un risveglio dell’urgenza, nel lettore, di una più nuda verità, di una più concreta libertà della coscienza e dell’agire, di un più profondo rispetto tra uomini e tra popoli, è davvero poca cosa, squisito passatempo e raffinata operazione editoriale e mediatica, nel migliore o peggiore dei casi.
Per contro si deve evitare il rischio, opposto all’estremo, dell’ascetismo tanto intransigente da divenire sterile, dell’integralismo mistico o manicheo; in ciò, il lettore sodale è tramite di una risposta vitale che eviti la minaccia di un alienante solipsismo, di un dorato, quanto vano, esilio nella Parola, di un compiacimento vittimistico, di un’onanistica compensazione esistenziale, anche umanamente comprensibile, ma assai angusta e illusoria, alla fine – se vissuta con effettiva funzione scotomizzante – nella pratica, spesso forsennata, della Scrittura.
Altro rischio, per me, è quello che ci si confini in un arido ruolo specialistico che snaturi la vocazione originaria di autori-artefici di un lavoro rivolto agli altri, ai lettori comuni, che poi “comuni”, spesso, non sono affatto, piuttosto che agli “addetti ai lavori” (questi sì, invece, a volte, davvero molto, ma molto, “comuni”).
Voler offrire, insomma, ogni traccia rilevante del proprio percorso creativo a un vero “lettore, nostro simile”, cercare di fondare con lui e per lui una nuova coscienza critica, attraverso la condivisione della propria ricerca espressiva, non può che comportare una sfida continua di identità e di ruolo, di ricerca di confronto, di auspicata consonanza, di fertile dialettica, di abbattimento del confine tra “la pagina e lo sguardo”, che attraverso la tensione vivificante del Logos, riesca a raggiungere il raro miracolo “letterario” del Pathos.

[novembre, 2008]

NOTA

Francesco De Girolamo è nato a Taranto, ma vive da molti anni a Roma, dove, oltre che di poesia, si occupa di regia teatrale e di organizzazione di manifestazioni culturali.
Ha pubblicato le raccolte poetiche: “Piccolo libro da guanciale” (Dalia Editrice, 1990), con introduzione di Gabriella Sobrino; “Bambocciate” (Edizioni del Leone, 1995); “La lingua degli angeli” (Edizioni del Leone, 1997), con una nota critica di Elio Pecora; “Nel nome dell’ombra” (Ibiskos Editrice, 1998), con prefazione di Gino Scartaghiande; e “La radice e l’ala” (Edizioni del Leone, 2000), con introduzione di Elio Pecora.
E’ presente nelle antologie: “Poesie dell’esilio” (Arlem Edizioni, 1998); “Poesia degli Anni Novanta” (Edizioni Scettro del Re, 2000) e “Haiku negli anni” (Empiria, 2005). Si sono occupate della sua opera, tra le altre, le riviste “Poesia”, “Folium”, “Tempi moderni”, e “Poiesis”.
Suoi articoli letterari e recensioni sono state pubblicati su “Le reti di Dedalus”, “Poiesis”, “La Mosca”, “Polimnia” e su diversi blog e siti specializzati di Poesia e Critica.
Ha collaborato dal 1994 al 2000 con l’organizzazione di “Invito alla lettura” a Castel Sant’Angelo e nel 2006 con il “RomaPoesia – Festival della Parola”.

(foto in alto, Francesco De Girolamo)

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35 risposte a “SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Francesco De Girolamo [12]

  1. Esatto Francesco, un artista (in questo caso uno scrittore) ha un modo di sentire, di essere, di percepire diverso da tutti gli altri. Tutto quello che parte dalla sua testa passa inevitabilmente dal cuore ed è questo che deve donare agli altri: le sue emozioni.
    se uno scrittore scrive per se stesso o solo per lavoro allora non può più considerarsi tale…
    un caro saluto e complimenti
    Moni

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  2. Francesco esprime con chiarezza i rischi della poesia. Parla da poeta sia ai poeti che ai lettori. Mi sembra che il suo chiaro discorso ci confermi, alla fine, in una convinzione: che ogni lettore deve poter essere coautore del testo poetico. Ogni buona poesia ha questa umile ambizione: una pluralità di autori, l’infinito autore.

    Un caro saluto
    Antonio

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  3. “Noi dobbiamo accettare il peso di questo tempo triste. Dire ciò che sentiamo e non ciò che conviene dire”, W.Shakespeare.
    Molto vicina e all’unisono alle parole di Francesco De Girolamo ne apprezzo il verbo reale, la sincerità che si fa cifra nelle sue risposte. La convenienza apparentemente vince, trionfa nell’apparenza del breve periodo, in realtà porta alla sconfitta interiore, porta alla menzogna reiterata e calcolata, ti mangia il cuore e l’anima.E’ qui, in questo deserto dell’anima,che la parola scandalosa – perchè sconveniente – del poeta può risvegliare ciò che sembrava perduto: il dialogo. Da ciò le parole circolano, si trasformano e tutti, scrittori e non, avranno il loro meraviglioso scambio.

