I selezionati al Concorso Letterario “Luoghi e volti di Basilicata 2008”

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La commissione di lettura costituita da Teresa Armenti, Maria Pina Ciancio, Maria Antonietta Dattoli, Rocco Grieco (segretario) dopo attenta lettura e votazione in forma anonima, dei lavori pervenuti al Concorso Letterario “Luoghi e volti di Basilicata 2008” ha selezionato le opere di poesia e narrativa dei seguenti autori (in ordine di votazione):

Sezione Poesia: Gina Labriola, Nicola Frangione, Mara Sabia, Erminia Daeder, Mauro Savino, Alfonso Guida, Mariano Lizzadro, Giovanni Di Lena,  Yzu Selly, Valerio Cascini, Alessandra D’Eugenio.

Sezione Narrativa: Domenico Brancucci, Irene Settembrino, Erminia Daeder, Raffaele Pinto, Rosario Castronuovo, Giuseppe Torre, Giovanna Vecchioni e Loredana Vico, Giovanni A. Rubino.

Le opere selezionate dalla giuria saranno pubblicate ad intervalli settimanali sul blog e saranno infine raccolte in un e-book con prefazione e motivazione di lettura ai testi.
La Commissione si riserva inoltre di comunicare in altra sede, l’eventuale pubblicazione dell’antologia cartacea (a causa dell’esiguo numero delle opere selezionate).
Si ringraziano i partecipanti al concorso e i lettori di LucaniArt.

La Commissione di lettura, 21 gennaio 2009

Il primo appuntamento è fissato per lunedì 26 gennaio con la pubblicazione sul blog di una delle opere selezionate

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3 risposte a “I selezionati al Concorso Letterario “Luoghi e volti di Basilicata 2008”

  1. Gentile Presidente,
    rivolgo a Lei ed ai membri della Commissione i miei più sentiti ringraziamenti.

    Sono onorato di comparire – indegnamente – insieme ad altri rappresentanti della nostra Cultura, con una microfiaba, leggera, scherzosa e senza pretese che inventai per i miei nipotini e che imperterrito continuo a raccontare, insieme alle meravigliose fiabe della nostra tradizione orale.

    Personalmente mi sono divertito molto nel partecipare a questa tenzone e sono enormemente curioso di leggere le altre opere in Concorso.

    Spero che la mia microfiaba abbia fatto sorridere qualcuno e, soprattutto, che abbia fatto riflettere.

    Spesso non riusciamo a vedere l”immenso tesoro culturale che ci circonda, forse perchè l’occidente è ormai miope e non riesce più ad apprezzare quel meraviglioso atto creativo di cui tutti siamo capaci e che nei paesi che noi consideriamo “inferiori” chiamano “fare Cultura”.

    Nuovamente grazie,
    Giuseppe Torre

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  2. posso ringraziare solo così:

    da

    CANZONI PER UNA STANZA ABBANDONATA

    XVI

    il vecchio mi guarda negli occhi
    e riempie i bicchieri. mi parla –
    è di picerno – della guerra.
    seduti, gli uomini ascoltano.
    le donne ci girano intorno –
    con un ghigno ogni tanto, grida
    ai bambini, chiacchiere fra loro –
    e ci servono. ascoltarlo
    mi piace – mi imbarazza andar via.

    io mi guardo intorno, confuso
    e curioso. di fronte un monte,
    una rocca sfranta dal tempo;
    oblique le rocce tracciano
    di unghie la rapace picchiata
    su una schiena mezz’appoggiata
    nel vuoto; sconvolta d’angoscia,
    dentro al bosco la lana fissa –
    ratto panico – un’ossessione.

    parlano gli occhi. un figlio – sandro –
    ha studiato a siena e ci vive.
    sorride con un ghigno acerbo.
    mi tocca il bicchiere e vuota il suo.
    e lei a chi appartiene? spiego
    la mia famiglia. il mio vino
    lo faccio io con le mie mani.
    mi vado a prendere l’uva a rionero.
    mi sale un accenno di nausea.

    finalmente solo, e calmo.
    appiattato su roccia e muschio
    mi godo un riposo dal vino,
    la testa leggera sul verde.
    s’abbandonano le mie gambe,
    formicolanti e intorpidite,
    all’inconsistenza del vuoto.
    di soppiatto la lana intanto
    prove ingloba e qualche memoria.

    jeans bianchi, sistemati su plaid
    e stuoie, schifano la terra,
    hanno il terrore di sfiorarla –
    giornata di sciocchezze e giochi –
    nello slargarsi d’una gola
    per le festività addobbato
    di comodità cittadine
    altalene e are per il fuoco;
    e un torrente secco che scorre.

    gli occhi indovinano la gola,
    gli ansiti di acqua fra le pietre.
    come gomiti alternantisi
    monti cupi di boschi. un falco,
    forse. nessuna assenza. muschio.
    giù in basso i canti il vino il fuoco.
    lo sguardo capace d’aprire –
    mi racconta la lana di te –
    lacerazioni nella carne.

    dormo. un ghigno idiota stampato
    in viso. mi svegliano: qualcuno
    ha perso il fumo. a ritroso,
    un percorso assurdo. perché sei
    passato da qui? mica lo so,
    dovevo pisciare! subire
    i rami in faccia mi dà gusto.
    ricerca inutile. al tavolo,
    una chitarra aspetta mani.

    il fuoco canta altre melodie,
    la trascendenza d’una danza
    distante dagli occhi impazziti
    per i vapori, separata –
    l’interdizione a un assoluto.
    gli occhi si negano il guardare.
    dall’estremità d’un tizzone
    succhia intanto la lana bava
    schiumante e vomito. incanto.

    … la notte il fuoco i canti.

    2001-2003

    YZU

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