Quattro case di Gina Labriola

Testo selezionato dalla Commissione di lettura  e vincitore  del Concorso Letterario “Volti e luoghi di Basilicata 2008″ (sez. Poesia).
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Su di un monte pelato,
quattro case, e il castello in cima.
I merli ritagliati nel cartone:
il castello d’Erode nel presepe.

Quattro case, abbandonate
dal tempo dei briganti,
abitate solamente
dai fantasmi e dall’amore.

Io sono nata da una vechia canzone,
forse del millenovecentodieci.
si ripeteva da trent’anni,
e si ripete ancora,
la canta Giuanne,
quello con la chioma nera.

Forse era un tango :
ballava Carmelina con Giuanne,
e Ciccillo con Concetta.
Giuanne usa ancora brillantina.

Gli amori durano trent’anni,
non importa se poi si sposa un altro.

Tra un tango e l’altro,
tra una cartolina con l’edera
ed un’altra con il cuore
sono nata io,
un po’ kitsch, forse,
ma non me ne dispiace.

Sono nata da un amore
che durava da trent’anni
ed era sempre uguale,
solo i capelli cambiavano colore.

Non somiglio a mio padre,
ma all’amore infranto di mio padre,
non a mia madre,
ma al sogno di mia madre adolescente :

un sogno mostruoso,
come un fiore in serra
che durava da trent’anni.
Si eredita il ricordo,
insieme ai cromosomi :

aveva odore di castagne e paglia
un poco, forse, di cantina.

© Gina Labriola

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10 risposte a “Quattro case di Gina Labriola

  1. maria pina che dirti se non che sono felice di averti potuto conoscere e fare conoscenze con tue autrici, tuoi autori, uno più bravo dell’altro? questa poesia di gina labriola la trovo stupenda e la associo ad un mio pezzo grafico sulle particelle da fisica post einstein: particelle instabili che godono della proprietà di essere in quel posto e contemporaneamente in altro posto e in tempi diversi, ed una particolare particella che veniva dal futuro mi portò ricordi e memorie.. fa i miei complimenti alla lagorio..

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  2. persino la geografia sembra farsi partecipe:il monte calvo, magari come la testa di qualcuno che è invecchiato e ha perso sogni e capigliatura, ha perso legami e leganti, non c’è oro-grafia, ma oro all’anilina del presepe e l’oro a foglia dei castelli, merli e merletti che travalicano il passo fino al lato femminile del luogo,la memoria, ricamatrice e tessitrice di tra-me. un lavoro dell’io che sente l’origine,la genesi e la genetica di una vita che non ha che condivisioni, anche quando ci si sente lontanissimi da nostri avi.Noi, ciascuno, eva e avo, da incontrare nel mezzo:del cammino naturalmente, o nella cenere, del camino che smette di bruciarci il corpo, anche quello dei ri-cor-do. Grazie Mapi e grazie anche a Gina.ferni

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  3. Non è la prima sua opera che leggo, una poesia bellissima. Compilmenti.Sembra immortalare la realtà, un ricordo, una tradizione, come accade in tante delle vostre opere.Vi stimo non molto,ma di più. Siete un eccellente esempio per noi giovani,e non solo per tutti coloro che sono legati alle proprie origini. Con la sua bravura è riuscita a far diffondere la magia di quei luoghi a noi cari, come quelli LUCANI e CHIAROMONTESI, anche a chi non ha potuto avere la fortuna di poterli oggi considerare familiari.

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  4. Sembra una ballata di De André: raffinata e popolare allo stesso tempo. C’è amore per la propria terra e per il ricordo: c’è amore per il canto che narra storie di persone qualunque. C’è un forte sentimento di appartenenza e di identità: di amore per le proprie origini.

    Brava Gina!

    Rosaria Di Donato

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