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  4. Come hai ragione, Monica…mi permetti una citazione da “Il sapore della neve” di una certa…Monica Bianchetti? E’ un romanzo uscito in questi giorni, che mi è piaciuto moltissimo.
    L’ Autrice, nella sua nota conclusiva, riferisce: “Molto spesso mi viene chiesto: come si fa a scrivere un libro?
    Non so se esista un metodo, una regola, una scuola che insegni a farlo. […]
    Forse si scrive per amore, per tristezza, per felicità, per condivisione o solo per non essere dimenticati… […]
    Non mi è possibile far capire come le parole affiorino e si depositino sulla carta…”
    Scherzi a parte…anche se non sai come sia successo, le “tue” parole hanno fatto il miracolo, perché il libro è bellissimo; e questo è quello che conta. Non vedo l’ora di poterne parlare più diffusamente, come il romanzo merita…come tu meriti.
    Grazie infinite; e complimenti a te.
    A prestissimo.
    francesco

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  5. Oh, sì, Antonio: “l’infinito autore”…”la pluralità”. Ma mi viene in mente anche “Il giovane Holden” di Salinger, in cui il protagonista valutava il suo grado di vicinanza con l’autore di un libro letto…con il suo desiderio di fargli una telefonata.
    Io ho fatto diverse telefonate ad autori amati, soprattutto poeti, nella mia vita, con alterni risultati, dal punto di vista umano. Ne ho anche ricevuta qualcuna; e spero proprio che il mio stupore e la mia emozione non abbiano deluso l’intraprendente, meraviglioso “lettore” del momento. (Entrambe le circostanze non sono molto recenti; ora i contatti sono via e-mail…non so se sia un bene, senza l’emozione della voce all’altro capo del filo.)

    Un caro saluto.
    francesco

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  6. Grandissima Gabriella, risponderò a questa tua esemplare testimonianza con un’altra citazione, dal tuo straordinario libro “Essere lo spazio vuoto tra due righe”:

    “Ho scritto idealmente sul corpo, sfogliandolo come una pagina bianca, pensandolo come una superficie di scrittura in cui s’incontrano e si sovrappongono tutti i segni possibili.
    Il linguaggio del corpo sa parlare, a volte non esistono parole per le sfumature impalpabili delle emozioni, così le parole si sono intrecciate e hanno creato una nuova armonia.
    Corpo come un diario aperto, una carta d’identità di appartenenza.”

    Grazie.
    francesco

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  7. Solo una precisazione -e lo faccio da qui – gli aggettivi “solitario, intimo privato” sono riferiti ad uno spazio fisico e interiore, quello che ci consente di portare alla luce ciò che giace ai margini di noi stessi e della società. Ciò che facciamo lottando in solitudine, è sempre un atto assolutamnte pubblico!
    Aggiungo poi che condivido con Francesco il rischio della poesia solipsistica e sterile del poeta chiuso in una gabbia di cristallo, ma anche quella anacronistica -e non lontana dalla prima- del poeta vate.

    Ringrazio caramente Francesco per l’intervento e naturalmente tutti voi per la partecipazione e i commenti, sempre attenti e stimolanti.

    A presto Mapi

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  8. solo ora ho un attimo di connessione..nessuna citazione, francesco, dovrei citare te, e non è il caso, abbondantemente le tue parole ed il senso dato alla poesia mi raggiungono, come sempre. un abbraccio, antonia p.

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  9. Non si può non essere d’accordo con le parole di Francesco che, pur necessitando l’argomento di ben altro spazio di confronto e magari anche di intelligente scontro, puntano (e centrano) al cuore del senso e del significato dell’essere poeti,
    C’è una frase che ho già citato altre volte di Bukowoski che dice “Scrivere poesie non è difficile: molto più difficile è viverle”. Un’affermazione chee sento profondamentee in me, e che mi riporta al divario che c’è a volte tra le nostre convinzioni, ideali e anche fedi religiose e poi la lora applicazione pratica, concreta nella vita di tutti i giorni. Voglio dire sulla carta è bello esere tutti fratelli e solidali con i più deboli ma poi magari accade che se li si incontra sulla nostra strada ce se ne allontaniano schizzignosi o li si tratta con diffidenza. Quando poi anche tra “simili” e (quasi) uguali i rapporti sono spesso fondati su convenienze, opportunismi e ipocrisie. Ma sto andando fuori tema nel senso che poi il poeta, come è emerso in questo spazio è qualcuno di ben più complesso e spesso inafferrabile…
    Un abbraccio a tutti, Lucianna

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  10. francesco, nell’aderire a ex libris e tra i primi, ha confermato che la Poesia è atto d’amore verso il proprio “io” in eterno conflitto con possibili confronti verso linguaggi altri.. scrive non solo benissimo (grammatica e sintassi) ma con il cuore secondo ciò che il mio maestro, j. itten, sosteneva nel “fare” pittura e non è semplice.. ciao francesco spero di poterti conoscere personalmente quanto prima con le amiche e amici comuni che abbiamo a roma..
    roberto che si congratula con maria pina per questi suoi “incontri” sempre attenti e precisi..

