SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Rita Bonomo [18]

 Viaggio dentro i ‘paesaggi interiori’ di 20 scrittori italiani
(rubrica settimanale a cura di M.P. Ciancio – XVIII appuntamento)

rita-bonomo

Scrivere è un atto solitario, intimo e privato. Ci vuoi raccontare che significato ha per te la ‘parola scritta’ e come vivi il rapporto della scrittura con l’altro e il mondo esterno?

L’esperienza della scrittura nell’intervento ‘creativo’ di Rita Bonomo:

Occorre pensare allo scrittore (o al lettore, ma è la stessa cosa) come ad un
uomo smarritosi in una galleria di specchi: c’è un’uscita dove manca la sua
immagine e lì c’è il mondo –
Roland Barthes

-No, non sono stata io!-

Questo è solita dire. Questo il suo attestato d’innocenza.
Ciò non è certo meno rilevante d’una dichiarazione di colpevolezza ma, è vero -non è stata lei-, è l’altro che, armato della parola scritta, compie il reato. Parola attinta a piene mani dal disordine d’una realtà, per ella -nella realtà-, incomprensibile.

-No, non sono stata io!-

dichiara dunque l’incolpevole.

(E’ lui, ci si è rannicchiato
dentro la mia tasca
mi ci sono rannicchiata
-insidiandoci-)¹

Ella è così che s’aggira tra i meandri dello sconcertante zibaldone. Per non esser riconosciuta vi si aggira con abiti diversi da quelli che solitamente indossa. Vi si aggira mascherata ora da Cantatessa, ora da usignolo; una volta da Giudicessa, un’altra da rea confessa; un’altra da cristianuccio per poi, da Orco, varcar la soglia e rimangiarsi di nuovo. Presidia il luogo del delitto, l’ignara, lo presidia con uno, nessuno e centomila cannibali della di sé integra altra. E, da lì dentro, disseminando indizi, contamina i luoghi del misfatto per dirsi estranea al fatto, stranita, alienata, quantunque innocentemente altra persona da quell’altra.
Ella traccia la scia del Grande Strascico per indicare la via. Poi, indossata un’altra veste, svia ancora lanciando il nuovo cherchez la femme per farsi rintracciare, salvare -forse- dalla di ella altra figurante.

-No, non sono stata io!-

Si trasla, l’innocente, nel reato reiterato dalla sua compresenza. Si pecca e s’appartiene -possedendosi orgiasticamente- dopo esser stata posseduta da ogni possibile altra se stessa; poi si consuma -ospite sbranata- dalle sue gradite ospiti.

(è lui, ci si sono rannicchiati
dentro la mia tasca, mi ci sono rannicchiata
tintinnandoci gli uni sugli altri)
²

Da dentro il suo cul de sac riordina il caos foggiando, con lucidità schizofrenica, ogni possibile altra se stessa. Ella è la grande accerchiata cieca, si disseppellisce -spuria marionetta- si contempla nella cerchia e con benedetta boria si distingue, eccelle -dice, dicendosi di quel luogo natìa- per aborigeno ingegno, perciò inconsapevole. Poi trascende in altro possibile avamposto in cui custodire l’anticipazione dell’ennesima verità da cui -sgamata- sussurrare:

-no, non sono stata io!-

(è lui ci si è rannicchiato
dentro la mia tasca
mi ci siamo rannicchiata
mascherandomi in un bisbiglio chiassoso)
³

E’ che Ella -lì dentro- ridonda intimamente trasposta. E da lì dentro s’intima di dirsi altra -cioé se stessa- ed è lì dentro che -innocentemente- ammorbata spia la colpa da estirpare.

Ella è lì dentro che dice a tutte le altre:

Riponetemi nel mio cul de sac
-se credete-
lì -tra i rondò del silenzio
e i portaritratti vuoti
delle vostre facce vuote
farò certo meno rumore

Ed è strano non fosse carnevale
ma faceva freddo da rivestirsi
e piano piano
andarono via tutti sfilando

-ma che bella infornata!-4

_________________
¹, ², ³ Obsidere- coro obliquo. dìri dìri dànna
Mascherata-cherchez la femme, dìri dìri dànna

NOTE
Rita Bonomo vive e lavora a Sassari. Diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti, collabora con alcune compagnie teatrali. Ha partecipato ad alcune mostre collettive e personali. Tra le ultime I Mestieranti (2003) e Le Fate Ignoranti ( 2004), dove i supporti, i materiali e la stessa scrittura del testo si fanno polimaterico parlante. Ha ideato e progettato per Magnum-Edizioni Le Prefìche, una collana laboratorio in cui autori, artisti figurativi, attori teatrali e musicisti convergono in un unico movimento di interazione contaminante allo scopo di liberare l’individualismo dall’autocelebrazione fine a se stessa.
Ha Pubblicato poesie su riviste e antologie ed è uno degli autori di RIE, Magnum-Edizioni (2005). Per Liberodiscrivere ha pubblicato dìri dìri dànna (giugno 2006) e, in veste di co-autore, una parte conversativa dal titolo esprit—le famiglie e i cordoni all’interno di Donne- (don)o e (ne)mesi di Enzo Campi (luglio 2007). Appare tra i sei poeti di cui si è occupato Enzo Campi nel suo testo di critica letteraria Gesti d’aria e incombenze di luce (liberodiscrivere edizioni, giugno 2008).
Di prossima pubblicazione un dramma in poesia dal titolo Grande Sproloquio Spartiacque. Ultimamente lavora con parsimonia al suo ultimo testo inedito L’Ospite Sbranata.
Girovaga e performer, collabora in qualità di interprete, con nuoviautori.org e oboesommerso.

