LucaniArt incontra la scrittrice lucana Rosa Salvia

Leggera/ come il cerchio di luna/ che cade sul mare (Rosa Salvia)

Rosa Salvia è nata a Picerno, un paesino dell’appennino lucano in provincia di Potenza. Negli anni ’50  si è trasferita prima a Firenze, dove ha completato gli studi classici e filosofici, poi a Roma dove attualmente vive svolgendo il lavoro di insegnante.
Negli anni ’90 ha pubblicato per le Edizioni Osanna Venosa il romanzo breve La parabola di Elsa e poi racconti e poesie in antologie, ottenendo vari riconoscimenti letterari per opere edite e inedite.

luna

Ha dato alle stampe tre raccolte di poesie, la più recente Le parole del mare con l’editore comasco LietoColle.
La sua poesia dal tono lirico e visionario, è fatta di memorie, di ricordi e sentimenti, di richiami al mondo classico e letterario. Noi l’abbiamo incontrata per chiederle di raccontarci qualcosa in più di sè e della sua scrittura:

«Ho iniziato a scrivere tardi, negli anni novanta, verso i quarant’anni, quando si è cominciata a radicare in me l’abitudine di mirare le cose con un occhio solo, lasciando l’altro svagarsi verso un misterioso punto di fuga. Pertanto, di fronte a una richiesta che chiama in causa la mia vista, il mio viso e il mio occhio, la tentazione sarebbe di chiedere aiuto più all’occhio che fugge che non all’occhio che fissa. Ad ogni modo niente garantisce che l’ottica trasversale sia meno ingannevole della diretta. Dunque allora, per dare un senso al mio lavoro di scrittrice, dirò che l’interrogativo più urgente della mia vita, e dunque nei racconti e nelle poesie che scrivo, mi pare sia il senso della teatralità e dell’inverosimiglianza del vivere. Da ciò un bisogno di ancoraggi e tane, che possono essere di volta in volta i luoghi natii, la memoria, le demenze della storia e le vite degli altri, quest’ultime in particolare nei racconti cui provo a dedicarmi con pietas ed ironia (nel senso romantico del ter- mine). Mi sento in fondo una scrittrice di complemento, (perciò amo definirmi “scrittorella”) umo- rale, intempestiva; più privata che pubblica. Che scrive per persuadersi alla vita, per una sorta di terapia dell’anima. Ma, man mano che familiarizzo col gioco delle parole, mi convinco sempre di più che il lavoro della scrittura è un lavoro duro, paziente, umile, ancor più in questa epoca di sciatteria comunicativa e che ha perciò un’enorme responsabilità: restituire alle parole durata e peso, anche morale»Rosa Salvia

Una poesia di Rosa Salvia tratta dall’ultima silloge poetica:

luna

Insonnia

Le ombre della notte scendono
e scendono
e scendono

l’insonnia si ostina
come uggiola un cane

tra sgualcite lenzuola
sto, immobilmente nera

dagli astri gelati
un velo di ruggine
si leva:
varca il mare e i confini

il mio corpo
senza più sciogliersi in grazia
sembra un bimbo
condannato ancora una volta
a non farcela

lasciandosi dietro il dondolio
di amori appiccicosi di sogni
che mi valsero un po’di vita,

come racconti di fate
i più bugiardi dell’infanzia.

(da Le parole per mare)

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