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  11. Certo, Maria Pina, anche il mio riferimento iniziale a una scrittura “solitaria” e aristocratica era rivolto a una vocazione, diffusa in parecchi ambiti, anche sostenuti da certa critica, di tendenziale scarsa empatia con il lettore, alla ridotta attenzione verso la sua risposta emotiva. Basta sfogliare alcune riviste, sedicenti “rigorose ed avanzate”, per me del tutto conformiste e “altamente” noiose…
    Ma naturalmente, per essere portatrice di una qualche valenza poetica universale, ogni urgenza espressiva non può che attingere alla sfera del proprio intimo più riposto e bruciante.
    Non certo all’aria fritta che circola in questi pseudo- specialistici trimestrali o quadrimestrali, “iniziatici”, verbosi e altisonanti, purtroppo sempre più accreditati nella loro autoreferenziale supponenza.
    Grazie a te, di tutto. Anche di questa opportunissima precisazione.
    francesco

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  12. Grazie, Antonia, del dono prezioso della tua attenzione, della tua stima e della tua amicizia; che ricambio incondizionatamente.
    A prestissimo.
    Un grande abbraccio.
    francesco

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  13. Molto ricco di spunti interessanti, Lucianna, il tuo composito intervento. Il tuo “andare fuori tema” propizia, io trovo, prospettive più ampie e “spinose” della questione; merita senz’altro una disamina più ampia, alla quale non mancherà occasione di tornare.
    Grazie, carissima.
    francesco

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  14. Caro Roberto, un mio amico pittore mi scrisse una volta, come dedica di un suo catalogo che mi donava ad una mostra collettiva: “Sarebbe bello dipingere come tu scrivi.”
    Permettimi, in tutta sincerità, di rivolgerti questa frase, ribaltandola: “Sarebbe bello scrivere come tu dipingi.”

    Grazie infinite. E a presto, di sicuro.
    francesco

    Mi piace

  15. Caro Roberto, un mio amico pittore mi scrisse una volta, come dedica di un suo catalogo che mi donava ad una mostra collettiva: “Sarebbe bello dipingere come tu scrivi.”
    Permettimi, in tutta sincerità, di rivolgerti questa frase, ribaltandola: “Sarebbe bello scrivere come tu dipingi.”

    Grazie infinite. E a presto, di sicuro.
    francesco

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  16. No, Paolo. Non volevo riferirmi precisamente a quelle due, ormai “consacrate”, storiche riviste-icone, quasi “intoccabili”, perciò, che hanno avuto ed hanno ancora, in parte, una loro indubbia, plausibile identità, pur nella loro marcata linea di tendenza, piuttosto cattedratica e assolutistica…ma a diverse altre, assai più velleitarie e, direi anche, più “settarie”.
    E poi “Anterem”, se non sbaglio, mi pare sia un semestrale.
    Io non ho fatto mai riferimento a nessun semestrale… 😉
    francesco

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  17. Caro Francesco, grazie per avermi segnalato questa tua riflessione che mi piace molto. Ammiro la tua capacità di incontrare, attraverso ciò che abbiamo di più vero e bello, e sofferto, la poesia. Un viaggio in territori sconosciuti, senza mappa senza paracadute. La tua scrittura custodisce la speranza e la rende visibile. Tuo affezionato Antonio M.

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  18. “Territori sconosciuti” in cui si spera di poter ancora lasciare quei “segni” che riescano, come “semi”, a germinare in quella che la mia amata Maria Zambrano chiama “la ragione fecondante”.

    Grazie, carissimo Antonio.
    francesco

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  19. caro Francesco è la passione che traspare sempre dalle tue convinzioni e dal tuo pensiero che si fa tuo tratto distintivo e peculiare, e che mi ti fa sentire così vicino, in consonanza.
    grazie dal cuore

    rita

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  20. Forse quella voce segreta cui riusciamo, a volte, a dar corpo nella scrittura, è quanto ci spinge e riconoscerci, per farci forza nel nostro percorso, inconciliabile con qualsiasi compromesso, con qualsiasi illusione di legittimazione di ascolto, che non sia da conquistare ogni giorno sul “campo”, qualunque esso sia, accanto a chiunque non sia ancora rassegnato alla barbarie delle parole che nascondono, ingannano e confondono; parole del potere e della “morte al lavoro”.
    Grazie infinita a te, cara Rita.

    francesco

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  21. “Grazie infinite a te” o “Grazia infinita a te” ?
    Quando cominciano i refusi…è tempo di andare a far riposare un po’ gli occhi e spegnere il pc qualche per qualche ora.

