Spunti (di)versi con… Luca Benassi

I POETI SI RACCONTANO 12

Interviste sulla poesia a cura di M. P. Ciancio per il blog letterario LucaniArt Magazine

Poesia: passione, libertà…
Necessità, credo la poesia sia per me un’inderogabile necessità. Anche se, fortunatamente, sono un dilettante, uno ciò che la coltiva per diletto e non per trarvi il pane.

I desideri di un poeta
Francesco Petrarca, nella Collatio Laureationis, ebbe a scrivere: Sic poeta videri velim, ut non sim aliud quam poeta, non essere niente altro che poeta. Possedere il linguaggio come si possiede il proprio corpo, per il resto un piatto di spaghetti e un buon bicchier di vino. Come tutti.

 Una tua definizione di poesia
Non c’è, o meglio ce ne sono migliaia. Nessuno può dire cosa sia la poesia, perché o ne rimane fuori un pezzo oppure si finisce per includere generi e forme che di norma non vengono considerati poesia. Allo stesso modo, ognuno di noi quando legge un testo è in grado di dire questa è poesia oppure questa non lo è. Perché? Perché ci batte il cuore, accelera il polso, suona nell’orecchio una musica che non appartiene a niente altro che a quel testo, a quei versi. Poi, certo, arrivano la critica, l’ermeneutica, la tassonomia, le categorie, le definizioni, il canone, ma dopo. Molto dopo.

Il ruolo della poesia oggi.
Nel 1975 veniva assassinato Pier Paolo Pasolini e Eugenio Montale vinceva il Nobel. Il poeta della parola da non chiedere, della parola negativa, subentrava all’intellettuale che aveva fatto della poesia – pur con esiti alterni e non del tutto convincenti – uno strumento per comprendere e incidere sulla società. Checché se ne dica il poeta di Casarsa è stato l’ultimo intellettuale poeta con un ruolo attivo, politico, codificato nella società. La poesia e i poeti scontano ancora questa assenza, questa fondante mancanza di fiducia. Le cose però stanno cambiando nel rapporto di fiducia con la parola poetica. Non si tratta di poesia civile quanto di una consapevolezza che la poesia possa nuovamente comprendere, interpretare e quindi incidere sulla realtà nella società.

Da dove viene la parola del poeta
Nessuno lo sa e chi dice di saperlo mente. Il poeta è come il santo o il pazzo, sono gli altri a dargli questa definizione, che è l’ontologia del suo stesso stare al mondo. Ma perché si è santi, da dove viene la santità?

I tuoi poeti preferiti
Dino Campana, Umberto Saba, Giuseppe Ungaretti, Corrado Calabrò, Dante Maffìa, ma anche Umberto Fiori, Franco Buffoni e Milo De Angelis. Molte poetesse, Maria Marchesi, Lucianna Argentino, Mariella Bettarini, Giovanna Bemporand, Cristina Annino, Gabriela Fantato. C’è poi la mia generazione, Massimo Gezzi, Flavio Santi, Domenico Cipriano, Stelvio Di Spigno, Elisa Biagini, Pietro Secchi.

Almeno tre libri di poesia da cui non ti separeresti mai.
I Canti Orfici di Dino Campana, il Canzoniere di Umberto Saba e il Trivio dell’Innocenza di Paolo Borzi.

Un poeta sopravvalutato
Edoardo Sanguineti, Giampiero Neri, Giancarlo Majorino, Luigi Ballerini… troppi ce ne sono sui già esigui e semi nascosti scaffali delle librerie dedicati alla poesia.

Un poeta sottovalutato
Dante Maffìa meriterebbe un oscar mondadori subito, ugualmente Mario Specchio, e poi Giovanna Bemporad. Non si comprende come la critica abbia osannato Alda Merini e ignorato una voce come Maria Marchesi che pure ha vinto un Viareggio.

La tua prima poesia.
Non la posseggo più, anche se forse verrà fuori da dentro uno scatolone. Mi trovavo in Sardegna, da solo nella casa dei nonni. Avevo ventuno o ventidue anni. Era una Pasqua desolata e dalla veranda vedevo sulla spiaggia, dall’altra parte della baia, un gigantesco tronco arenato. Fantasticavo fosse un relitto, una gigantesca balena, una nave dei pirati, e iniziai a buttar giù versi. Quando li rilessi mi resi conto che erano per lo più endecasillabi.

