Fiori… tra ricordi che sfumano di Rosa Rivelli

Lo hanno trovato dopo qualche giorno. Era il periodo delle feste natalizie, quando più pesante è il fardello dei peccati e delle ingiustizie. Eppure quell’anno sembrava soddisfatto…

Sì dischiude ogni tanto il ricordo di una persona un po’ stramba, come tutte quelle uniche ed originali, che non si adeguano al passo e al belare del gregge. Nel suo attraversare questo mondo ha fatto sorridere, irritato e non poche volte inconsapevolmente o sapientemente soffiato su sensi di colpa e inadeguatezze di una comunità che non sempre ha occhi attenti per i suoi figli più sfortunati. Un fiore il suo cognome. Lo portava con tono sospeso tra l’irriverenza e lo stupore. Quando aveva mangiato e …bevuto abbondante, con una mano, larga, distribuiva inchini galanti e mai fuori limite; l’altra trascinava un mangianastri rauco. Tossiva ammore e bronchite alcolica. Più di tre quarti della sua vita in una cella, per ordinarie colpe di povertà. Talvolta sembrava proprio cercarlo il carcere, vitto alloggio il calore di essere pari tra pari. E cosi affiora il ricordo più pungente, che a tratti si fa incerto, sfumato da immagini che si sovrappongono. Un primissimo pomeriggio, per chi lavora il confortevole tempo del pranzo. Suona il citofono. Ma chi cavolo rompe a quest’ora? E’ lui, a proporre un acquisto riservato ai clienti affezionati, quasi un affarone. Un sacchetto di lumache, dono benevolo di una terra generosa di asparagi, cicorielle e fiori di malva. Va bene, sali! Stiamo per pranzare, ti fermi con noi?! Pausa raffinata di silenzio. Mah, non so, e va bene, grazie. Inatteso arriva il gesto indimenticabile. Gentile sì, ma anche penetrante. Un involontario pugno allo stomaco? Si toglie una logora ‘giacchetta’, l’arrotola con premura quasi teatrale e la posa per terra. E’ piena di polvere, non vorrei sporcare, qui è tutto così pulito! Questo è il… suo… posto. Altro silenzio. Neppure l’ombra di una cipolla a fare da alibi. Il pranzo, veloce e un po’ arrangiato. Farfalle panna e prosciutto. La solita mozzarella e insalata, frutta e caffè. E per finire un goccio di amaro lucano. Non siamo riusciti a preparar di meglio. Ma quando mai.. questo è un pranzo da signori!! Aveva poco più della mia età quando ha mollato questa vita. Il suo cuore ha ceduto..forse stanco di solitudine dell’anima e di gelo crudo. Non bastava uno scampolo di famiglia che in altre case arrancava la stessa fatica. Lo hanno trovato dopo qualche giorno. Era il periodo delle feste natalizie, quando più pesante è il fardello dei peccati e delle ingiustizie. Eppure quell’anno sembrava soddisfatto… A Natale aveva condito la pasta con olio e parmigiano.

Rosa Rivelli

Rosa Rivelli, Tricarico (MT) 1959

[foto di Elessar]

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