SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Giovanni Nuscis [19]

Viaggio dentro i ‘paesaggi interiori’ di 20 scrittori italiani
(rubrica settimanale a cura di M.P. Ciancio – XIX appuntamento)

nuscis

Scrivere è un atto solitario, intimo e privato. Ci vuoi raccontare che significato ha per te la ‘parola scritta’ e come vivi il rapporto della scrittura con l’altro e il mondo esterno?

Giovanni Nuscis ci racconta questa settimana il suo rapporto rigoroso, etico e morale con la scrittura:

Della parola scritta è stata superata, nel tempo, la necessità delle origini: di fissare e memorizzare su un supporto durevole la parola orale; in letteratura, nello specifico, quella che attraverso i cantori (aedi) narrava la storia e il destino di un popolo o, medianicamente o profeticamente, la volontà degli dei presente e futura. La poesia lirica era anch’essa orale, originariamente, attraverso il canto e l’accompagnamento di strumenti a corda.
Nella religione ebraico-cristiana, il Vecchio e il Nuovo testamento hanno fissato dopo lunga tradizione orale la parola di Dio e le origini simboliche del mondo. Grazie ai racconti dei profeti e degli evangelisti serbiamo così memoria degli insegnamenti di Dio, della sua voce multiforme (da ultimo, per il tramite di Cristo suo figlio), della sua legge. Le sacre scritture erano dunque finalizzate alla trascrizione del vero, con parola sobria ed essenziale, e alla sua perpetuazione e diffusione.

Lo scrivere, per quanto mi riguarda, non dimentica queste origini della “parola scritta”, e in parte tende a compendiarle oscillando tra memoria recente e passata, volo immaginifico e metafisico, giocosità e sacralità, pelo d’acqua e abisso, chiarezza e mistero escatologico. Una parola idealmente sobria, essenziale, e al contempo espressiva.
Mettersi in gioco fino in fondo, nella scrittura, è da intendersi perciò in senso sia ludico che etico, maturando una lingua che si confronti con la verità interiore e, non di meno, con le visioni e fantasie che transitano in noi; assecondando così il definirsi di immagini e suoni; consapevoli, sempre, che la parola è tutto e nulla, nell’infinitesimalità cosmica che nessuno esclude.

La “parola scritta”, come atto comunicativo, sancisce e disvela la nostra apertura verso l’”altro”. Ma per apertura non deve intendersi il piegamento dei temi e della forma testuali al gradimento ipotetico del lettore, ingenuo o scaltrito che sia. Così come non si è lettori di tutto, allo stesso modo non si può essere deliberatamente e strategicamente autori per tutti. Certo, se questo avviene tanto meglio, tanto più se si considera lo scarso interesse per la poesia e i libri in genere. Condizione di un rapporto autentico col lettore non è, dunque, l’accondiscendere dell’autore ai suoi gusti, ma la rispondenza e fedeltà del lavoro artistico al sistema di valori dell’autore stesso; un poiein deontologicamente rigoroso che s’invera a partire proprio dalla dimensione artigianale, ascoltando la materia elaboranda con le sue istanze di crescita e di definizione, all’interno di un quadro etico ed estetico.
Dimentichiamo spesso che la nostra identità, prima che culturale e artistica, è biologica, e in continua trasformazione, e non possiamo non assecondarla: su queste diverse identità radica la nostra heimat; da esse soltanto può partire un legame sincero con l’altro che rappresenteremo talvolta o spesso: se si ritroverà nelle nostre parole, se si sentirà da esse rappresentato.

La “parola scritta” non può prescindere dal “mondo esterno” di cui siamo frammenti e simbolo unificante; porzioni infinite dell’Uno senza tempo ad attestare una diversità mai dimentica dei connotati di un comune destino, in equilibrio tra unicità irripetibile di percorso e consonanza di voce e percezione. Lo scrivere è suzione, prima, e restituzione, poi, di questo sentimento del mondo, che oscilla tra desiderio di fusione – per quanto di esso si ama e condivide – e pietà e distanziamento per le “diversità” lontane dalla nostra sensibilità, e ingestibili, pur nell’umana comprensione. La scrittura e la storia repertano la misura dell’oscillazione tra leggerezza e assoluto, tra grandezza e sfacelo, nella finzione letteraria che il tempo trasforma in intangibile verità.

