8. Dolore e creatività nella musica di Bill Evans

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

Come non volere bene a Bill Evans? La musica di questo immenso artista jazz mi ha fatto compagnia da sempre, fin da quando ascoltai per caso “All the things you are , midnight mood (Fragments)” dall’album “Alone” del 1970. Da quel momento la mia vita di ascoltatore di Musica è cambiata, così come è cambiato tutto nella mia vita quando tanti anni fa ascoltai Robert Wyatt e gran parte di quelle che vengono definite le generazioni di musicisti di Canterbury. Ma queste son storie diverse e personali.
William John Evans era nato a Painfield nel New Jersey il 16 agosto del 1929 da un gallese emigrato negli Stati Uniti, Harry Evans e da Siroka, di origine russa della chiesa ortodossa. Secondogenito aveva un fratello più grande, Harry Junior. La mamma era grande amante della musica classica ed era una discreta pianista e fu lei molto probabilmente ad infondere nei figli, e soprattutto in Bill, la passione per la musica. Bill era cresciuto tra il suono delle canzoni popolari del Galles e quelle della chiesa ortodossa russa. I genitori fecero impartire loro lezioni di musica: di piano al fratello Harry, di violino al giovane Bill di appena sei anni e in seguito, a tredici anni, di flauto. Bill assisteva spesso alle lezione di pianoforte impartite al fratello Harry e quasi per caso, per gioco, trovava facile e divertente ripetere ciò che aveva ascoltato. Fu così che ben presto si era dedicato a riprodurre sul pianoforte quei colori, quei suoni, quel tocco e quella dinamica che aveva sperimentato sugli altri strumenti. Bill fin da bambino si era dedicato allo studio delle musiche della tradizione classica, da Debussy a Mahler a Stravinskij per molte ore al giorno nello studio di questo strumento, il pianoforte, conosciuto quasi per caso. “Mi sforzavo di suonare ogni cosa con sentimento, con pathos ed espressività, utilizzando il pianoforte come un potente mezzo di espressione, la musica come un altro linguaggio, un linguaggio fatto di sentimenti e sensazioni”, come dirà poi lo stesso Bill. Una volta cresciuto era diventato un giovane dotato di gradevole presenza, alto e con belle mani. Aveva fatto dello studio classico, sei ore al giorno, il suo bagaglio. Prediligeva autori come Bach, Chopin, Debussy, Ravel, Bud Powell, Lennie Tristano. Successivamente però negli anni della guerra fredda aveva iniziato a far uso di stupefacenti per sopportare come meglio poteva le conseguenze di un servizio militare assai duro. Era stato all’inizio degli anni cinquanta il fratello a fargli conoscere il jazz. E il giovane Bill era attratto dall’ l’improvvisazione. Ma a guardar con altri occhi le cose, forse era stato il jazz a scoprire lui. Aveva suonato a dodici anni nell’orchestra di Buddy Valentino ed aveva precocemente scoperto che si poteva andare oltre le note scritte su di un pentagramma, ed il senso del blues. “Mi si aprì un nuovo orizzonte: l’improvvisazione jazz, che mi permise di rompere i rigidi schemi della musica accademica”, come dirà successivamente il Nostro Autore . Le conoscenze, il sapere e il saper fare, di Bill Evans erano superiori a quelle di tanti altri jazzisti. Infatti Bill Evans era diplomato in armonia e composizione oltre a possedere un profondo ed immenso background di studi classici. Inoltre si era anche laureato ed aveva suonato il flauto in una banda militare durante il servizio militare. Nella sua vita ebbe due compagne: Elaine e Nenette, ma fu costretto a sacrificare la vita affettiva per la carriera musicale. La sua vita fu costellata da numerosi lutti. Nel 1971 infatti aveva perso la compagna Ellaine, morta suicida nella linea della metro newyorkese, poi il padre Harry, alcolizzato da tempo e ormai distrutto dall’alcol e nel 1979 aveva perso il caro fratello Harry Junior anch’egli morto suicida. Ma già molti anni prima, nel 1961 il suo caro amico e giovane contrabbassista Scott LaFaro aveva perso la vita in un tragico incidente stradale, fermando inesorabilmente il suo nuovo linguaggio musicale in fieri. La droga aveva fatto irruzione nella vita di questo genio già molti anni prima ma per Bill, il fratello Harry era un punto di riferimento e morirà appena un anno dopo il suo suicidio nel 1979, in preda alla depressione.