(foto in alto, Rita Bonomo)

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10 risposte a “SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Rita Bonomo [18]

  1. la scrittura come scena e sceno-grafia,come atto furtivo, creato attraverso un es-proprio dal mondo comune (ma è davvero così il mondo?),improvvisa dichiarazione, balenata tra le ombre,vere artefici del segno,dell’impronta. Rac-cogliere in flagrante l’es-pressione che striscia,nella parola e sfuma nei pensieri senza dichiararsi,senza chiarirsi mai aperta-mente, se non in ripetute sedute, pro-gnosi,senza togliere-sciogliere il velo a Maya. Ringrazio per questo pezzo che mi piacerebbe ospitare anche nel mio blog.Dunque ne faccio richiesta a Maria Pina e anche a Rita Bonomo. fernirosso

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  2. rita bonomo da idea, fin da quando ho avuto modo di percepirla, di essere donnartista di spessore notevole e bella sensibilità umana e culturale, anche lei ha aderito a questa follia ex libris, ma senza le nostre follie si può essere persona ideativa? colgo occasione per inviare i miei auguri sinceri per niuovo anno denso di colta ricerca..

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  3. Per Rita la scrittura è decisamente “messinscena”, puro teatro come rileva anche Ferni e paradossalemnte quell’Io che monologa, gorgheggia e gargarizza è un collettivo affollato, l’umana stirpe con la sua folla di maschere identitarie da costruire e svelare, da cercare e abbandonare. Su questo fondale s’inserisce la dimensione a metà tra il neo-barocco e il patafisico della scrittura di Rita, dove sedimenta, dolente ma mai doma, un’autentica cultura *popolare”, di cui l’autore/autrice è solo, giustamente, porta-voce. Un abbraccio e tanti auguri a tutti da questo bel blog, Viola

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  4. Stasera, come ieri sera, come domani probabilmente, non è facile -per me- lasciare un ulteriore intervento sotto questo tema giratomi da LucaniArt attraverso Maria Pina.
    Sono felice però che ne sia stato colto l’intento. Credo che raccontarsi in una forma che non sia quella che -in definitiva- si utilizza in ogni brano che ci possiede sia un po’ come contaminare la premessa che questo spazio pone: scrivere è un atto solitario, intimo e privato. Così è per me.
    Ho riflettuto molto su ciò che avrei voluto dire quando Maria Pina mi ha esteso il suo invito. Alla fine ho scelto il modo che è più vicino al mio modus: raccontarlo attraverso terzi ovvero attraverso la mia natura di autore e verso cui, nella realtà, nutro un certo distacco.
    La messinscena dicono Viola e fernirosso; la maschera dice Antonio. Quella che, nella vita di tutti i giorni, in quella realtà incomprensibile, porta l’incolpevole, dico io. 🙂

    Ringrazio -in ordine di apparizione- 🙂

    fernirosso che ringrazio doppiamente per la richiesta che fa del testo (che -per mio conto e di tutte le altre- è concesso.):)
    il telegrafico Rocco 🙂
    il sempre presente e affettuoso Roberto.
    l’attenta e acuta Viola (mia Splendente!)
    e il costante e preciso Antonio

    non ultima in ordine d’importanza Maria Pina che, per l’ennesima volta, mi recupera da uno stato di torpore con questo graditissimo invito.

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  6. Le maschere, i fuguranti, sono modi di scoprire e di inventare modi diversi di essere vivi, di uscire dalla visione univoca e costante del mondo e di noi stessi. Credo che proprio in questa visione “teatrale” della scrittura di Rita, il sè e l’altro (o altro sè), trovino il terreno comune, la stanza, la scena dell’incontro-scontro, la libertà di azione, di esistere (coesistere), nella loro interazione dialogica e umana, per scoprire che nel gioco del “pagliaccio” il passo dal riso al pianto è davvero breve.
    Grazie cara Rita e grazie a tutti gli amici di passaggio, che hanno avuto la bontà di fermarsi e di renderci partecipi delle loro impressioni. Mapi

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  8. oh, la mia amata 🙂
    un tempo scriveva nelle sue note biobibliografiche che si faceva “vedere in giro con un certo lr carrino”. certo, mò è più di un annoche non si fanno più cose assieme, me per motivi belli 🙂 (vedi alla voce Berenice 🙂
    ma tanto riprendiamo quest’anno, Berenice included 🙂

    conosco abbastanza i tuoi ‘ingranaggi’, ti ciritrovo tutta qui dentro, rituzza mia 🙂
    un bacio a te e un saluto a Maria Pina.

    p.s.: come sempre, “sei stata tu!” :)))

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