SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Lorenza Colicigno [21]

Viaggio dentro i ‘paesaggi interiori’ di 20 scrittori italiani
(rubrica settimanale a cura di M.P. Ciancio – XXI appuntamento)

lorenzacolicigno1

Scrivere è un atto solitario, intimo e privato. Ci vuoi raccontare che senso ha per te la parola scritta e come vivi il rapporto della scrittura con l’altro e con il mondo esterno?

Questa settimana proponiamo l’intervento di Lorenza Colicigno, che conclude  il viaggio dentro i “paesaggi interiori” di ventuno scrittori italiani (che saranno presto inseriti e pubblicati in un e-book a cura del blog LucaniArt):

Ho ritenuto per molto tempo, nell’adolescenza e oltre, che la scrittura fosse un fatto privato, ma ho appreso, crescendo le mie relazioni con il mondo, a pensare la “mia” scrittura come un fatto pubblico. Ciò non ha mai voluto dire tradire le ragioni più intime e profonde della mia ispirazione, bensì allinearle (brutta parola per una poeta!) con l’altro. La tensione costante, infatti, di tutta la mia ricerca nei temi, nel linguaggio, nello stile, è stato sempre quello di scoprire e attraversare quella linea sottile, appena percettibile, perfino invisibile, che costituisce il confine tra io e tu, tra artista e fruitore, tra scrittore e lettore. Scrivere come dono, scrivere come consegna di un messaggio. Questo è per me scrivere, prendere una parte e sostenerla, che sia un debole, una donna, un’idea, un sentimento, una passione, un progetto, scrivere è sempre comunicare, scambiare. E ritrovarsi ogni volta un sé più ricco.
Nelle mie poesie tento costantemente una sintesi tra le mie più profonde motivazioni interiori e la spinta ad una comunicazione a forte valenza sociale, ne scaturisce la caratteristica più specifica della mia ispirazione: la tensione stilistica che deriva dal conflitto tra la vena intimista e lirica e quella epico-sociale. Esempi di questa tensione sono diffusi in tutta la mia produzione. In particolare l’ultima mia silloge poetica “Canzone lunga e terribile”, dedicata a Isabella Morra, segnala questa sintesi nella scelta di costruire il testo come una sorta di opera lirica contemporanea, con un’intonazione tragica cui dà grande contributo la funzione del coro.

(Coro)
Colei che parlò disse poetò
Colei che sfrenò la sua lingua
Colei che camminò la strada della rovina,
sua, nostra.
La puttana del castello,
che percorre portandosi dietro le parole
la montagna fino all’orizzonte,
che invoca il mare e il vento
e Dio e la Vergine,
testimoni ingiusti
delle sue mani, e la sua bocca, umide di Diego,
saliva tenera di ragazza, che gocciola su fogli e pelle,
che s’incunea in incunaboli e traccia segni
e confini e recinti d’altrove,
su ritmi contaminati di atti d’amore.
Colei che impazza cavalcata,
che cavalcando sorvola regole e consuetudini,
voi, fanciulle pudiche e rispettose,
volgete altrove il capo, se lei passa,
chiudete le vostre orecchie, se lei parla,
abbassate i vostri occhi, se lei guarda,
lei che dispettosa cantava
le sue rime vogliose e impudenti,
e intollerante lei di noi intolleranti di lei,
sopra i nostri cori fetidi e maligni,
sopra i nostri brusii volgari,
sopra i nostri cenni complici,
sopra i nostri mormorii ingiuriosi,
sopra le nostre spade vocali,
sopra i nostri spruzzi d’invidia,
sopra le ruvide stuoie delle nostre calunnie,
spargeva purezze di versi e puntali d’ispirazione,
e di speranze disperate:
che sia sola, e perversamente sola,
che senta la solezza, perché conosce la vaghezza,
e la solitudine perché conosce l’inquietudine,
e la solità perché conosce la vanità.
Via, via, via, al precipizio, al supplizio,
a morte, se insiste.