[dicembre 2008]

NOTA
Nato ad Ancona nel 1958, vive dal 1973 a Sassari.
Laureato in giurisprudenza si occupa, attualmente, di formazione.
Ha pubblicato i libri di poesia “Il tempo invisibile” (Book Editore, Castelmaggiore, 2003) (Premio Nazionale di poesia “Alessandro Contini Bonacossi” ed. 2003, per l’opera prima) e “In terza persona” (Manni, Lecce, 2006).
Per la poesia inedita, tra gli altri, ha vinto il Premio Turoldo ed. 2005 organizzato dall’Associazione Poiein (1° classificato). E’ stato anche segnalato al Premio Lorenzo Montano 2008 (22° edizione) per la sezione “Raccolta inedita”.
Suoi testi sono stati inseriti in alcune antologie tra le quali: “Parliamo dei fiori” a cura di Vincenzo Guarracino (Zanetto Editore 2005), “Vicino alle nubi sulla montagna crollata” (Campanotto editore, 2008), curata da Luca Ariano ed Enrico Cerquiglini.
Suoi lavori (poesie, note di lettura e interventi critici) sono stati pubblicati sulle riviste L’immaginazione, Polimnia, Gemellae e Le Muse, e su quelle on line Italia Libri, ORG, Poiein, Sinestesie, Il Convivio, Rotta Nord Ovest, I poeti del Parco, Lingua Siciliana, Parole di Sicilia, Fara.
Fa parte della redazione del blog collettivo “La Poesia e lo spirito” ( http://www.lapoesiaelospirito.wordpress.com ).
Gestisce un blog personale, “Transito senza catene” (www.giovanninuscis.splinder.com) dedicato alla poesia, alla narrativa e all’attualità.”

(foto in alto, Giovanni Nuscis)

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14 risposte a “SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Giovanni Nuscis [19]

  1. Lo sguardo di Giovanni Nuscis sulle ragioni della scrittura si volge dapprima alle sue origini, quindi all’attualità, all’essere autori oggi.
    Credo anch’io, con lui, che “l’oscillazione tra leggerezza e assoluto, tra grandezza e sfacelo” della letteratura contemporanea sia ampiamente confortata dalla nostra esperienza di lettori.

    Grazie a Giovanni per gli spunti che ci offre con questa sua profonda meditazione.

    saluti cari

    Antonio

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  2. Ho letto con attenzione l’analisi del nostro ospite e trovo che esiste una scrittura pre-cedente, a quella che ha richiamato, una scrittura che parte da un segno che è soprattuto luogo, da cui logo,e come tale va attraversato con rischio di vita e di morte. Non sto es-ager-ando,dentro la scrittura ci sono segni che indicano vie maestre antiche, il Me ,Ma, che tutto crea e ri-flette secondo dettami che hanno più a che fare con la geo-metria, pur (t)essendo ego-misure, la eco di una sorgente misteriosa, ancora oggi, dopo secoli di utilizzo del pozzo, attraverso il cavo del suono, il secchio della voce calato uomo dopo uomo e scriba dopo scriba, e l’argano della illusione, o speranza, di riuscire a bere,scri-bere, anche una, una sola verità.Tutto resta nel silenzio, la parola che scrive ogni altra, che la con-figura,che la ordina, resta ancora silenzio. Anche dio resta un segno tra quelli, un segno che tormenta e fomenta la scrittura, il fuoco della parola che incendia il pen-siero di ogni uomo che vorrebbe averlo tratt(at)o in un segno. Cripta e tomba ogni parola re-sta, ancora oggi, soprattutto oggi, qualcosa di morto o che ha a che fare con la morte. Eppure il suo abito è, ha qualcosa di vivo, ancora oggi, come un pane che in sé ha il germe della fecondazione e vive di sé consumandosi,è pianta nel corpo di noi tutti dove produce il sogno-frutto del com-prendere,la mela proibita, non l’altro,il mondo, il dio,l’io del sogno di essere noi,ciascuno di noi, l’artefice ispirato. Ringrazio giovanni Nuscis e Maria Pina Ciancio per la proposta.fernirosso

