SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Eleonora Bellini [15]

Viaggio dentro i ‘paesaggi interiori’ di 20 scrittori italiani
(rubrica settimanale a cura di M.P. Ciancio – XV appuntamento)

eleonora-bellini

Scrivere è un atto solitario, intimo e privato. Ci vuoi raccontare che senso ha per te la parola scritta e come vivi il rapporto della scrittura con l’altro e con il mondo esterno?

Vi proponiamo questa settimana l’intervento di Eleonora Bellini da Belgirate:

Perché scrivo? Mi è difficile spiegarlo, anche a me stessa. Forse scrivo perché da bambina leggevo molto (fino ad essere rimproverata per questo: a chi legge troppo si rovina la vista, si incurvano le spalle; una bambina deve uscire a giocare, correre, oppure imparare cose utili come lavorare a maglia o ricamare) e i libri mi facevano compagnia nelle lunghe ore di un’infanzia e di un’adolescenza da figlia unica e tuttavia felici. I libri non se ne andavano, restavano con me, erano sempre disponibili ad essere aperti, a parlare-vivere in mia compagnia. Forse scrivo perchè adesso lavoro in una biblioteca e i testi scritti – anche se ora so che non possono essere espressione di quell’assoluta perfezione che vi vedevo un tempo e che la favola non esiste – mi sono ancora compagni quotidiani. Forse scrivo per capire, perché la scrittura propria – la “scrittura scritta” ancor più di quella altrui, “la scrittura letta” – costringe a fermarsi, ad approfondire, rivedere, rimeditare, oltrepassando le apparenze e a ricercando l’essenziale. E l’essenziale è una caratteristica imprescindibile della poesia.

Poi capita anche che scrivere sia rifugio e salvezza: dal dolore intimo e privato e dai grandi dolori del mondo. Sia una forma d’azione e di riscatto, nei tempi felici come in quelli duri. Sia quello che so e posso fare, non solo per me. Che sia, insomma, una timida ed imperfetta forma di pietas.

E, infine, scrivere è come il blu dalle gradazioni infinite nel giorno: da quando il pallidissimo e lattescente azzurro del cielo del primo albeggiare si fa via via più vivo nel mattino, trascolora fino al blu più intenso del meriggio, si perde nel violetto del tramonto per morire poi nell’assenza di colori della notte. Il blu è negli sguardi umani, nei fiori, nelle gravide ortensie e nei minuscoli fragilissimi nontiscordardimè. La parola scritta – e naturalmente anche la parola letta, gli scritti altrui che facciamo nostri, che ci meravigliano e ci sono affini – può rimanere silente, ma non ci abbandona. Dura, ci attende, la ritroviamo.

[novembre, 2008]

NOTA
Nata a Belgirate (VB), laureata in filosofia all’Università degli Studi di Milano, ha insegnato per alcuni anni nelle scuole medie ed è attualmente direttrice di una biblioteca pubblica.
Tra le principali pubblicazioni di poesia: Metadizionario, Lalli 1980; Note a Margine, Premio Albisola Giovani – Seledizioni 1980; Tracce, con prefazione di Vico Faggi, Sabatelli – Quaderni di Resine 1993; Agenda feriale, Premio Rhegium Julii 1997; I nemici svegli, con presentazione di Ariodante Marianni, ArtEuropa 2004; Il rumore dei treni, Book, 2007. Ha inoltre pubblicato opere di narrativa (I sei giorni del sole. La spedizione di Carlo Pisacane a Sapri nel racconto di un bambino, Laser 2000; Fuori dal nido, NonSoloParole, 2003) e si è occupata di traduzione (Tra le altre: J. Daniélou, Diari spirituali, Piemme 1998; L. M. Sinistrari, Sortilegium, in “Quaderni Borgomaneresi/2 – Borgomanero magica”, 1999; A. de Lamartine, Ditemi il vostro segreto. Carteggio con Giulia di Barolo, San Paolo 2000; A. Cerruti, Tre poesie, Borgo Ticino 2000 e Poesie religiose in “Quaderni Borgomaneresi/4 – Borgomanero sacra”, 2001; R. Stainville, Il grande male, San Paolo 2008). Cura le pubblicazioni della biblioteca in cui lavora, nella quale tiene laboratori di poesia per bambini e ragazzi. In rete: http://culturalborgo.splinder.com ; http://utenti.lycos.it/eleonorabellini ; http://leletturedidonchisciotte.blogspot.com e altri.