Il punto di partenza della tua poesia
Mi rotola in testa una parola, un sintagma, per giorni, a volte settimane. Ogni tanto compare una metafora, una sinestesia che pronuncio a mezza bozza mentre cammino per strada o faccio la doccia. Se poi non me ne sono liberato così, compare il primo verso. A quel punto mi tocca prendere carta e penna.

Un verso che avresti voluto scrivere
“Nuda, mistica in alto cava/ infinitamente occhiuta devastazione era la notte tirrena.” Così si chiudono Genova e i Canti Orfici di Dino Campana.

La poesia che più ti rappresenta
È una domanda alla quale non so rispondere: tutte quelle che ho amato, che mi hanno detto qualcosa di me, del mio appartenere al genere umano. Per anni avrei detto il Corvo di Edgar Allan Poe, poi Il Battello Ebbro di Arthur Rimbaud, poi quasi ogni testo dell’Allegria di Ungaretti, poi i Cori su stati d’animo di Didone, sempre di Ungaretti. Per mesi avevo in mente la Capra di Umberto Saba. Oggi chissà… forse l’VIII sonetto delle Rime di Guido Cavalcanti, quello che inizia con “Tu m’hai s’ piena di dolor la mente,”.

Il tuo ultimo libro
“L’onore della polvere”, edito dalla Puntoacapo Editrice a giugno 2009.

Le tracce tematiche che lo caratterizzano
Si intersecano vari temi, la maturazione umana e la paternità, la riflessione sulla poesia, sull’amore, la gelosia, la fede. Tutto concorre all’affresco dell’umano, alla capacità di bucare la realtà per distillarne il succo. C’è una sezione centrale intitolata “la trattativa”: è la continua negoziazione con il linguaggio, specchio dei rapporti di forza che si compongono nella società. Forze economiche, sociali, che appaiono autopoietiche e autoreferenziali e che agiscono come una sorta di mutazione antropologica in senso pasoliniano. Compito del poeta è metterle a nudo, anche quando sembra che in mano non rimanga che l’onore della polvere.

Una definizione della tua poesia
Direi poesia onesta, come la intendeva Umberto Saba.

Keats sostiene che il timone della poesia è l’immaginazione, la fantasia le vele, e l’invenzione la stella polare. Cosa aggiungeresti?
Il linguaggio che ne è la sostanza, la ciglia fatta di travi di quercia, e poi il cuore, che è la polena posta a prua a sfidare i venti.

La qualità che apprezzi maggiormente in una poesia.
La sua memorabilità, quella che colpisce in petto come una freccia omerica, della quale non puoi fare a meno per svelare un pezzo della nostra umanità, quella che non bara con il trucco del gergo, editorialmente corretto, consono alle papille dei recensori, di quelli che contano. Foscolo diceva di detestare il versi che “suonano e non significano”.

Il futuro della poesia
Finché l’essere umano avrà linguaggio, avrà poesia, in forme e modi che difficilmente possiamo prevedere. È un futuro radioso, capace di rappresentare i mutamenti dell’umanità, dei linguaggi, dei modi e dei tempi della comunicazione e della creatività.

Un consiglio ai giovani poeti
Umberto Saba diceva di “procurarsi una grande amore o un grande dolore”. Direi di procurarsi entrambi, cercando di ignorare il problema della visibilità, di voler piacere a ogni costo, di mirare esclusivamente ad avere accesso “all’editoria a diffusione nazionale”.

Un tuo dono poetico ai lettori di LucaniArt
È un testo tratto da “L’onore della polvere”.

Bisogna aspettarli al varco i salmoni
al collo di bottiglia della foce
spauriti, mentre accalcano l’acqua
bisogna tendere la rete dove
la superficie si increspa di pinn
le branchie annaspano quel desiderio
che riproduce il transito di nuove
generazioni. Allora è il momento
di calare la rete, di tendere
alla gola il laccio, l’arpione aguzzo.
All’uscita della metro noi siamo
salmoni ignari verso la mattanza.

(Luca Benassi)

(intervista a cura di Maria Pina Ciancio, esclusivamente per il sito internet LucaniArt Magazine)

14 risposte a “Spunti (di)versi con… Luca Benassi

  1. Possiedo questa raccolta di Luca e non mi ha sorpreso che lui abbia scelto una foto con il figlio per questo post; infatti “L’Onore della polvere” si apre proprio con una serie di poesie dedicate alle varie ecografie durante la gestazione…l’esperienza del figlio dev’essere stata per lui una grande emozione, un fatto, giustamente, saliente della sua vita di coppia e di poeta. Il mare e l’acqua pure vi occupano uno spazio notevole, sembrano, insieme al paesaggio cittadino, essere lo sfondo di tutte le vicende; come anche in questo testo dove i salmoni-umani vengono catturati dalla rete e… i poeti dal loro dire.

