10. L’opera musicale, poetica e civile di Chico Buarque De Hollanda

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

12_mhg_cult_chicobuarqueEro poco più che bambino quando ascoltai e sentii parlare di Chico Buarque de Hollanda. Spesso andavo a trovare mio cugino Gerardo Gliubizzi e lo trovavo nella soffitta di casa sua che ascoltava questi grandi poeti e cantori del popolo brasiliano: Vinicius de Moraes e Chico Buarque su tutti, lui studente universitario ed io poco più che bambino. Poi dopo quasi un quarto di secolo, durante il breve periodo in cui son stato iscritto a face book ho avuto la fortuna di avere fra i miei contatti anche quello di Maria Pia De Vito che spesso cita Chico Buarque de Hollanda fra i suoi musicisti preferiti. E come non essere d’accordo con Lei? Questo breve scritto non può e non vuole essere esaustivo data la grandezza e la profondità dell’Opera Musicale, Poetica, Civile del grandissimo Chico Buarque de Hollanda. Non per falsa modestia quanto piuttosto come consapevolezza di tentare di parlare di uno dei più grossi cantautori del ‘900 ed oltre, questo brevissimo scritto, andrebbe considerato come un piccolo omaggio, minima cosa, rispetto al Genio di Chico Buarque de Hollanda.

Francisco “Chico” Buarque de Hollanda è nato il 19 luglio 1944 a Rio de Janeiro, figlio di Sérgio Buarque de Hollanda e di Maria Amélia, pianista dilettante.
A due anni si è trasferito a San Paolo con la famiglia. In casa Buarque si ascoltava molto la radio e il piccolo Francisco precocemente ha maturato una vera e propria passione per la musica. Ha frequentato il ginnasio e il liceo scientifico nel collegio Santa Cruz, dove si è distinto per l’abilità nel calcio e per le sue cronache scritte per il giornalino della scuola. Proprio in quel collegio è salito per la prima volta su un palco, cantando una Sua canzone durante uno spettacolo di Bossa Nova. Dopo il liceo lo troviamo iscritto alla facoltà di Architettura e Urbanistica dell’Università di San Paolo. Sono questi gli anni della crescita musicale del giovane Chico che ascolta Noel Rosa, Dorival Caymmi, Ataulfo Alves, Ismael Silva, Nélson Cavaquinho e Vinicius de Moraes e soprattutto João Gilberto. Nel 1964 scrive “Sonho de um Carnaval”, presentata ad un festival televisivo di San Paolo, che lo fa conoscere come compositore, permettendogli di giungere al programma “O fino da Bossa”. Il primo singolo, il Suo primo 45 giri!, è stato “Olê, Olá” e “Madalena foi pro mar” che in seguito apparvero nel suo primo 33 giri “Chico Buarque de Hollanda”. Proprio in questo disco c’è la canzone “Pedro Pedreiro” che ha inaugurato in un certo senso il filone sociale della musica di Chico Buarque. Nel 1966 lo troviamo come compositore al secondo Festival della Musica Popolare Brasiliana, con il brano vittorioso di quell’edizione, “A banda”, che sancisce di fatto la Sua consacrazione. Chico Buarque è diventato ben presto il punto di incontro tra la Bossa Nova e la vecchia tradizione della canzone brasiliana, una “sorta” di gloria nazionale per gli appassionati di musica di tutte le età. Ma il successo non ha mai fermato la sua evoluzione e soprattutto non lo ha mai inchiodato ai dettami dell’industria discografica. Infatti nel 1967, l’anno seguente, ha scritto e rappresentato una piéce teatrale che ha scatenato l’ira dei tradizionalisti e la violenza di un gruppo di estrema destra che ha invaso il teatro, distrutto la scenografia e aggredito gli attori. Ma anche gli elementi più reazionari si son dovuti rassegnare: Chico Buarque de Hollanda non è mai sceso a compromessi né sulla sua attività artistica, né tantomeno nella sua vita privata. Alcune sue canzoni appartengono al filone del facile ascolto e sono acclamate da un pubblico eterogeneo, il quale, forse non ha mai gradito i pugni nello stomaco come ad esempio “Funeral de um lavorador” e soprattutto non gli ha mai perdonato di convivere al di fuori del matrimonio con l’attrice Marieta Severo. Nel 1968 ha lasciato il Brasile con l’intenzione di soggiornare per alcuni mesi in Italia al fine di farsi conoscere dal pubblico europeo. E’ rimasto più di un anno, in una specie di esilio ed è in Italia che nel marzo del 1969 è nata la sua prima figlia Silvia. Tornato in Brasile nel 1970 con un’idea ben precisa di ciò che sarebbe stata la sua produzione futura. Niente più lirismo nostalgico, ma testi in grado di raccontare la vita dura della gente comune, soprattutto la più povera, quella che nessuno cantava. Il primo successo di questa fase è stato “Apesar de você”, brano che è rimasto a lungo intrappolato nelle maglie della censura. L’anno seguente ha inciso l’album “Construção”. Il brano omonimo, contenuto nel disco, parla di un muratore che cade da un’impalcatura disturbando il traffico, tema decisamente antipatico alle commissioni di censura visto che una decina di anni prima in Italia aveva causato l’allontanamento di Dario Fo e Franca Rame dalla televisione di stato. Chico Buarque aveva già intuito che sarebbe stato opportuno procurarsi qualche mezzo d’espressione di riserva, casomai la sua produzione canora fosse stata censurata. Si è cimentato come attore nel film “Quando o Carnaval chegar” di Cacá Diegues ed ha composto la colonna sonora di “Vai trabalhar, vagabundo” di Hugo Carvana. Con Ruy Guerra ha scritto il brano “O Elogio da Traição” che è stato subito censurato. Nel 1975 ha festeggiato i dieci anni di carriera insieme con Maria Bethânia, con uno spettacolo che è stato registrato e inciso su disco. Anche in questo caso intervenne la censura a proibire l’incisione di “Tanto mar” che celebrava la rivoluzione portoghese dei garofani. Da lì in avanti Chico Buarque è diventato sempre più un artista multiforme, scrivendo brani teatrali come “Opera do Malandro” che nel 1978 vinse il premio Moliere, incidendo dischi sempre caratterizzati da una profonda denuncia delle ingiustizie sociali e perciò sempre esposti al vento della polemica, affermandosi anche nell’attività letteraria dapprima con “Il cappellino giallo” e poi col romanzo “Disturbo”. Oggi a più di sessant’anni Chico Buarque de Hollanda è ancora in piena forma artistica, non risentendo affatto di alcun tipo di logorio o perdita di ispirazione. Seguita a scrivere canzoni, romanzi e opere teatrali, con quel tocco, il Suo tocco Poetico e Civile, romantico e trasognato, onirico e reale al contempo. Credo che Chico Buarque de Hollanda stia alla canzone brasiliana come Fabrizio De Andrè alla canzone Italiana. Suonano vivi i Suoi inni di vita, musica e poesia civile.
Brevemente di seguito una discografia minima in cui in grassetto sono segnati i dischi che più conosco e che maggiormente hanno segnato me stesso.