[gennaio 2009]

NOTA
Nata a Pesaro, il 19.10.1943, vive dal 1948 a Potenza; è docente di Italiano, Latino e Greco.
Giornalista – pubblicista.
Ha pubblicato due sillogi liriche: “Questio de Silentio” (Il Salice, 1992) e “Canzone lunga e terribile” per Isabella Morra (Nemapress, 2004). E’ autrice di saggi letterari, tra cui “Percorsi di poesia femminile in Basilicata” (in Poeti e scrittori lucani contemporanei , Potenza, 1995) e “Pirandello tra fiction e realtà” (in Letture di finzioni, Il Salice, Potenza, 1993).
Suoi testi poetici compaiono in antologie di poeti lucani.
Ha ricevuto il premio per l’opera letteraria “Arcobaleno XVI edizione” indetto dalla scuola Media Statale L. Lombardi, in collaborazione con il “Movimento internazionale donne e poesia”.
E’ coautrice del testo “Non per nostalgia – Etnotesti e canti popolari di Picerno”, Ermes,1997.
Instancabile animatrice culturale, a lei si debbono numerose e qualificate iniziative di carattere letterario e didattico; tra l’altro è stata la curatrice, insieme ad altri docenti del Liceo Classico di Potenza, della mostra “La città come ecosistema” (Sintesi pubblicata dalla Società Italiana per le Scienze, Lecce, 1981), di laboratori teatrali per le scuole medie (“Gip nel televisore”, su testi di Gianni Rodari; ” Nel mondo di Fantàsia” , libera interpretazione – drammatizzazione di favole tradizionali europee) e di seminari e percorsi didattici sui linguaggi teatrali, solo in parte pubblicati (“L’Agamennone di Eschilo e di V. Alfieri in “I giovani e la tragedia greca”, Potenza, 1995; “Le donne nel tragico” in Skenè, Potenza, 1995).
Ha curato la rubrica di detti e proverbi del Potentino “Le parole del tempo” sul quotidiano La Nuova Basilicata e sullo stesso tema la rubrica “Le parole della gente” sul quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”.
Dal 1998 è Presidente del Comitato Promotore per il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “OPERA PRIMA”, di cui è stata l’ideatrice.
Per il Comitato ha ideato il sito http://www.museovirtuale.net.
Dal Novembre 2000 cura a Potenza e on line le attività del laboratorio di scrittura creativa “Scriptavolant”. Per “La Gazzetta del Mezzogiorno” ha curato la rubrica settimanale “Penna inchiostro e calamaio” – Ricettario di scrittura creativa.
Tiene laboratori di scrittura creativa in scuole, biblioteche, librerie, archivi, on line e su Second Life. Su Second Life ha ideato e cura il progetto di scrittura collettiva “La torre di Asian” (http://romanzocollettivo.ning.com).

(foto in alto, Lorenza Colicigno)

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12 risposte a “SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Lorenza Colicigno [21]

  1. E’ un intervento che rivela tutta la passione civile ed umana dell’autrice. “E che altro possono fare i poeti” rispondeva con un’altra domanda, retorica, a chi gli chiedeva che cosa fare in questa perduta società, un mio saggio amico “se non agire sul mondo con ciò che possono e sanno fare, con la loro scrittura?” Buon lavoro, davvero.

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  2. Apprezzo molto l’azione di Lorenza Colicigno il cui percorso artistico ho scoperto qualche anno fa e ho trovato un grande interesse e una grande affinità con i suoi lavori. Qui ci svela una parte del suo percorso la maturazione del processo artistico da una dimensione personalissima, autistica, incapace di proiettarsi all’esterno, ad una più matura, meno timorosa che si proietta all’esterno alla ricerca di un confronto e di uno scambio.
    Sinceramente devo molto ringraziarLa perchè grazie ad una delle sue iniziative (il sito Parola di Donna) sono riuscito a evolvere la mia dimensione artistica, amatoriale, da una dimensione personale ad una aperta allo scambio con gli altri.
    Grazie Lorenza

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  3. Riprovo: ieri ho lasciato un commento, ma qualcosa non ha funzionato. Questa scrittura è impegnativa e anche un po’ conturbante, come lo sono le autentiche passioni; e qui è quella civile a dominare. Auguri di buon lavoro, davvero.

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  4. Scrittura come superamento del sè. Dal sè all’altro. Trovo molto suggestivo e interessante questo tuo passaggio:

    “attraversare quella linea sottile, appena percettibile, perfino invisibile, che costituisce il confine tra io e tu, tra artista e fruitore, tra scrittore e lettore”

    (una linea sottile. quasi una linea d’ombra direbbe Conrad!).

    Grazie Lorenza per l’intervento e per l’attività di promozione culturale che porti avanti da anni sul nostro territorio lucano.