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  3. sempre ottima la tua scelta tra Autori magari non notissimi! l’Autore che presenti ora mi sembra dotatissimo di spessori e concordo con l’analisi dell’Amica ferni.. un carissimo saluto a giovanni nuscis che, come altri scritticie scrittori, se vuole può aderire a ex libris.. con stima
    r.m.

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  4. Manco un po’ da Internet e devo assolutamente andare a leggere gli ultimi autori che partecipano a questa bella iniziativa.
    COmincio da Giovanni Nuscis, poeta stimato, mio prefattore e amico. Che la scrittura per Gianni sia un atto altamente etico, quasi religioso (nel senso più ampio del termine), lo conferma la sua opera e la sua persona. Piaciuto molto questo intervento e il paragrafo che allaccia la scrittura alle sue origini. Descritto in modo profondo e sensibile anche il rapporto fra l’autore e l’altro, fra l’io e la sua arte, la poesia e il mondo.
    Un caro saluto a Gianni e a Maria Pina
    Daniela

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  5. Giovanni dall’alto delle sue profonde conoscenze, traccia con nettezza la sua “posizione” sulla e “nella” scrittura in un atto “altamente etico”, come dice Daniela.
    Una coscienza “etica” sviluppatissima che colpisce come la bellissima condivisibile e categorica affermazione: “ dimentichiamo spesso che la nostra identità, prima che culturale e artistica, è biologica, e in continua trasformazione, e non possiamo non assecondarla: su queste diverse identità radica la nostra heimat”
    Giovanni senza ombra di dubbio ha le idee chiarissime.
    Un caro saluto a tutti,
    roberto

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  6. Cari Antonio, Fernirosso, Roberto M, Daniela e Roberto C, grazie per le vostre parole.
    Concordo con Fernirosso quando parla di “una scrittura che parte da un segno che è soprattuto luogo, […]dentro la scrittura ci sono segni che indicano vie maestre antiche…” E’ un aspetto importante che non pospone, però a mio parere, quelli da me accennati, ma che apre a esperienze cognitive imprevedibili e fondanti, lungo crinali di senso delle parole, e delle loro combinazioni, per via etimologica e fonico-evocativa. Ogni parola rattiene un mondo e un tempo che si libera, talvolta, nel miracolo della letteratura, “liberandoli” e/o fondendoli con altri più recenti e soggettivi.
    Grazie, ancora, ed un abbraccio.
    Giovanni

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  7. Questa “antichità” della parola carica di simboli che non può fare a meno della molteplicità delle voci che essa stessa porta con sé.
    La parola come identità e restituzione all’altro perciò indissolubilmente legata al suo valore etico.
    un caro saluto Gianni e grazie

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  8. C’è molto in questa riflessione di Giovanni, ma l’idea centrale e cardine che mi sento di estrapolarne è quella relativa al rapporto tra la scrittura e l’altro, con una riflessione molto interessante e condivisa, fondata sul rigore etico ed estetico di ascolto e fedeltà a sè:

    “Condizione di un rapporto autentico col lettore non è, dunque, l’accondiscendere dell’autore ai suoi gusti, ma la rispondenza e fedeltà del lavoro artistico al sistema di valori dell’autore stesso…”

    Nauralmente un grazie a Giovanni e agli interventi (sempre vari e particolarmente “rigorosi”) che hanno consentito di approfondire questo scritto…