Mariano Lizzadro

1966 – Chico Buarque de Hollanda
1966 – Morte e Vida Severina
1967 – Chico Buarque de Hollanda, Volume 2
1968 – Chico Buarque de Hollanda, Volume 3
1969 – Umas e Outras
1969 – Chico Buarque in Italia
1970 – Apesar de Você
1970 – Per un Pugno di Samba
1970 – Chico Buarque de Hollanda, Volume 4
1971 – Construção
1972 – Quando o Carnaval Chegar
1973 – Chico Canta
1974 – Sinal Fechado
1975 – Chico Buarque & Maria Bethânia dal vivo
1976 – Meus Caros Amigos
1977 – Cio da Terra
1977 – Os Saltimbancos
1977 – Gota d’Água
1978 – Samambaia
1979 – Ópera do Malandro
1980 – Vida
1981 – Almanaque
1981 – Saltimbancos Trapalhões
1982 – Chico Buarque in Spagnolo
1983 – Para viver um grande amor
1983 – Edu Lobo e Chico Buarque – O Grande Circo Místico
1984 – Vermelho
1985 – O Corsário do Rei
1985 – Malandro
1987 – Francisco
1988 – Dança da Meia-Lua
1989 – Chico Buarque
1993 – Para Todos
1995 – Uma Palavra
1997 – Edu Lobo e Chico Buarque – Álbum de Teatro
1998 – As Cidades
2001 – Cambaio
2002 – Duetos
2006 – Carioca

(foto in alto, Chico Buarque de Hollanda)

7 risposte a “10. L’opera musicale, poetica e civile di Chico Buarque De Hollanda

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    • Il funerale di un lavoratore
      La canzone politica degli anni ’70 (1970-1980)

      Questa fossa dove stai,
      larga poche dita,
      è il più piccolo conto
      che hai pagato in vita.

      Ha volume giusto,
      né largo né fondo:
      è la parte che ti tocca
      del latifondo.

      Non è una fossa grande,
      è giusta, precisa:
      è la terra che volevi
      veder divisa.

      E’ una fossa grande
      per un piccolo morto,
      ma hai più spazio attorno
      di quand’eri al mondo.

      E’ una fossa grande
      per un morto da niente,
      ma qui più che nel mondo
      stai comodamente.

      E’ una fossa grande,
      la tua carne è poca,
      ma alla terra donata
      non si guarda in bocca.

      E’ il più pccolo conto
      che hai pagato in vita.
      E’ la parte che ti tocca
      del latifondo.

      Ma hai più spazioattorno
      di quand’eri al mondo.
      Ma qui più che nemondo
      stai comodamente.

      Alla terra donata
      non si guarda in bocca (4 volte)

      Informazioni: Traduzione italiana, scritta da Sergio Bardotti per Maria Carta, che la incluse nel suo lp “Vi canto una stori assai vera”, completamente dedicato ai canti di protesta.
      Il brano originale si chiama “Funeral de um lavrador” ed è del cantautore brasiliano Chico Buarque de Hollanda.

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