17. I salicendi emozionali nella musica degli Eva Mon Amour

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

A cavallo fra l’anno scorso e l’inizio di quest’anno mi sono interessato molto a questo nuovo gruppo romano: Eva Mon Amour. Già avevo ascoltato qualche singolo en passant, poi quando è uscito: “La doccia non è gratis” mi sono messo e l’ho ascoltato tutto d’un fiato. E poi un po’ alla volta, parole che vengono a bussare di notte e apri la porta, è venuta fuori questa cosa che sto scrivendo. Gli “Eva Mon Amour” appartengono a quella schiera di artisti che formano la cosiddetta nuova scena indie rock italiana, che io preferisco continuare a chiamare magari semplicisticamente: nuovi cantautori. Gli “Eva Mon Amour” sono un trio: Emanuele Colandrea: voce, chitarra elettrica e chitarra acustica, Fabrizio Colella: batteria e cori, Corrado Maria De Santis: chitarra elettrica, voce, organo, banjo e diamonica. Leggo da alcune recensioni un po’ di storia di questa band: la band romana inizia a proporsi sotto il nome “Cappello A Cilindro”, ma un primo cambio di line-up spinge l’allora quartetto ad utilizzare l’attuale denominazione, appunto “Eva Mon Amour”. Nel febbraio 2009 esce il debutto ‘Senza Niente Addosso’, splendido esempio di rock melodico e graffiante, ma dopo pochi mesi il tastierista lascia il gruppo. Rimasti un trio, gli Eva Mon Amour realizzano: “La doccia non è gratis”, l’album in questione. E’ un disco ruvido, a tratti spigoloso e vagamente anche destabilizzante, i cui testi parlano di situazioni e stati d’animo di disagio che nascono dalla quotidianità, ripetitiva e poco stimolante come quella di una città ma si potrebbe tranquillamente dire lo stesso anche di altre realtà non urbane. Questo disco mi ha fatto subito pensare a “Le luci della centrale elettrica” di mister Vasco Brondi. Le canzoni degli Eva Mon Amour colpiscono molto, mettono a nudo l’ascoltatore, poiché musica e parole esprimono a pieno il disagio di questi tempi in modo sincero e spontaneo. Un disco senza compromessi, crudo, viscerale una “sorta” di saliscendi emozionale che riesce a coinvolgere l’ascoltatore ed a trascinarlo in questi spaccati esistenziali letti però anche con la lente dell’ironia, mediante un linguaggio a tratti paradossale ed assurdo. Undici canzoni che corrono e scorrono velocemente non lasciando mai spazio alla banalità, ma descrivendo a pieno, o all’osso parafrasando la figura del cane presente in molte canzoni, l’essenza di questi tempi.

Mariano Lizzadro

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...