Toghe rosso sangue di Paride Leporace

La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia

E’ un testo di forte impegno civile, che vuole scuotere dall’oblio e dall’indifferenza una comunità distratta da gossip ed effimero. “Toghe roso sangue” di Paride Leporace è un meticoloso saggio giornalistico sull’uccisione di ventisei magistrati italiani, più un ventisettesimo giudice scomparso nel nulla, che racconta -con la cronaca dei delitti- anche le emozioni collettive, a volte straordinariamente indignate per gli omicidi, altre volte, tantissime altre volte, perdutamente vaghe e superficiali. Leporace rende omaggio a tutti i giudici trucidati dalla criminalità organizzata, dalle bande armate nere e rosse, dal terrorismo internazionale, ma leggendo “Toghe rosso sangue”, si prova vivo disagio nel constatare come la nostra memoria collettiva abbia perso traccia di questi strenui difensori della legalità. Nel libro, Leporace ricorda anche i diciassette agenti di scorta massacrati insieme agli uomini che cercavano di proteggere. Le storie personali dei magistrati uccisi variano, così come variano i moventi della loro morte. Alcuni giudici sono consapevoli dei rischi e li affrontano sino alle estreme conseguenze, altri sono ammazzati senza preavvisi, per logiche distorte della follia umana o per assurde strategie del terrorismo.

“Mi dispiace, ma qualcuno dovevo far fuori”: così Agostino Pianta, primo magistrato ucciso in Italia, diviene vittima di un ex detenuto in cerca di vendetta contro la giustizia. E’ il 1969, seguiranno altri 25 anni di lutti e dolori.

L’ultimo nome della crudele mattanza è quello di Luigi Daga, magistrato di fama internazionale, esperto di problemi dell’amministrazione penitenziaria, con idee molto avanzate. Il giudice viene sparato a Il Cairo nel 1993 da un giovane integralista islamico. Dopo venti giorni di agonia, Daga muore al San Filippo Neri di Roma; i giornali gli “riserveranno” 10 righe nelle pagine di cronaca. E Leporace commenta nel capitolo dedicato a Daga: “…un musicista integralista si sarà mai domandato che sparava contro uno che voleva ridurre le carceri nel mondo?”

Delinquenti e terroristi, assassinio dopo assassinio, uccidono uomini e straziano famiglie. Il dolore nella solitudine degli affetti infranti è un altro tema che emerge drammatico dalla lettura del libro.

Paolo Adinolfi, giudice civile della sezione fallimentare tribunale di Roma, scompare nel nulla, dopo aver preso il bus numero 4 per recarsi a casa della mamma. Da quel lontano 1994, la sua famiglia rivendica almeno gli onori della memoria, per un uomo coraggioso che stava indagandosi strani crak finanziari e vorticosi affari economici tra colletti bianchi e criminalità organizzata. Un’impenetrabile cappa di silenzio è calata sul suo nome. L’oblio dell’opinione pubblica appare vertiginoso anche in tantissimi episodi di sangue, ridimensionati a fatti locali. Accade nella vicenda del giudice Nicola Giacumbi, ucciso nel marzo 1980, sotto casa a Salerno, dalla colonna “Pelli” delle Br. A distanza di anni la moglie del magistrato continua a vivere nella sua solitudine affettiva accanto alle pipe e alla collezione di orologi del marito. Come scrive Leporace “Le sentenze del delitto Giacumbi troveranno spazi solo sui giornali locali… Giuseppone quel bambinone che non vide tornare più suo padre oggi è ingegnere chimico a Taranto e nessuno ha mai sentito il suo dolore, forse perché non è giornalista o perché suo padre non lavorava a Milano”

“Toghe rosso sangue” è un’accurata cronologia degli omicidi che hanno funestato la magistratura italiana; il libro descrive con tratti rapidi ma esplicativi anche pezzi di storia d’Italia, sprofondata negli anni di piombo e incupita dalle stragi eversive e dalla tracotanza mafiosa. Ci sono le macchinazioni oscure dei servizi deviati, i depistaggi, il cinismo della corruzione, le rivendicazioni sociali e politiche, le trame del terrorismo internazionale e le piccole vicende quotidiane di uomini divenuti protagonisti di una lunga stagione di sangue. Leprace, direttore del Quotidiano di Basilicata, ricostruisce gli eventi con un rigore giornalistico estremo: fatti, dettagli, rappresentazione del contesto in cui maturano i delitti non debordano mai in considerazione inopportune. La scrupolosa ricerca delle fonti, le testimonianze dei parenti, le ricostruzioni di colleghi giornalisti sono strumenti chiari, adoperati da Paride Leporace per scrivere un libro di alto valore letterario, per ridare Memoria alla nostra comunità, per rimediare agli oltraggi della Storia.

Toghe rosso sangue. La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia” di Paride Leporace; Newton Compton Edizioni; Euro 12,90 – pp. 288

Raffaele Grimaldi
(giornalista)

I magistrati le cui storie vengono narrate nel libro sono:

Agostino Pianta ucciso da un detenuto – Pietro Scaglione ucciso dalla mafia – Francesco Ferlaino ucciso dalla ‘Ndrangheta – Francesco Coco ucciso dalle Brigate Rosse – Vittorio Occorsio ucciso da Ordine Nuovo – Riccardo Palma ucciso dalle Brigate Rosse – Girolamo Tartaglione ucciso dalle Brigate Rosse- Fedele Calvosa ucciso dalle Unità combattenti comuniste – Emilio Alessandrini ucciso da Prima Linea – Cesare Terranova ucciso dalla mafia- Nicola Giacumbi ucciso dalla colonna “Pelli” – Girolamo Minervini ucciso dalle Brigate Rosse – Guido Galli ucciso da Prima Linea – Mario Amato ucciso dai Nar – Gaetano Costa ucciso dalla mafia – Gian Giacomo Ciaccio Montalto ucciso dalla mafia – Bruno Caccia ucciso dalla mafia – Rocco Chinnici ucciso dalla mafia – Alberto Giacomelli ucciso dalla mafia – Antonino Saetta ucciso dalla mafia – Rosario Angelo Livatino ucciso dalla mafia – Antonio Scopelliti ucciso dalla ‘Ndrangheta e dalla mafia – Giovanni Falcone e Francesca Morvillo uccisi dalla mafia – Paolo Borsellino ucciso dalla mafia – Luigi Daga ucciso da terroristi islamici – Paolo Adinolfi rapito da ignoti

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