SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Ivano Mugnaini [25]

Viaggio dentro i ‘paesaggi interiori’ di 25 scrittori italiani
(rubrica settimanale a cura di M.P. Ciancio – XXV appuntamento)

ivano mugnainiScrivere è un atto solitario, intimo e privato. Ci vuoi raccontare che senso ha per te la parola scritta e come vivi il rapporto della scrittura con l’altro e con il mondo esterno?
L’ultimo appuntamento di questa rubrica è con lo scrittore Ivano Mugnaini, che ringraziamo per aver aderito a questa iniziativa. Di seguito il suo intervento sulla scrittura:

Se sapessi rispondere a questo interrogativo probabilmente non scriverei. O, comunque, se lo facessi con tale meticolosa certezza, scrivere sarebbe un’attività razionalissima e vana, un po’ come selezionare i vari tipi di granelli di sabbia di una spiaggia, mettendosi anche a contarli.  Tutto ciò, compresa la metafora balneare, per dire che il quesito è legittimo, è affascinante, ma è quanto mai impegnativo. Credo che ogni autore, ogni lettore, ogni uomo, possa e debba trovare un risposta del tutto individuale, ammesso che ci sia. Un approccio alla risposta è possibile forse immergendosi nel ruolo di “creazione” o “ricezione” di un testo che si realizza in modo naturale e alchemico nell’interazione tra parola e realtà: quel legame antico e misterioso tra scrittura e vita, che, quando viene teorizzato, corre il rischio di risultare astruso, quando è vissuto in modo autentico, al contrario, è in grado di fornire a ciascuno degli elementi del binomio quel livello specifico e speciale di comprensione ed emozione che costituisce da sempre la forma di attrazione più essenziale della letteratura, sia scritta che quotidianamente vissuta, sulla pelle e nelle ossa, con tutto il piacere e il dolore che tale assimilazione fisica e mentale comporta

Per parlare della parola, del mio mondo, e del mio personale rapporto con entrambi, debbo fare ricorso ad un identico materiale, lettere, sillabe, simboli e grafemi, in una sovrapposizione emblematica. Tutto ciò appare banale, d’accordo; ma se mi consentite l’ossimoro, direi che è “significativamente banale”. Una prima esemplificazione la faccio tramite una citazione tratta da uno scrittore e saggista austriaco del secolo scorso, Franz Blei. Relativamente poco noto, ma autore di un testo ironico ed arguto, “Il bestiario della letteratura”, all’interno del quale propone un passaggio perfettamente confacente al contesto: Si può pensare solo con le parole, cioè in immagini. Per questo le parole dominano il mondo e le idee appartengono, nella loro azione diretta, alle parole.

Per porre il tutto su un piano simile, ma in un’ambientazione concreta e attuale, mi metto sulle tracce di “Zazie dans le métro” di Raymond  Queneau. Tu causes, tu causes, c’est tout ce que tu sais faire. Parli, parli, è tutto quello che sai fare. Frase che abbiamo detto, o pensato, infinite volte. Rivolti agli altri, e magari, con un po’ di smarrimento, e altrettanto sollievo, anche a noi stessi.

Altro punto di riferimento in quest’ottica può essere Anton Cechov: Non permettete alla lingua di oltrepassare il pensiero. Qualsiasi commento è superfluo. Grazie alle “Massime e riflessioni” di Goethe, invece, si potrebbe trovare una scappatoia, una via di fuga, una giustificazione o quasi per mille mezze verità: Ogni parola che si pronuncia fa pensare al suo contrario. Ma ci riconduce alle realtà nitida e semplice delle cose Publilio Siro: Sermo imago animi est: qualis vir, talis et oratio est. La parola è lo specchio dell’anima; tale l’uomo, tale la parola. La traduzione può anche essere approssimativa. Non certo il concetto, ineludibile, che la sentenza propone.

Con una virata di non poco conto, non solo nell’ambito cronologico, passo da Publilio Siro a Pittigrilli. Tagliente, sarcastico, ma anche estremamente lucido, non c’è dubbio. Nel suo “Amori Express” osserva che: Esistono da sempre delle droghe più potenti, più calmanti, più tranquillanti, più allucinogene di tutte le droghe della farmacopea antica e della farmacologia moderna. Queste miracle-drugs, queste droghe-miracolo sono le parole.