Dal 1951 al 1954 era sotto le armi a Chicago. Da Chicago aveva deciso poi di trasferirsi a New York nel 1955 deciso ad intraprendere la carriera di musicista professionista. In questo periodo aveva conosciuto Tony Scott, un già affermato sassofonista e aveva iniziato a suonare con altri musicisti. Nel 1955 la prima incisione professionale non da leader, al fianco della cantante Lucy Reed, in cui aveva fatto la comparsa un suo capolavoro “Waltz for Debby”. Nel 1956 aveva stretto amicizia con il pianista George Russell. Sempre nel 1956 aveva registrato il suo primo album: “New Jazz Conceptions”. Pare di ascoltare Lennie Tristano fra i solchi di questo disco. Dopo l’incisione di “New Jazz Conceptions” era accaduto un mezzo miracolo: era stato invitato da Miles Davis a collaborare nella stesura di “Kind of Blue” unanimemente riconosciuto uno dei migliori album mai incisi nella storia della musica. Bill Evans insieme a tutto il manipolo di geni che ruotavano intorno a “Kind of Blue” era riuscito in una duplice impresa: aveva contribuito a rivoluzionare la storia della Musica con questa collaborazione ed era riuscito personalmente a creare un linguaggio pianistico nuovo. Successivamente Bill Evans col suo Trio aveva posto le basi per la creazione di un linguaggio musicale ex novo, il suo jazz con quel tocco di rara bellezza ed una preparazione straordinaria, sempre chino sullo strumento ed i capelli lisci e pieni di brillantina ed il volto da bianco ed impallidito. Il jazz del trio Evans aveva raggiunto sfere espressive mancanti fino a quel momento: colto, ricercato ma anche un jazz con gocce di tenera allegria. Mi piace terminare questo piccolo omaggio al Genio di Bill Evans con le parole di Enrico Pieranunzi, pianista italiano di fama internazionale e autore di una biografia di Evans: “Le sonorità morbide e risonanti, sempre conseguenti al carattere della narrazione in musica che egli sta improvvisando, senza mai ricercare uno scopo meramente decorativo o narcisistico”. Come diceva lo stesso Evans in uno dei suoi più grandi capolavori di piano solo “Alone”: “Il pianoforte è un mezzo (medium) di comunicazione artistica e la solitudine ti permette di raggiungere una perfetta armonia e comunicazione con lo strumento. Ma ciò solo in fase di studio per ottenere la massima concentrazione e il proprio miglior modo possibile di suonare, poi quello che conta nell’esibizione è riuscire a catturare il pubblico facendo in modo che il pianismo non sia uno sfondo ad un cocktail o ad una cena”.

Mariano Lizzadro

Riferimento su YouTube

http://www.youtube.com/watchv=OK1aFadJWgk&feature=related

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2 risposte a “8. Dolore e creatività nella musica di Bill Evans

  1. Pingback: 8. Dolore e creatività nella musica di Bill Evans « LucaniArt Magazine·

  2. Buongiorno Signora Balzarani, le vorrei fare alcune domande
    vista la sua grande esperienza passata nel programmare e prati
    -care la ”LOTTA ARMATA” per sovvertire l’ordine democratico.

    PUO’ ESPRIMERSI RIGUARDO ALCUNE STRAGI ATTRIBUITE ALL’ESTREMA
    DESTRA O DESTRA (FASCISTA), FATTI AVVENUTI DURANTE LA GUERRA
    FREDDA? SE LA SENTE DI ESPRIMERE CON CERTEZZA L’ATTRIBUZIONE
    DI QUESTI GRAVI CRIMINI?
    IO MI ESPRIMO LIBERAMENTE:” CREDO PROPRIO, CHE DETTE STRAGI,
    STUDIANDO LA STORIA, POSSANO ESSERE ATTRIBUITE ALL’ESTREMA
    SINISTRA PERCHE’ GLI ALLEATI PUR AVENDO CONTRIBUITO A
    LIBERARE L’ITALIA DAL NAZIFASCISMO, NEL SECONDO DOPOGUERRA
    AVEVANO ACCETTATO GLI EX FASCISTI COME ANTICOMUNISTI, COME I
    CATTOLICI CRISTIANI.ED IL MOVIMENTO SOCIALE SEDEVA CON UNA PICCOLA RAPPRESENTANZA NEL NUOVO PARLAMENTO REPUBBLICANO.
    VISTO CHE LE STRAGI AVEVANO LO SCOPO DI DESTABILIZZARE LO STATO E GLI ITALIANI, NON CERTO ERA LA DESTRA A VOLERE QUESTO, MI SEMBRA ILLOGICO. PIUTTOSTO CHI CON LA DESTABILIZZAZIONE VOLEVA LO SPOSTAMENTO DELL’ELETTORATO VERSO SINISTRA ERA IL PCUS SOVIETICO CON L’AIUTO DI VOI BRIGATISTI E DI FRANGE ESTREMISTE DEL PCI E DI ALTRI PARTITI, PER FAVORIRE L’INVASIONE SOVIETICA.
    LA MIA POTREBBE ESSER SECONDO LEI UNA LETTURA DIVERSA ” DELLE STRAGI” ATTRIBUITE ALLA DESTRA?

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