14. “Al bar della rabbia”, la musica, le storie e la rabbia di Alessandro Mannarino

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

manAlessandro Mannarino con la sua chitarra, da moderno cantastorie, canta il suo strampalato mondo in questo suo primo disco: “Al bar della rabbia” uscito la primavera scorsa. In questo disco palcoscenico di una Roma massacrata i cui protagonisti sono immigrati che dondolano su impalcature barboni e pagliacci, Mannarino da voce a tutta quest’umanità indigente. E’ la stessa gente raccontata in alcuni film di Pasolini o di Fellini. Un mondo sommerso e dimenticato dalla gente per bene. Un universo ai limiti della cosiddetta società civile: pagliacci ubriachi e folli che cantano amore, immigrati che abitano baraccopoli incrostate di fumo, barboni che trovano città immaginarie in fondo al mare e girovaghi che cercano la propria identità. Ed allora tutta questa ciurma di reietti e di ribelli indigenti ecco che, magia dell’arte, trova finalmente voce e spazio in questo Bar della rabbia, luogo immaginario e reale al contempo, grazie a Mannarino funambolo di parole ed artista di strada. Il Bar della rabbia, terra di confine tra quotidianità e fantasia, diviene così un luogo metaforico ma reale in cui in cui questi esiliati ritrovano la loro voce e la loro profonda umanità. Alessandro Mannarino è nato a Roma nel 1979 ed ha iniziato la sua attività artistica nel 2001, quando si è esibito in strane session a cavallo tra il djing e i live acustici. Lasciandosi alle spalle queste esperienze di “dj con la chitarra”, nel 2006 da vita alla “Kampina” una band formata da 5 elementi con cui si esibisce nei maggiori club e locali della capitale. Nei suoi testi surreali convivono storie oniriche e tragicomiche di pagliacci, ubriachi e zingari innamorati. Partendo dalle sonorità e dai ritmi della musica popolare italiana Mannarino condisce il proprio mondo con elementi di musica balcanica e gitana, citazioni Felliniane e evoluzioni circensi. Quest’anno è uscito il suo primo disco: “Al bar della rabbia”, che da voce a tutte le sue storie a tutta la sua rabbia diventando portavoce di quest’universo sommerso e dimenticato: un mondo di persone reiette in terre di confine.

Mariano Lizzadro

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