Lettere lucane di Giovanna Vecchioni e Loredana Vico

Testo selezionato dalla Commissione di lettura  al Concorso Letterario “Volti e luoghi di Basilicata 2008″ (sez. Narrativa).

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Settembre 2008

Carissima,
ho incontrato qualche tempo fa la nostra Giovanna. Abbiamo preso un caffé insieme e poi il discorso è inaspettatamente scivolato sulla sua terra: la Lucania. Non immagini quali e quante meraviglie questa terra nasconda, una grandezza antica…
Mi ha raccontato come quella parte d’Italia, che noi così poco conosciamo, sia rimasta intatta, quasi incontaminata soprattutto in quei paesini del nord, in montagna, nel cuore del territorio. E anche dove la modernità è inevitabilmente sopravanzata per motivi turistici, i cambiamenti hanno rispettato i valori tradizionali.
Questa regione ha saputo conservare nel profondo tutta la sua arcaicità, e forse è proprio per questo aspetto che molti grandi registi, rimasti affascinati da questa terra petrosa, l’hanno scelta per ambientazioni fatalmente mistiche.
Ma alto è stato il prezzo che ha dovuto pagare per mantenersi lontana ed integra da tutte le contaminazioni. E’ una terra che non ha avuto un grande sviluppo, essendo povera di risorse, legate soprattutto all’agricoltura e alla pastorizia, dove si sono susseguite innumerevoli dominazioni e devastazioni e nel corso della sua storia ha visto anche la presenza dei turchi , etnia che ha lasciato profondi segni nella cultura e nelle usanze. Esempio ne è la sagra di San Gerardo di fine maggio, patrono di Potenza, dove si svolge la famosa Sfilata dei Turchi che vuole ricordare un episodio leggendario. A questo punto ci è sembrato naturale riflettere sull’eventualità che sia stata proprio tale comunanza ad aver influenzato e rafforzato i caratteri distintivi del popolo lucano. Siamo state entrambe convinte di questo.
Mi ha parlato con affetto e partecipazione emotiva del suo paese, Castelluccio Superiore posto a circa 40 chilometri dal mare, che nonostante tale vicinanza non risente però dell’influsso della componente marina; non ci crederai, ma i lucani, pur avendo due se pur limitati sbocchi sul mare, sul Tirreno e sullo Ionio, non sentono molto la presenza di questo elemento e non hanno con esso un grande rapporto: quella voglia di uscita, di esplorazione, di ampio respiro e larghi orizzonti, che è propria dei luoghi marini, non trova rispondenza nella loro cultura e nella loro tradizione. Questa gente non ha proprio una cultura marinara. Il mare è vissuto solo da chi abita quei tratti di litorale e dai turisti, in quei posti splendidi e rinomati come Metaponto o Maratea. Si è commossa parlando del suo ricordo più fervido: il suo paesino all’epoca della partenza, lasciato brulicante di gente, e ritrovato nel corso degli anni sempre più spopolato e vecchio. Il fatto di aver lasciato la sua terra per perseguire ambizioni lavorative, l’ha immessa in una folta schiera di lucani, forse la maggioranza, che sono dovuti partire per gli stessi motivi. E questo un po’ dappertutto, tranne forse in città come Matera, che è riuscita a rilanciarsi da un punto di vista turistico, e Potenza, il capoluogo, con il polo universitario.
Giovanna, nonostante gli anni trascorsi lontano, mi ha detto di sentirsi ancora molto legata ai luoghi natii perché, soprattutto, lo è intimamente: la Lucania le ha plasmato il carattere in maniera forte e dalle sue descrizioni mi è parso chiaro come terre così chiuse e integre possano forgiare tali caratteri. I lucani sono un popolo serio, forse anche un po’ rigido, affidabile e fortemente legato ai valori tradizionali, temprato dalle difficoltà e nella sua sofferenza silenziosa si può ravvisare la fierezza degli animi nobili. E’ stata lei stessa a farmi notare come, nonostante la posizione centrale che occupa nel sud della penisola, non sia stata contaminata in maniera significativa da quella cultura criminale tristemente famosa, restando arroccata sulla propria arcaicità: l’integrità ha alimentato la fierezza di questa popolazione che conserva in sé ciò che le sue origini le hanno donato. Mi sono convinta che essa rappresenti un esempio, un luogo e un modo a cui tutta l’Italia e tutti noi italiani dovemmo rivolgere l’ attenzione per un nostro riscatto morale.
