Spunti (di)versi con… Alessandro Ramberti

I POETI SI RACCONTANO (2)
Interviste sulla poesia a cura di M.P. Ciancio per il blog letterario LucaniArt Magazine

Poesia: passione, libertà…
Sì direi che questi sostantivi ci stanno tutti: passione sia nel senso di una elaborazione sofferta che in quello più “entusiastico”, libertà perché effettivamente la scrittura poetica apre spazi alla metafora e alle altre figure retoriche e si pone in una dimensione creativa/innovativa anche dal punto di vista linguistico (per quanto mi riguarda più in relazione alla sintassi che al lessico) una dimensione che è comunque sempre il risultato di uno scavo verso l’essenziale, un po’ come il lavoro di uno scultore.

I desideri di un poeta
Senz’altro quello di comunicare, di sentirsi parte di un (piccolo) gruppo di autori/lettori che amano i versi e vi si trovano in qualche modo riflessi. C’è probabilmente anche il desiderio di lasciare una traccia, di creare delle relazioni oltre il tempo.

Una tua definizione di poesia
Sintesi del vissuto attraverso un linguaggio fatto di ritmo, immagini, suoni, suggestioni… un linguaggio che si cristallizza ossimoricamente in parole dai rimandi sempre vitali, assoluti.

Il ruolo della poesia oggi
Quello di sempre: trovare nel chiaroscuro della realtà la sua tragica bellezza.

Da dove viene la parola del poeta?
Certamente dal suo vissuto (che include anche l’incontro con altri poeti di ieri e di oggi).

I tuoi poeti preferiti
Dante, Petrarca, Leopardi fra i classici, J.L. Borges, gli ermetici del Novecento, Agostino Venanzio Reali, W. Symborska, S. Giovanni della Croce, D.M. Turoldo e parecchi poeti emergenti (Alessandro Rivali, Chiara De Luca, Davide Brullo, Francesco Tomada, Corrado Benigni, Leela Marampudi e praticamente tutti quelli che ho pubblicato!)

Almeno tre libri di poesia da cui non ti separeresti mai
i testi poetici della Bibbia (ovviamente i Salmi, ma anche brani del Qohèlet, del Cantico, delle lettere paoline, e dei Profeti), la Commedia, i Canti leopardiani.

Un poeta sopravvalutato
E’ una questione di gusti, probabilmente molti poeti del nostro immediato passato sono stati un po’ sopravvalutati, per non parlare di contemporanei sui quali il giudizio è meglio sospenderlo. Non amo la poesia sperimentale quindi i poeti della neoavanguardia non mi entusiasmano.

Un poeta sottovalutato
Il già citato Reali.

La tua prima poesia
Non ricordo con precisione, ho comunque iniziato abbastanza tardi e la mia scrittura è spesso legata a un spleen esistenziale collegato però con un cammino interessato all’Oltre quindi desideroso di speranza.

Il punto di partenza della tua poesia
(credo di aver già risposto qui sopra)

Un verso che avresti voluto scrivere
“Che fai tu luna in ciel…”

La poesia che più ti rappresenta

Agenda
ci sono momenti
che spostano date

Il tuo ultimo libro
È la plaquette Inoltramenti (L’Arca Felice, 2009)

Le tracce tematiche che lo caratterizzano
Una ricerca spirituale, con echi biblici, collegata al senso del nostro vivere, amare, lavorare.

Una definizione della tua poesia
Meditativo/fraterna.

Keats sostiene che il timone della poesia è l’immaginazione, la fantasia le vele, e l’invenzione la stella polare. Cosa aggiungeresti?
L’albero maestro: il suono/ritmo.

La qualità che apprezzi maggiormente in una poesia
L’icasticità di qualche verso.

Il futuro della poesia
Nel creare occasioni di incontro e confronto fra poeti di varie generazioni, magari anche nelle scuole.

Un consiglio ai giovani poeti
Leggere gli altri poeti, scrivere scavando in sé stessi, ma con lo sguardo oltre l’orizzonte.

Un tuo dono (poetico) ai lettori di LucaniArt

L’umanità si chiede
(pensando a Gesù nel Getsemani)

Parto con l’intento di un incisore:
la fatica del gesto premia le lettere semplici
e le interlinee sono aree di compensazione
– per il vacuo di cui non si ha orrore
(è necessario) – cesure.

C’è un nucleo scoperto che cova
intenso come la scarica di un’energia dolorante
il grido che afferma a Dio: “Ci sono e tu?”