Ecco, personalmente continuo a credere che le parole siano magicamente significative: mi ostino a credere nella loro sacralità (una delle pochissime sacralità di cui sono certo), e concordo anche con Chateaubriand: Ci sono parole che dovrebbero servire una sola volta. Ognuno avrà in mente una quantità di vocaboli adatti ad impersonare un solo ruolo in una scena esclusiva di un unico film. A me ne viene subito in mente una, anzi due “Ti amo”. Utopico? Forse sì, forse no. Allora aggiungo alla lista anche “Ti odio”, oppure “Voto questo partito”, o ancora “credo” o “non credo”, e via dicendo. L’utopia così si fa totale. E, in fondo, è una gran bella cosa.

Posso affermare di avere compreso poco, molto poco, finora, del mondo, ma qualcosa riguardo alla scrittura forse mi è chiaro, e, non a caso, è uno spazio aperto ai chiaroscuri, alle nuances cangianti, alla coesistenza di pensieri ed entità di natura contrastante ma complementare: le parole possono servire a tutto e al contrario di tutto. Mi resta cioè, come alla partenza, un dubbio. Ma un dubbio fertile, pronto a pronunciare ed ascoltare altre frasi, nuove certezze, ulteriori dubbi. A far convivere, ad esempio, Pirandello, il quale, in “Ciascuno a suo modo” esclama: Quanto male ci facciamo per questo maledetto bisogno di parlare!, con l’Eschilo di “Prometeo incatenato” che sostiene con solennità che Le parole sono medicina all’animo che soffre.

Una cosa è certa: rimane, immutato, più vivo che mai, il mio amore per la parola. Nonostante tutto. A dispetto di quanto male a volte siamo capaci di trattarla. Ma è sostanza duttile e tenace; rinasce, si riplasma, si rimodella. E’ mobile, inebriante, come la vita.

Resterebbe, chiaramente, moltissimo da dire. Fiumi di sillabe incatenate da riversare ancora in un mare magnum. Tuttavia, per non eccedere, faccio tesoro di un’ultima frase: E’ difficilissimo parlare molto senza dire qualcosa di troppo. Lascio in pace, quindi, momentaneamente, le parole. Per tornare però, molto presto, a bussare alla loro porta, con identica passione, in occasione del prossimo dialogo, della prossima comunicazione, di una futura conversazione basata su verità e invenzione: l’attimo in cui, riforgiandola, la realtà sarà forse più armonica e vivibile, spietata e lieve, fittizia e autentica. Sempre, nel bene e nel male, profondamente umana.

[luglio 2009]

NOTA
Si è laureato in Lettere Moderne presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa, con una tesi concernente alcuni dei temi maggiormente in voga nel teatro rinascimentale europeo.  E’ autore di testi di prosa, romanzi e racconti, poesia e saggistica. E’ autore di racconti, poesie e recensioni  per alcune riviste nazionali: “Poiesis”, “L’ Immaginazione”, “La Clessidra”, e numerose altre. Alcuni suoi racconti e poesie sono stati letti e commentati più volte in trasmissioni radiofoniche di Rai – Radiouno. Dirige la collana di narrativa della casa editrice Puntoacapo di Novi Ligure. Fa parte della Giuria di alcuni Premi letterari, tra cui il Concorso nazionale di poesia “L’Astrolabio”, e il Premio “Europa” . Il suo racconto “Desaparecidos” è stato inserito nell’Antologia “Parole di Carta” recentemente pubblicata da Marsilio Editore.  Collabora, come autori di testi, con alcune associazioni culturali, tra cui “Il Teatro di Campana”.. Nel corso delle ultime stagioni sono stati realizzati spettacoli di prosa e recitazioni di poesie, così come perfomances a tema dedicate ad artisti e letterati, tra cui Van Gogh, Rimbaud, Verlaine, Campana ed altri. Suoi testi sono stati inseriti nella rassegna di spettacoli del Gruppo Teatrale STED – Spettacolo Teatro Educazione Danza di Modena diretto dai registi Davide Bulgarelli e Tony Contartesi. Gli spettacoli dai titoli “Confessioni”, “La carne” e “Le nozze” sono stati proposti in prima nazionale a Modena e in seguito rappresentati a livello nazionale. Ha presentato sue prose e liriche all’interno di rassegne artistico-letterarie nazionali tra cui “Versinguerra” e “Bunker Poetico” , brani letterari abbinati ad opere artistiche all’interno della Biennale d’Arte di Venezia.              E’ autore di racconti premiati o segnalati in concorsi letterari, tra i quali:   Premio  “Nuove Lettere”;  “Teramo” ;  “Fiur’lini”   (L’Aia, Olanda) ;  “Eraldo Miscia – Città di Lanciano” ;  “Arturo Loria” – Carpi (MO) ;  “Luigi Antonelli – Castilenti”  (TE), ed altri. Ha pubblicato la raccolta di racconti “LA CASA GIALLA”  e il romanzo “LIMBO MINORE”  (Manni, Lecce).