I Lucani hanno sempre lottato in un altro modo, dice Giovanna – i briganti che lì hanno origine nel Risorgimento, nascono comunque con uno scopo nobile, quello di portare aiuto ai poveri e ai deboli, per ottenere giustizia, non certo mossi da un commercio o da una volontà di fare del male. Sono affascinata dal suo racconto e da storie che non conosco.
Eppure, le ho chiesto, è riuscita a lasciare questa terra per venire a vivere in Umbria e non deve essere stato facile. Questa mia domanda ha acceso nuovi ricordi e così mi ha narrato alcune vicende personali, di suo nonno umbro emigrato per lavoro, che trovò fortuna in Lucania avviando una piccola attività nell’industria boschiva e creando lì la sua famiglia. L’andar via è stato certamente doloroso ma anche una scelta obbligata dalla volontà di emergere, di studiare per trovare maggiori possibilità di lavoro. Ora molte cose sono certamente cambiate: a Potenza c’è l’università, alcune realtà non sono più così chiuse, ma ancora gli sbocchi di lavoro sono scarsi. In Basilicata l’agricoltura rappresenta ancora oggi una voce importante dell’economia regionale, anche se la conformazione montuosa del territorio unita ad una inadeguata modernizzazione non assicurano grandi opportunità di crescita. E‘ rimasto chi si occupa di allevamento e pastorizia e sono nel tempo scaturite alcune piccole attività di eccellenza, come rinomati caseifici; poco sviluppata è invece l’industria, legata prevalentemente all’edilizia. Impulso ha dato la recente presenza di uno stabilimento modello della Fiat a Melfi. Grandi speranze oggi sono riposte nelle risorse del sottosuolo, grazie al ritrovamento di giacimenti petroliferi che potrebbero in futuro assicurare uno sviluppo notevole alla regione.
Il venire in Umbria è stata dunque una scelta del tutto naturale. Anzi ha vissuto questo spostamento cogliendo nel profondo un legame forte tra queste due regioni, e non sai quante similarità siamo riuscite a scovare! E’ evidente la somiglianza nella forma irregolare e nella grandezza del territorio, nella ricchezza di alberi. Probabilmente i nomi stessi delle regioni derivano da questa verde presenza: l’ombrosità dell’Umbria e il lucus, il bosco dei latini, della Lucania.
Abbiamo riflettuto sul come entrambe possano essere definite terre di clausura e di come questa condizione dia vita a genti dall’animo profondo; la clausura ci spinge a vivere il dolore ma proprio per questo ci permette di conoscere la fierezza, quindi non corrisponde a chiusura totale, ma invece sviluppa un seme forte dell’intelligenza: la comprensione e la collaborazione.
Parlando è addirittura saltato fuori che c’è un paese che ha come patrono San Valentino, lo stesso della nostra città! Si tratta di Abriola, in provincia di Potenza, che conserva ben tre reliquie di questo santo e un busto ligneo. Impressionante vero?
Poi le ho ricordato una cartolina che mi inviò anni fa da una sua precedente vacanza, raffigurante un bellissimo albero, un pino loricato, e io in quell’albero ho visto l’intera creazione e mi sono sempre chiesta che terra strabiliante dovesse essere la Lucania.
Credo proprio carissima che quello lucano sia un popolo a cui tutti siamo debitori: loro sono il nostro punto fermo. Mi è piaciuta questa comunanza con i turchi: del resto la nostra civiltà nasce nel medio oriente ed è come se la Lucania fosse lì a ricordarci queste nostre comuni antiche origini e anche per questo deve restare integra. I lucani hanno scelto un destino importante e difficile. Ho un’immagine poetica della patria di Orazio!
I lucani. Scuri, dai lineamenti marcati, hanno mantenuto valori forti a un prezzo alto per la non contaminazione. Ma questa contaminazione che non c’è nel territorio, non c’è neanche nelle persone! Ed è per questo che non è poi così difficile per loro uscire da quella terra chiusa, perché non perdono il proprio confine, ma ti permettono di costruire rapporti sinceri. Non avvertono la necessità di integrarsi perchè lo sono già dentro, con se stessi. Non ti sembra il ritratto di Giovanna?
Poi, mentre la salutavo, sono riuscita a stupirla con una nota simpatica che non conosceva: l’ideatore del mitico Corrierino dei Piccoli, tale Silvio Spaventa Filippi, era un lucano di Potenza. Ti confido che dopo la nostra lunga chiacchierata anche per me questa notizia ha assunto una valenza diversa: ci vuole purezza per saper parlare ai bambini. Ne è stata felice .Ci siamo salutate con la promessa di sentirci presto.
E proprio qualche giorno fa dalla Lucania è giunta una sua lettera.

