2. Le alchimie musicali e poetiche di Dente

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

Ti ti ti ri ti ti ti ci ri ci ri pa pa pa la la la fi fi fi ci ri ci ri pa na na na la la la la la la. Le canzoni di Dente sono come piccoli scrigni, una volta aperti fanno sfoggio del loro prezioso contenuto: storie ed immagini che trasportano l’ascoltatore nel mondo di un artista stravagante, piccolo alchimista compositore di melodie e poesie. La sua musica è uno stile acustico che col suono di una chitarra sposato talvolta a percussioni ed elementi elettronici da voce alla vita di tutti i giorni, in maniera del tutto irregolare però ai noti e consolidati modi di far musica oggi in Italia. Le canzoni di Dente sono intrise di una poesia malinconica ed intimista, sono melodie orecchiabili e belle. “Non c’è due senza te” è un disco da ascoltare in silenzio per poterne assaporare a pieno il valore artistico. Si rimane con gli occhi larghi di stupore e il cuore leggero di gioia e pieni di incredulità, quasi come a ricordarsi all’improvviso che dopotutto ci sono ancora tanti pezzi stupendi da scrivere e ascoltare, canzoni semplici e sincere, limpide armonie costruite solo con voce e chitarra. Dente miscela magicamente testi evocativi e ironici, con un carattere musicale che pur essendo assolutamente originale e caratteristico è quello che si potrebbe tranquillamente definire, sempre per quello che valgono le classificazioni o le etichette, come una naturale continuazione della canzone tradizionale italiana. Infatti ascoltandolo la prima cosa che mi è venuta in mente è stata Lucio Battisti ma anche certo Fabrizio De Andrè. Alcune canzoni ricordano il suono di una chitarra in una giornata di pioggia. Dente racconta storie di viaggi in macchina, di lunghi baci. La dimensione del ricordo che ritorna spesso nelle sue canzoni avvolge molte melodie e si confonde con l’afa e l’amaro in bocca di un doloroso tradimento forse ancora non superato. “Io per lei ho fatto finta di non capire come mi abbia spezzato le costole quando mi ha abbracciato a metà, mi dico “vedi?” cambiano in fretta le regole, i tempi, gli sguardi e l’umore.  Ma io per lei ho fatto un trapianto di cuore”. La voce delicata di Dente che a volte sembra il bisbiglio di una persona rassegnata ma con dignità pare esprimere, a volte, frasi amare, ferite ancora aperte e squarci nel cuore che questo musicista esorcizza col suono della sua chitarra. Come un auto cura, Dente, rimargina le ferite e asciuga le lacrime con melodie che sono dei balsami profumati. E la malinconia e il bruciore del ricordo apparentemente sembra non mutare: Dente tratta le canzoni come si fa con i tessuti ottenendo un risultato che non si sa come, non riesce a scrivere pezzi tristi. Insomma un piccolo alchimista, una “sorta” di mago, un distillatore di poesia in musica. Ed è così che le canzoni che raccontano di tradimenti dell’amata sono paradossalmente le più allegre e riuscirebbero a strappare un sorriso a chiunque. Merito anche dei testi fatti di una semplicità violenta e disarmante e densi di ironia. Con crudele delicatezza e disillusione, le canzoni di Dente sono come le sorprese ben riuscite, quelle che sgrani gli occhi e fai un sospiro grosso così. “Sono come i baci che un giorno sovra pensiero ti ho dato e non mi sono ancora ripreso, sono come gli abbracci lasciati lì a metà, tra lo stare e l’andare, che non si capisce, quando sei tra il ridere e il piangere, e forse stai per fare tutte e due le cose insieme o forse no”. Dente vola e scivola sulla vita senza attrito, sorprendendosi e sorprendendoci con un tocco, una cadenza ed un passo che forse solo gli individui irregolari e geniali possono avere. Giuseppe Peveri alias Dente, nasce a Fidenza nel 1976, ma la sua nascita musicale avviene a 18 anni, quando si avvicina alla musica, dapprima come chitarrista dei “Quic”, passando poi per la band “La Spina”, per poi intraprendere la carriera solista, che lo porta nel 2006 al suo primo album ufficiale “Anice in bocca”. Nel 2007 è la volta del suo secondo album “Non c’è due senza te”, capolavoro assoluto ed a cui spesso si fa riferimento in questo breve scritto, che fa presagire una maturità artistica in continua crescita. Lo stesso gioco di parole del titolo e il progetto grafico, tanto essenziale quanto accattivante, ci introducono nel suo mondo fatto di immagini semplici e trasognanti, il quotidiano visto attraverso gli occhi di un poeta. Lo stesso artista canta con un naturale distacco, quasi stesse cantando per farsi compagnia mentre passeggia tranquillo per strada, con una strizzata d’occhio a molta della tradizione cantautoriale italiana. Mentre è del 2008, “Le cose che contano” mini disco formato da quattro nuove perle di questa malinconica ma allegra stella della nuova canzone d’autore italiana, individuo irregolare in grado di creare bellissime alchimie musicali e poetiche. Lunga vita a Dente!

Mariano Lizzadro

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