    Ma prima, riguardo allo spunto di questa rubrica ed alle differenti testimonianze che si sono susseguite, vorrei citare una brevissima poesia di Humberto Ak’abal, guatemalteco:

    “La poesia è fuoco
    brucia dentro di te
    e dentro l’altro.

    Altrimenti può essere tutto
    ma non poesia.”

    (da “Tessitore di parole” – Le Lettere, Firenze 1998)

    Grazie a tutti.
    francesco

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  22. “Se la scrittura non mira a un risveglio dell’urgenza, nel lettore, di una più nuda verità, di una più concreta libertà della coscienza e dell’agire, di un più profondo rispetto tra uomini e tra popoli, è davvero poca cosa, squisito passatempo e raffinata operazione editoriale e mediatica, nel migliore o peggiore dei casi.”
    Ho molto apprezzato questa affermazione di Francesco,anche perchè ho avuto modo di riscontrare il suo modo di incarnarla nel suo “verbo poetico”; condivido la sua assimilazione tra poesia e verità, che io interpreto come ricerca di una propria verità – magari attraverso quella inevitabile finzione con la quale dobbiamo inevitabilmente confrontarci nel trascrivere ciò che spesso è ai limiti dell’indicibile.
    Un caro saluto
    marina R.

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  23. Buongiorno, Buongiorno! Finalmente arrivo, un po’ trafelata, ma ho trovato la strada.

    Forse si scrive per amore, per tristezza, per felicità, per condivisione o solo per non essere dimenticati… […] ecco io sono d’acordo su questo: in primis si scrive a e per se stessi, per malinconia, per bisogno di capire che cose preme dentro la mente e il cuore tanto da volerne uscire furiosamente. Ma poi, anche se il poeta è un uomo solitario, piegato su se stesso (questo è lo stereotipo del poeta, perchè , alla fine, ci sono poeti solari e sorridenti e qualcuno, perfino, ‘buffo’- in senso positivo, naturalmente), alla fine la poesia diventa discorso universale, parola ecumenica che tutto e tutti coinvolge nel suo significato più intimo.
    Bellissimo curriculum, il tuo, Francesco, complimenti !

    un abbraccio a tutti

    Blumy

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  24. Il mio curriculum è frutto della mia incapacità di star fermo, carissima Blumy. 🙂
    Sono d’accordo su quanto dici riguardo al carattere dei poeti, o di chi, comunque, si arrabatta per la poesia: io, per esempio, sono MOLTO buffo. E non mi dispiace affatto di esserlo.
    Grazie di essere passata, con la tua sottigliezza e e la tua simpatia.
    Un abbraccio.
    francesco

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  25. Grazie a te, impagabile e instancabile Mapi, dell’occasione staordinaria di confronto sulla nostra attività e il nostro, sempre più emarginato, ambito. Situazioni come queste, però, rincuorano molto.
    Grazie anche a tutti i preziosi interlocutori.
    Un abbraccio grande.
    francesco

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  26. E’ davvero ben ardua cosa spiegare da sé di sé, quando poeti, sul proprio poetare, poi:al limite della vertigine.
    Meglio capire dal testo, certo; tuttavia quando questo arduo sforzo si fa parola ancora, carne e parola di carne.. merita rispetto.Nel caso di Francesco, qui si sente tutta la faticosa molto “scelta” di non stare nelle opposizioni,per la parola pura, per la parola impegnata etc.
    Mon semblable mon frére, tuttavia è il manifesto-appello, dove si acquietano tutte queste ormai superate, io credo dicotomie e domande, che rispondono non scoprono.
    Quanti bellissimi echi rileggendo i nomi dei prefatori: Elio Pecora , l’amatissimo Gino Scartaghiande, molto più che amici, fratelli,e che mi presentarono a Roma, in occasione del mio ultimo “Album feriale” e per “Estranea (canzone)”.
    Grazie Francesco, per la tua vita che non sa stare ferma dove, come ricorda Lucianna, più difficile è vivere, il dopo a seguire.
    Maria Pia Quintavalla

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  27. Cara Maria Pia, quanta intelligenza levigata del cuore nelle tue limpide – così nette, per profondità di campo – considerazioni.
    Grazie della generosa sosta; e della luce sussurrata dal tuo sguardo.
    francesco

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