*

Carissima amica,
l’ultima volta che ci siamo incontrate, come ti dissi, stavo per partire per un periodo di vacanza. E ora che sono qui, nel luogo dei miei primi anni di vita, ho preso un momento di tempo per scriverti.
Ho lavorato molto e accumulato tanta stanchezza, così ho deciso di tornare nella terra natia per riflettere e riposarmi. Quale posto migliore di questi luoghi familiari dove non sento il desiderio di competizione, dove sembra di essere in una ovattata clausura…tutto è attenuato da questo ritmo antico.
Non so se riesco a trasmetterti le sensazioni che provo: è come trovarsi in una sinfonia dai tempi forte e maestoso, appassionato e fiero. E’ la sinfonia che emanano le rocce di questi posti baciati dalla luce dei boschi dell’hinterland lucano. Si ha l’impressione di essere dentro un paesaggio che ne contempla un altro.
Lucania, è il nome di questo piccolo mondo al quale sento di appartenere per sempre e, anche se ne sono assente da svariato tempo, la dignità che qui ho ereditato resta semplice e audace: la distinzione lucana è un gene conferito sic et simpliciter!
Non ha importanza se le origini sono altre e lontane, la Lucania non se ne cura; basta soltanto esserci nati in questa terra perché la sua luce spirituale impressioni l’anima. Lucania! Un rifugio di luce! E’ veramente una Madre che riconosce come figlio o figlia creature di qualsiasi origine o provenienza; è terra di adozione, e ti nutre con il suo purissimo latte. Il suo nettare non ha subito contaminazioni di alcun genere, è rimasto candido e gustoso; forse per questo lo spirito della gente lucana ha la gratitudine nel cuore, un cuore che sa scandire bene i battiti della gioia e del dolore, della fatica e della sobrietà, della povertà e della nobiltà d’animo.
E’ un popolo solenne e sereno che conosce le cose pure come il buonsenso e la fiducia. Un popolo tutto al presente, che non si è lasciato ingannare da alcun futuro e che lascia il passato decantare nelle profondità dell’anima. Questo popolo ha un volto ordinato, tutto raccolto in linee profonde e sguardi distesi: sembra disegnato con archetipi colori.
Dobbiamo però fare attenzione a non cadere nel tranello di un’analisi scontata: qui il tempo non si è fermato perché ogni istante è decisivo. Qui si decidono l’aurora e il tramonto, e le stagioni e le migrazioni, e le battaglie e le reliquie di ricordi, di leggende e amori. Tutto ciò mi riporta alla mente una poesia di Borges dove si dice
“Sta avvenendo l’aurora. Qualcuno lo sa”.
Si può andare e venire, la Lucania non muta la sua onorabilità in faccende che non si addicono ad uno spirito elevato. Qui il profumo delle cose antiche è autentico e indimenticabile, te lo porti dietro ovunque tu sia. Sono fiera di questi valori lucani e so che queste qualità mi salveranno in qualsiasi circostanza: non sono i fatti a cambiare le cose, ma i valori originali che portiamo dentro, ed io so di essere vera e capace di innovare l’esistenza perché da queste radici sono stata nutrita.
I piccoli tratti di terra lucana che chiamano il mare quasi non li avverti come aperture verso l’ignoto; ma poi perché mai inoltrarsi verso avventure straniere quando qui puoi già conoscere il principio cosmico di tutto? Perché oltraggiare ed oltraggiarsi come soggetti estranei? Qui la familiarità è di casa!
Non potevo festeggiare in miglior modo il bisogno di riposo e riflessione. Sono venuta nel posto giusto. Potrai pensare che mi sono lasciata prendere dal sentimento delle origini, ma i sentimenti hanno una coscienza che può comprendere. Sono nel cuore del sud.
Ti aspetto, se vorrai venire a trovarmi: in fondo non è un luogo lontano da raggiungere per te che sei nel cuore di questa penisola e abiti l’Umbria, l’altra mia terra. Devi solo seguire la strada che dal cuore porta al cuore.
Con affetto

Giovanna

Le autrici sono nate a Terni, dove periodicamente si incontrano nei momenti di vacanza. Dalla lunga amicizia e condivisione di interessi artistici e sociali, elaborando una bella conversazione avuta con la comune amica lucana Giovanna Giorgetti, anch’ella residente in UMBRIA, è nato il componimento letterario di Giovanna Vecchioni e Loredana Vico.

Giovanna lavora come istruttore culturale presso la Direzione del Diritto allo Studio/ Sistema Formativo Integrato del Comune di Terni; Loredana lavora presso il Tribunale di Livorno.

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