    Un abbraccio
    Mapi

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  5. Ringrazio Maria Pina Ciancio per la stima che mi ha sempre dimostrato. E grazie anche per aver pubblicato queste parole, esito consapevole del mio percorso di donna e di poeta. Credo, infatti, e rafforzo così il senso del mio intervento, che la realtà contemporanea, spesso volgare ed egoista, abbia davvero bisogno dell’arte, della sua “disinteressata” ricerca di bellezza e perfezione, della sua capacità di leggere e restituire il mondo al mondo, con qualche consapevolezza in più della dignità umana. Auguro a Maria Pina, ai suoi scrittori e ai suoi lettori, di continuare in questo dialogo, in questo confronto che ci aiuta a riflettere su noi stessi e sul ruolo della letteratura nella realtà in cui viviamo.

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  6. se la bravissima Autrice volesse aderire a ex libris ne sarei litissimo, mi ricorda molto una parted della mia famiglia che si è data al greco e al latino.. cmq bravissima..
    roberto matarazzo che resta dispiaciuto moltissimo (che italiano.. ironico!) per la finis di questa rubrica..

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  7. “Scrivere come dono, scrivere come consegna di un messaggio”
    Della stessa opinione, mi pare, erano Mandelstam e Celan.

    Grazie, un caro saluto

    Antonio

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  8. Cassandra attraversando la porta
    lascia lungo la riva una presenza
    una voce rapita (d)alla morte
    e il corpo si dissolve fuori
    dentro quei fiati si fa
    prossimo agli altri che tacciono
    tutti senza suono
    chiusi nel petto
    in chiuse passioni concluse che picchiano
    la sponda delle loro vite.
    Lingua prostituta che si piega
    al desiderio dei sensi
    riga il dosso del temp(i)o
    abito soglia
    veste che di noi si spoglia
    e finalmente parla
    l’unico magnifico appuntito silenzio.

    Una scrittura segno, movente e movimento,una scrittura che non vuole farsi parola ma pietra piuttosto,cruda e crudele, nel senso originario è il sasso, divinità da toccare,nella primitiva origine di ciascuno di noi, l’os-so, il nocciolo dell’inerzia di vivere.
    Grazie,ferni

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  9. Interessante intervento di cui condivido il più tranne là dove si dice “scrivere come consegna di un messaggio.” perchè non credo al poeta come messaggero, sento più vero il poeta come testimone anche perchè le poesie spesso non hanno alcun messaggio, almeno non nel senso stretto del termine, ma si affidano a un dire diverso, altro rispetto al linguaggio quotidiano in cui si inserisce come resistenza a quell’espropriazione della lingua che molti oggi avvertono e denunciano.
    Un saluto a Lorenza, felice di averla conosciuta e ammirata dalle tante eccellenti attività che porta avanti e un saluto a Mapi, Lucianna

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  10. Sì, quello che dice Lucianna è ampiamente condiviso anche dalla maggior parte della critica contemporanea; ed in una certa misura è forse innegabile. Tuttavia, io credo che anche una testimonianza poetica e letteraria, d’ogni genere, chiara, diretta, esplicita, appassionata, soprattutto riguardo ad alcuni temi civili, la cui “urgenza” è drammaticamente così attuale, sotto gli occhi di tutti, possa, di fatto, implicitamente, alla fine rappresentare un sorta di “messaggio”, assai più importante e necessario di una corretta, ortodossa osservanza del canone “logocentrico” di certa nostra cultura letteraria dominante. Quindi mi sento molto vicino alla posizione di autore così lucidamente delineata da Lorenza, ben esemplificata tal suo testo in versi, aspro e bellissimo.
    Complimenti.
    Un caro saluto a tutti.
    E grazie infinite alla generosissima Mapi, giunta alla fine di questa sua preziosa iniziativa, che spero le abbia dato gli attesi risultati di confronto, scambio e autentico arricchimento culturale ed umano, come li ha dati a me.
    francesco

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  11. Capisco ciò che vuoi dire Francesco e lo condivido ma se la poesia è messaggio (questa parola mi fa pensare ai messaggi pubblicitari!) non c’è più bisogno di poesia, anche perchè una poesia per la sua stessa essenza e al di là delle intenzioni del poeta non contiene un solo messaggio, ma molteplici come molteplici sono le emozioni , i sentimenti, le cose del cuore che va a smuovere… a meno che non sia un “messaggio imperiale”!… Cari saluti, Lucianna

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