E’ autore di liriche e raccolte di poesie premiate o segnalate in concorsi  letterari nazionali, tra cui: Premio “Eugenio Montale” (Roma) – Sez. Inediti Italiani ; “Leopardi” ; “Lerici-Pea” (SP) ; “Fiorino d’Oro” (FI) – Centro Cult. Firenze Europa; “Camaiore” (LU)  -Sez. opere prime Ha pubblicato la silloge dal titolo “CONTROTEMPO”  e la raccolta “INADEGUATO ALL’ETERNO”, 2008. Si sono occupati della sua attività letteraria o hanno scritto note o commenti sui suoi lavori: Vincenzo Consolo, Gina Lagorio,  Paolo Ruffilli, Giorgio Barberi Squarotti, Alberto Bevilacqua,  Paolo Maurensig,  Maria Luisa Spaziani, Giorgio Saviane, Michele Dell’Aquila, Raffaele Nigro, Walter Mauro, ed altri.

(foto in alto, Ivano Mugnaini al Caffè Ussero, Pisa 2009)

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10 risposte a “SCRITTORI & SCRITTURA – Incontro con Ivano Mugnaini [25]

  1. la zattera e la zavorra,l’ala,il pane,la sostanza,il vento,il mare,il vuoto,il senso,la poesia,l’odio,l’io,l’amore,l’i-dea…qualsiasi parola e scrittura resta, forse, un appiglio a cui vorremmo stare appesi, senza troppo peso,oppure spro-fondandoci, da qualche parte, anche in-visibile. Sto chiedendomi,ultimamente, se veramente sia questo spaesante sostare in processioni di linguaggi a poterci aiutare o se è da altra parte (e quale allora?)che dovremmo/dovrei porre attenzione.C’è, da qualche parte, una crepa che mostra cosa sia questo luogo in cui ci rincorriamo sempre sulla medesima terra, per e con la medesima storia?
    Ringrazio Mugnaini per l’ampiezza del suo pro-cedere, fernanda.

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  2. Sacralità ma anche constatazione dell’inadeguatezza della parola, da intendersi come continua insoddisfazione di chi scrive per quelle scelte, costante e infinita ricerca di quella ‘giusta’, sempre introvabile, sempre agognata.Ma ciò nulla toglie al grande e condiviso amore di Ivano Mugnaini per la parola, alla sua fiducia nella potenza comunicativa della poesia.
    un caro saluto al poeta, a Mapi e a Fernanda
    Antonio

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  3. questa rubrica conferma la rilevanza di spunti che rilascia grazie agli interventi puntiti dell’ospite di turno. Alcune delle citazioni fatte dal Mugnaini mi erano sconosciute.Una tra quelle più apprezzate, “quella” di Pittigrilli…
    grazie per la rubrica, per tutto…
    un buon saluto agli amici de sempre…
    red

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  4. ivano sa perfettamente che il segno-parola resta, forse, alter ego del segno-colore, è ciò cher perseguo da tanto e mi conforta molto il modo di ideare del poetamica mugnaini molto prossimo al mio ideare.. ringrazio ivano in quuesta sede per aver aderito a ex libris, mio tentativo di coinvolgere scrittori e poeti di ogni dove tramite iterazione continua segno-parola segno-colore..
    roberto matarazzo

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  5. Grazie a tutte e a tutti. Grazie a Fernanda, ad Antonio, a Red e a Roberto per l’attenzione e per il commento, partecipato, vivo, condiviso. Davvero non ultima, grazie a Maria Pina per l’ospitalità in questo spazio telematico, e per la domanda riguardante la poesia. Domanda impegnativa, lo confermo, soprattutto in questi nostri assurdi tempi. Impegnativa ma essenziale, anche oggi, anzi, oggi più che mai. Così come essenziale, oggi più che mai, è e rimane la ricerca della poesia. Un caro saluto e a presto rileggerci, I.M.