Quel grumo che rivendica il destino
non trova riposo – nelle Scritture –
ma, assieme all’eco inaudita dello Spirito,
il suono di anime arrabbiate, riottose
e pure fiduciose, certo, amate ed esultanti
comunque spiazzate dai Tuoi disegni:
le seduci lasciandole libere,
le infiammi facendole tremare,
le trasfiguri fino a dissolverle…

Sentirò mai la Tua risposta ?
(abbiamo orecchi adatti per intenderla?)
o creperà, prima, il mio vaso?

Affanno le domande
sudando sangue.

Perdonami! Tu sei grazia
e vedi i nostri sbagli come chiodi
che fissano alla vita
il nostro nome eterno.

Su questa lapide di carta ho deposto
il frutto di un taglio cesareo…
non so dar forma ai segni che più contano
così li lascio a Te che già ci salvi
donando alla tensione che ci stringe
un canto buono come il pane.

(Alessandro Ramberti)

© intervista a cura di Maria Pina Ciancio, esclusivamente per il sito internet LucaniArt Magazine

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18 risposte a “Spunti (di)versi con… Alessandro Ramberti

  1. Pingback: Spunti (di)versi con… Alessandro Ramberti | Feedelissimo·

  2. “un canto buono come il pane” -alla donna che chiese di questo pane Cristo rispose: io sono il pane vivo disceso dal cielo- noi desideriamo che questo pane sfami questa società del dolore all’alba del nuovo secolo.

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  3. Mi trovo in sintonia con molti passaggi di Alessandro: l’importanza dell’incontro umano e del confronto con gli altri scriventi, l’impronta meditativa e fraterna della (propria) poesia, molti degli autori di riferimento citati (aggiungerei Caproni, che a mio parere, col tempo, giganteggia).
    Mi sembra anche di poter dedurre una vocazione di fondo che Alessandro vede – o auspica – nella poesia: l’imparentamento con la preghiera.
    Un caro saluto
    Antonio

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  4. Bello leggere qui quest’intervento di Alessandro. La bellezza è anche nel fatto che Alessandro Ramberti si presenta allo stesso modo sia che usi parole scritte sia che parli. Parole coerenti con l’uomo: un regalo da conservare. Non sempre si trova rispondenza tra le due cose.
    Bellissimo il consiglio finale: scavare in sé stessi ma con lo sguardo oltre l’orizzonte.
    Un saluto a tutti.

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  5. Questi vostri commenti non possono che farmi piacere! È vero quello che dice Antonio Fiori che spesso (non sempre) i miei versi sono imparentati alla preghiera (magari in modo non immediato) e su questo filone del verso meditativo ed essenziale mi piace ricordare la poetica di Ardea Montebelli (che non a caso ha utilizzato i suoi versi per veri e propri momenti di lectio).

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  6. arrivare alla porta con le mani vuote
    camminare consapevoli che non si può sapere la meta
    che non si può dire se non per mancanza
    che non si completa mai il cerchio di una qualunque centratura
    e che tutto è la parola di un solo affanno che ci impaccia.
    La parola suona così tante volte a vuoto per la raccolta differenziata di questo mondo che finisce per buttare anche se stessa. Grazie,ferni

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  7. A riguardo dei poeti indicati come preferiti se ne possono aggiungere altri, o anche togliere, a seconda dei gusti e dei propri ricordi formativi. Teorizzare il fare poesia è importante. Fa cultura. Ma farla la poesia è altra cosa. Il grano si giudica quando riempie il tomolo.

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  8. E sì caro Angelo, mi sento proprio di condividerla la tua affermazione ” il grano si giudica quando riempie il tomolo “.
    Parlare di poesia è cosa buona e giusta… ma farla è altro.
    Ma con quali risultati finali?

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  9. Ci sono spunti che sono direi universali per tutti i poeti (la ricerca della bellezza nascosta, la spiritualita’) eppure. per ognuno di noi. la poesia ha sfumature e rappresenta qualcosa di unico e diverso. Grazie ad Alessandro per questa interessantissima intervista.
    daniela

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  10. Un grazie sincero a Mapi per l’intervista e ad Alessandro per la sua profonda spiritualità espressa nella poesia – preghiera, il canto dell’anima che pone domande, attende risposte e si affida al Dio che salva con il suo sangue purificatore. Sono versi che si avvicinano a quelli di Padre David Maria Turoldo, la cui formazione é soprattutto biblica. Grazie, Alessandro, per la tua preziosa testimonianza cristiana.

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