(in alto, Eleonora Bellini- foto di M.P. Ciancio)

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7 risposte a “SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Eleonora Bellini [15]

  1. Significativa la sintesi finale: “La parola scritta … può rimanere silente, ma non ci abbandona. Dura, ci attende, la ritroviamo”. Condivido inoltre quello che Eleonora dice sull’ essenzialità della/nella poesia. Invidiabile infine il mestiere di bibliotecaria…

    Saluti cari

    Antonio

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  2. Si scrive per innumerevoli ragioni, sottolinea nel suo intervento Eleonora:

    si scrive per capire, oltrepassando le apparenze e ricercando l’essenziale;
    si scrive anche per rifugio e per salvezza dal mondo e da se stessi;
    si scrive accogliendo le mille ‘sfumature’ della vita che ci sta intorno.
    *
    Ringrazio Eleonora per aver patecipato a questa iniziativa e per aver tentato di di-spiegare con noi il senso della scrittura.
    A presto
    Mapi

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  3. penso che scrivere sia praticare l’abbandono, è come stare in terra d’esilio volontariamente. Scrivere, non è sanare ma anzi, è guardare e guadare i lembi di una ferita che resta sempre aperta e, al suo interno, si amplifica, anche se, la vista non traguarda ciò che tra le due rive guarda la scrittura. Ho letto alcuni testi di Eleonora Bellini avuti da una carissima amica comune, ho cercato poi in rete, sia nella sua HP che in altri siti e ancora oggi la seguo con grande interesse, riscontrando nella sua andatura passi che sono anche nei miei. Grazie per questo invito,ferni

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  4. “Forse scrivo per capire, /…/ perché la scrittura propria /…/ costringe a fermarsi, ad approfondire, rivedere, rimeditare, oltrepassando le apparenze e a ricercando l’essenziale.”

    Solo questo basta a legittimare e giustificare la dedizione di una vita alla scrittura, a prescindere dalla sua qualità e dall’apprezzamento della stessa da parte dei lettori.

    Grazie ad Eleonora.

    Giovanni

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  5. che bello il tuo scatto maria pina: fa emergere la “bellezza interiore” di questa Donna che sa porsi in metamorfosi continua dall’evolversi del bleu ciclico.. mi piacerebbe approfondire la sua conoscenza e invitarla, se le va, ad aderire a ex libris che continua a fascinare le autrici e gli autori che ne restano colpiti..
    roberto matarazzo

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  6. Grazie a tutti i commentatori, gentili e comprensivi; perché spiegare il motivo per cui si scrive è difficile e credo, poi, che alcune motivazioni profonde rimangano comunque nascoste. C’è anche il desiderio di una vita “altra”: una pagina finita bene, dei versi compiuti, da non rivedere più, un libro – anche altrui, ma curato o tradotto da noi – che esce corretto e fa la sua strada… trovo in questo un po’ di consolazione in un momento della nostra storia e vita nazionale tanto grigio e scoraggiante. Preoccupante, anche. In questi giorni nella biblioteca in cui lavoro sono esposti alcuni antichi libri (stampati far il 1493 e il 1711): carte e inchiostri e pensieri, materiali fragili tutto sommato, che hanno fortunatamente e di sicuro anche fortunosamente sfidato i secoli. Sono una consolazione, un frammento di piccola eternità. Libri (però non sempre il mestiere di bibliotecaria è invidiabile: c’è anche la burocrazia, l’ansia dei libri non letti…). Carissimi saluti.

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