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  6. Qui si coniugano insieme magia e sacralità della parola. Sono molto di felice di aver concluso questa rubrica con lo scritto di Ivano Mugnaini, per la compostezza, la pacatezza, e la sintesi con cui tenta di tracciare il suo rapporto con la Scrittura.
    Mi auguro si possa ‘dialogare’ nuovamente e presto Ivano, perchè il tuo dire trasuda di onestà, di umiltà, ma anche di autentica passione…
    Un grazie a te e a tutti gli amici che con i commenti hanno cvontribuito ad arricchire e a dare vitalità a questo spazio sulla scrittura.
    Mapi

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  7. Scusandomi per il ritardo, ma navigo- a vista, da Sirolo, e questo scritto trovo adattissimo a conchiudere il ciclo, così bello, aperto da M.Pina.Vi si dice l’essenziale, con cultura con ironia e semplicità, con competenza. Non c’è citazionismo , vanità né elucubrazioni lontane dal fare, ché ognuno lavora a mano.. con la parola.Ecco il poiein , che cos’è, in azione.
    Grazie, Ivano e grazie bravissima M.P dalla tua omonima (per anagramma)Maria Pia

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  8. Grazie Maria Pia, per aver colto con acutezza l’intento e il tono della mia risposta ad una domanda così fascinosa e impegnativa, che, affrontata in altri modi e in altre forme, avrebbe rischiesto una risposta lunga una vita. La speranza è che ci sia dato tempo per rispondere giorno per giorno anche tramite il poiein che opportunamente citi. La possibilità, l’aspirazione, la volontà di fare della vita scrittura e della scrittura vita. Un caro saluto, Maria Pia. Buon soggiorno a Sirolo, se sei ancora lì, o bentornata. In ogni caso, un amichevole saluto, Ivano

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  9. ..mi ha sempre affascinato il mondo della parola e come può far cambiare gli “spazi”, soprattutto quelli interiori di ogni essere umano capace di emozionarsi…anzi, capace di lasciarsi andare ad emozioni sempre più represse dalla paura di non essere conformato ed adeguato ad una società sempre più decadente ed incapace di godere della “bellezza”.
    caro Ivano, quello che hai detto ripropone come il senso dell’amore per la parola non è soltanto un’ equazione di contenuti ma la libertà di un sogno…leggo che citi molti altri scrittori e le loro “parole” per trovare quasi una giusta risposta alla domanda. credo che la risposta possa essere…”è il mio mondo”..dove il mondo è un filtro per raggiungere gli altri,a volte in punta di piedi a volte in maniera più forte, a volte per raggiungere noi stessi ma….sicuramente con sensazioni di vellutata coscienza cercando di non arrivare mai, per non correre il rischio di finire il gioco della ricerca.

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  10. Caro Nicola, ciò che scrivi dimostra che hai saputo esplorare il mondo della parola con molta passione ed efficacia, scoprendo territori e ricchezze con umana curiosità e capacità di emozione e di ascolto. Direi che hai colto nel segno: negli autori che ho citato, ho cercato di individuare, per analogia e per contrasto, ciò che ho percepito negli anni dedicati alla scrittura. La risposta alla domanda che mi è stata posta è quella che hai individuato con lucidità: “é il mio mondo”. Ma, allo stesso tempo, è necessario dire che “è il mio mondo in relazione agli altri”, ossia è il tentativo di dire ciò che sono e ciò che non sono, ciò che sento affine e ciò che è inesorabilmente distante. Si tratta di un viaggio, effettivamente, e tutto, anche l’attraversamento di terre estranee ed aliene, entra a far parte della realtà e del sogno chiamato parola. E’ il gioco della ricerca di cui parli. Gioco impegnativo, ma del tutto vitale. Un caro saluto, e ancora grazie per la tua attenta lettura. Ivano

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