    Alla prossima settimana

    Mapi

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  9. Mi è molto piaciuto in questo intervento di Giovanni Nuscis il pensiero della poesia come suzione che dà l’idea del prendere e del nutrirsi nello stesso tempo. Nutrirsi per nutrire. E poi la storia dell’Interlocutore a cui proprio Osip Mandel’stam ha dedicato un breve ma intenso saggio (lo si può trovare in “Sulla poesia”, Tascabili Bompiani, 2003), quell’interlocutore che si protende nel tempo (presente e futuro) e di cui il poea giustamente non deve mai dubitare senza dubitare di se stesso.
    Un caro saluto a tutti e in particolare – naturalmente!- a Giovanni e a Mapi, Lucianna

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  10. Grazie a voi, care Margherita, Lucianna e Maria Pina (che mi ha voluto tra i suoi ospiti) per le vostre parole che integrano perfettamente le mie.

    Mandel’stam, Lucianna, è poeta e studioso a me molto caro, anche per la sua vicenda umana. Proprio nel saggio che citi egli, domandandosi “che cosa dà maggiormente l’impressione minacciosa della follia di un demente” dice: “Nel pazzo ci spaventa soprattutto la terribile, assoluta indifferenza che egli dimostra verso di noi. Non c’è nulla di più terrificante per un uomo della totale indifferenza di un altro uomo per lui.” Ma è interessante anche ciò che segue, sempre sull’interlocutore: “La differenza fra letteratura e poesia è questa: il letterato si rivolge sempre ad un ascoltatore concreto, a un rappresentante vivo dell’epoca. Anche quand profetizza, egli tiene lo sguardo fisso su un suo futuro contemporaneo. […] Lo spirito didattico è il nerbo della letteratura. Perché il letterato ha bisogno di un piedistallo. Ben diverso è il caso della poesia. Il poeta è legato solo all’interlocutore che gli fornisce la provvidenza.”
    Una forma di indifferenza per l'”altro”, a ben vedere, è anche quella verso le opere dei predecessori – rompendo l’ideale rapporto di intertestualità che le lega a quelle che le hanno precedute, accettabile e premiante solo quando è superamento delle esperienze precedenti, non quando è reiterazione di percorsi saturi. L’originalità, a ben riflettere, non sarebbe alla lunga possibile senza la conoscenza e metabolizzazione di molta altra poesia, precendente e contemporanea.

    Un abbraccio
    Giovanni

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  11. Perfettamente e pienamente d’accordo con te Giovanni e con quanto dici in conclusione. Eppure con mio sommo orrore mi è capitato più di una volta di sentirmi dire da qualcuno che scrive che non legge poesia per non farsi influenzare!!! Roba da pazzi! Ciao, Lucianna

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  12. Un ampio discorso quello di Nuscis che s’inserisce saldamente, rielaborandolo, in un orizzonte classico dove la discrezione e cortesia *retorica* si coniuga alla forza che per l’autore è la parola, un caro saluto, Viola

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  13. E’ un discorso assurdo, Lucianna, quello di non leggere per non farsi “influenzare”. Il problema, anzi, è di “nutrirsi” adeguatamente, di letture e di vita in generale. Sarà la nostra mente, naturalmente selettiva, a trarre poi quello, e soltanto quello, che gli è realmente utile per sviluppare. Bisognerebbe invece essere adeguatamente aperti per accogliere tutto il buono possibile. Più il segno è forte e ben radicato – seppure in divenire – e più non vi è nulla da temere. E’ la paura, sempre, a determinare chiusure.

    Il problema vero – soprattutto nell’era di internet e del comodo accesso a libri e riviste – è il nostro nutrimento quotidiano. Maturare una sensibilità tale da intuire, subito, ciò che realmente ci dà diletto e/o ci fa crescere da ciò che invece è nocivo, o inutile.

    Un grazie, e un caro saluto a voi, Lucianna e Viola.

    Giovanni

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  14. Leggo ..e apprendo. Grazie Giovanni.
    La parola scritta che parte dalla nostra identità.. nell’osmosi restitutiva di un sentimento che si equilibra tra opposte ‘realta’.
    Una riflessione ..che porta a riflettere:)

    Saluti cari
    Rina

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