6. L’innovativo recupero degli Ardecore

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

Gli Ardecore attingono alla melma del Tevere, alle paludi fangose, canzoni che parlano di morti strazianti, di coltelli, di malattie e annegamenti, ma anche di carcere e di amore. In effetti si tratta di un progetto trans culturale: ripescare la tradizione degli stornelli Romaneschi, storie d’amore e di coltelli, di popolane sanguigne e figli di buona donna, per ridare voce metaforicamente a quel patrimonio senza tradirne lo spirito, ma attualizzandolo con arrangiamenti moderni. Dietro questo progetto musicale c’è l’idea di un’operazione di archeologia ed etnologia musicale: riportare alla luce brani, ballate di vita e di morte, che tratteggiano una Roma a tinte fosche, vicina all’immaginario Pasoliniano dei “Ragazzi di vita”, che parla il gergo universale delle vite al margine, del loro carico di miseria e disperazione. Il progetto Ardecore nasce dall’incontro artistico tra la band degli Zu, il cantautore blues Giampaolo Felici ed il chitarrista americano Geoff Farina, dei Karate. L’idea della collaborazione nasce nel 2002 durante il tour europeo che i Karate fecero appunto con Zu e Blind Loving Power ossia il gruppo di Gianpaolo Felici. Ogni concerto veniva aperto e chiuso con vecchi stornelli romani. L’intento iniziale del gruppo musicale era quello di rielaborare in chiave moderna le canzoni appartenenti alla tradizione popolare romanesca, rispettandone l’ossatura e le particolarità stilistiche. Da qui’ la nascita del primo album omonimo “Ardecore” pubblicato nel 2005 per la collana Il Manifesto. l filo conduttore delle nove canzoni che compongono l’album è l’ispirazione al lato più oscuro e drammatico della tradizione popolare romana. Le tematiche principali sono l’amore, nel suo aspetto più tragico cioè morte e tradimento, le insidie del Tevere ed il carcere. In particolare questo disco è diviso in tre parti, come nella tradizione dei cantastorie o come un trittico pittorico. Nella prima l’ambientazione è quella delle carceri e del malaffare, del dramma, della vendetta e di una religiosità a sfondo pagano. La seconda è dominata dalla morte, che scorre sulle acque del Tevere. La terza parte è dedicata all’amore e in particolare alla “serenata”, nucleo melodico della canzone romana. Sonorità folk – blues pervadono l’iniziale “Come te posso ama’ “, lamento di un prigioniero politico per l’amata e per la libertà perduta. “Madonna dell’Unione” e “Madonna dell’Angeli” sono due invocazioni dell’aiuto divino. La prima tratteggia una scenata di gelosia e di tradimenti. La seconda è la parabola straziante di un uomo che perde la sua bella e il figlio e supplica il cielo di restituirglieli: una magnifica folk-song di oltre sette minuti, tra stacchi di fiati, contrappunti di fisarmonica e una coda free. Nel secondo capitolo entra in scena il Tevere, divinità pagana e altare di vite a perdere, come quella del “Lupo de fiume” che segue il destino del “… pupo verso la corente un tonfo, in fonno e poi nulla più …” o del classicissimo “Barcarolo Romano”, qui virato verso una “sorta” di blues balcanico. E pare quasi di vedere una Madonna pasoliniana nell’eroica “Popolana” che salva i pupi dall acque del fiume. A chiudere l’album, tre serenate ed un sonetto: “L’eco der core”, Il “Fiore de gioventù” un vecchio tango che sboccia in un folk – blues al rallentatore, la “Serenata de paradiso” ed infine appunto un sonetto del XIII secolo. Nel 2007 è uscito il loro secondo disco, “Chimera” sempre per la collana Il Manifesto. “Chimera” è fatto soprattutto da canzoni originali, oltre a nuove reinterpretazioni di vecchi brani della tradizione musicale italiana. Il progetto diventa in questo secondo disco più ampio nelle collaborazioni, dando spazio, oltre che ai componenti presenti nel primo album, a musicisti e strumenti “nuovi” che rendono questo secondo lavoro molto più versatile e ricco nei contenuti e nelle sonorità. Il carattere acustico del primo disco è ampliato da sonorità elettriche che non allontanano il gruppo da quei temi che avevano in precedenza acceso una forte attenzione sulla loro musica. La presenza in molti brani di sezioni di fiati ed archi allarga ulteriormente gli orizzonti sonori di questo nuovo album. “Chimera” è composto da dieci canzoni che partendo dal folk nostrano e attraversando una vasta serie di generi contemporanei che vanno dal blues al jazz dei primordi, arrivano a toccare sonorità che precorrono i tempi, con un gusto del tutto originale e personale. “Chimera” ha vinto la targa Tenco come migliore opera prima del 2007. Ed ecco la formazione al completo degli Ardecore: Giampaolo Felici: voce e chitarre, Luca Venitucci: fisarmonica e tastiera, Massimo Pupillo: basso, Luca T. Mai: sassofono, Jacopo Battaglia: batteria e percussioni, Geoff Farina: chitarra elettrica, Valerio Borgianelli: vibrafono e percussioni, Marco Di Gasbarro: percussioni e tastiera, Manlio Maresca: chitarra elettrica, Fabiano Marcucci: contrabbasso ed Ersilia Prosperi : tromba. E’ la musica attinta all’immaginario popolare unito ad un innovativo recupero a far si che le canzoni degli Ardecore siano così belle!

Mariano Lizzadro

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