1. Canzoni da spiaggia deturpata

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO”  a cura di M. Lizzadro

L’anno scorso mi capitò di imbattermi in una canzone: “Per combattere l’acne”, mi piacque subito tantissimo ed allora iniziai ad interessarmi a questo gruppo “Le luci della centrale elettrica”, perché fra l’altro, strana fantasia iconica, mi colpì molto la copertina del disco. Le luci della centrale elettrica è il nome del progetto musicale del cantautore ferrarese Vasco Brondi, che esordisce nel 2007 con un demo autoprodotto dal titolo omonimo, fortemente influenzato dai lavori di Rino Gaetano e dei CCCP Fedeli alla linea. Nel maggio 2008 ha poi pubblicato il suo album d’esordio “Canzoni da spiaggia deturpata”, prodotto da Giorgio Canali, che riprende alcune canzoni del precedente lavoro. Il disco ha ricevuto un ottimo riscontro di pubblico e critica, vincendo anche la Targa Tenco 2008 come Miglior Opera Prima per nuovi cantautori. Le Luci Della Centrale Elettrica, cioè Vasco Brondi da Ferrara (nemmeno venticinque anni), è uno in grado di urlarci in faccia il tempo devastato in cui viviamo, con quella rabbia e dolcezza che solo chi viene dal basso, dalla provincia ed ha un talento smisurato si può permettere. La sua uscita pubblica era molto attesa, infatti questo progetto è un qualcosa che lo si aspettava da tempo, da troppo tempo, ripiegati su noi stessi a sentir canzoncine senza spina dorsale, senza intensità di sguardo, senza rabbia di vivere. Impegnati a guardarci allo specchio, impregnati e pieni di noi stessi quasi dimentichi che esiste ancora un mondo intorno, fuori vicino e distante al contempo. Una sorpresa per tutti, come se qualcuno avesse preso l’Italiano e l’avesse reinventato dall’inizio alla fine per rendercelo più attuale e vivo: il modo di scrivere di “Luce della centrale elettrica” è vivido e nuovo. Ci racconta il quotidiano con la lingua dell’oggi, cioè “parla come mangi e se non mangi è perché il frigorifero è eternamente vuoto, perché nemmeno uno straccio di lavoro precario sottopagato ti permette una vita che sia al di sopra del livello della sopravvivenza, allora o stai zitto o parlerai ed urlerai così”. E questo “Canzoni da spiaggia deturpata” diventa così una personale raccolta di inni, una “sorta” di leit motiv da scandire quotidianamente quasi come a voler esorcizzare questo nuovo ma sempiterno male di vivere, perché comunque la bellezza si nasconde anche dove non l’aspetti, perché l’amore respira nelle stanze di appartamenti subaffittati e ha gli occhi chiari e ha capelli che sono come fili scoperti, parafrasando lo stesso Brondi. E’ bellissimo e straziante e commovente questo disco. E’ forse ancora più bello perché dopo tanta attesa non solo conferma le aspettative ma le supera. Infatti dopo un demo ruvido e urlato e quasi inascoltabile per la maggior parte delle persone “normali”, finalmente quelle stesse canzoni trovano forma e compimento nella produzione perfetta di Giorgio Canali che ne affila gli spigoli e ne pulisce l’irruenza, il rumore di fondo ma lasciandone intatto l’ardore ne amplifica la forza d’urto. Il risultato è dirompente: un disco immaginifico e potentissimo. Dieci canzoni come dieci bombe Molotov lanciate contro la melassa annichilente di un Paese disastrato, contro la noia e la morte del vivere quotidiano in una società sconfitta dal dio denaro e dalla brama di potere. Immagini e metafore come se piovessero. Poesia urbana. Un bacio ad occhi aperti in mezzo ai lacrimogeni. Una dichiarazione d’amore sul letto di morte alla Canzone Italiana. Questo disco non è roba facile e non è nemmeno rivoluzione: però è un ottimo disco d’esordio, un buon punto di partenza. I testi che gridano urgenza, verità ed onestà. Un’urgenza che, senza mezzi termini, fa male e lascia annichiliti, questi testi cantati con una voce capace di toccare le corde più nascoste dell’anima e che mettono sotto i riflettori tematiche a cui non si vuole pensare, di cui non si vorrebbe sapere. Parole che in alcuni momenti sembrano un flusso di coscienza, ma che in altri sono assolutamente prive di significato, ma che riescono sempre a colpire nel segno, tra giochi di parole e parole gridate al vento. Come nella splendida “Sere Feriali”: “ … Perché non ci siamo mai rincorsi come nei film melodrammatici di merda invece dei dormitori per tossici, delle sere feriali a verniciare treni infermi sotto gli alberi stempiati lungo i viali trafficati per sorprenderti …” o come quando si invidiano le ciminiere in “Per Combattere L’Acne”, “perché hanno sempre da fumare”. I testi delle canzoni e lo stile del canto sono influenzati da Rino Gaetano, che viene citato esplicitamente nella conclusiva “Nei Garage A Milano Nord”, e Giovanni Lindo Ferretti, che viene citato con i suoi CCCP ne “La gigantesca scritta COOP”. Le musiche sono basate principalmente su semplici accordi di chitarra acustica inframmezzati da riff semplici con poche concessioni a ritornelli orecchiabili. La copertina è opera del fumettista Gipi. Questo disco è molto bello. Ed ecco la formazione musicale, questo terzetto delle meraviglie: Vasco Brondi: voce, chitarra ed effetti; Giorgio Canali: chitarra elettrica e basso acustico ed infine Max Stirner: organo in “Per Combattere L’Acne” e “Sere Feriali”. Evviva Vasco Brondi, evviva “Le Luci della Centrale Elettrica”!

Mariano Lizzadro

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...