    Un saluto,

    Rosaria Di Donato

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  2. Bellissima intervista davvero, ricca di elementi, spunti di profonda riflessione, intelligenza, acume critico, “visionarietà”, come la poesia richiede.
    Complimenti a Luca Benassi e a Maria Pina Ciancio per l’ottima occasione. Grazie
    Mariella Bettarini

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  3. Ho conosciuto Luca attraverso la sua poesia, poi l’ho incontrato di persona. Ha le idee chiare sulla poesia che scrive, che vive: la poesia capace di bucare la realtà per distillarne il succo. Ma è anche la visione di critico attento che gli fa parlare del bisogno di una Poesia Onesta. Domenico

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  4. ” Possedere il linguaggio come si possiede il proprio corpo, per il resto un piatto di spaghetti e un buon bicchier di vino. Come tutti.”

    E qui già stiamo agli antipodi. Possedere? Un pos per avere cosa? Libero accesso all’accensione di un lumen? Di un numen?
    Quanto ai poeti sono solo uuuuuuuuuu….mani o forse anche …nani! Ciao fernanda

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  5. l’arte di scrivere è una delle più difficili, ma se ben praticata va persino oltre le arti figurative … Anche un banale paesaggio, descritto a parole, spinge la mente a “ricostruire” la visione. Io in quanto fotografo sono un figurativo ed ho notato qualcosa di simile, anche se ad un livello minore, nel bianco/nero; una “mancanza” (il colore) spinge la mente ad “immaginare” e questo rende spesso l’immagine più avvincente. Credo non sia solo un mio giudizio; quando espongo noto “statisticamente” quante sono le persone che si soffermano di più sul bianco/nero, anche rispetto ad immagini a colori tecnicamente ottime …

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  6. “Non si tratta di poesia civile quanto di una consapevolezza che la poesia possa nuovamente comprendere, interpretare e quindi incidere sulla realtà nella società” Condivido questa fiducia nelle potenzialità conoscitive della poesia, così come la citazione del Canzoniere di Saba, libro che amo molto, e di quasi tutti i poeti citati come preferiti (non ho ancora letto Marchesi e Secchi, ma queste preferenze mi spingono a farlo al più presto).
    Un saluto a Luca Benassi
    e a tutti gli amici di Lucaniart
    Antonio

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  7. Ciao Luca. Comincio subito con una domanda a caldo (pure se ho letto più volte il tuo interessante discorso che sento vicino in alcuni pensieri e considerazioni). La domanda: non trovi che necessità e diletto stonino? E pensi che ci sia davvero differenza tra chi scrive versi per diletto e chi per trarne sostentamento? (a parte che di quest’ultima specie non ne conosco!). Sarà che la parola dilettante mi piace poco, forse per quella connotazione negativa che ha acquisito (sarà per i dilettanti allo sbaraglio televisivi). Non amo neppure la parola hobby eppure anch’io certe volte mi soprendo a pensare: ma se non avessi scritto poesie che avrei fatto? Come avrei passato il mio tempo? Perchè poi di passare il tempo che ci è concesso si tratta.
    E poi che coincidenza! Anch’io ho scritto la mia prima poesia in Sardegna!

    “il linguaggio che ne è la sostanza, la chiglia fatta di travi di quercia, e poi il cuore, che è la polena posta a prua a sfidare i venti.” Molto bella questa tua aggiunta a Keats.

    Scusami per queste considerazioni un po’ sconnesse. Ci vorrebbe certo altro tempo e altro spazio. Un abbraccio a te e a Maria Pina

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    • Cara Laucianna,
      la poesia vive di meccanismi del tutto analoghi alla politica: recensioni mirate, mai una stroncatura pericolosa, favori, saggi di scambio, “marchette” come si dice dalle nostre parti, versi scritti per leccare i fondo pagina dei direttori di collane che contano, “a diffusione nazionale” per intenderci. Diletto vuol dire fregarsene, abbeverarsi a chi ti dà la luce e basta. Senza questo diletto dell’anima, senza la profondità del verso necessario che per un attimo ci fa fermare il cuore, non siamo altro che ragionieri della letteratura, ottimi ragionieri…

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  8. Diletto vuol dire fregarsene, abbeverarsi a chi ti dà la luce e basta. Senza questo diletto dell’anima, senza la profondità del verso necessario che per un attimo ci fa fermare il cuore, non siamo altro che ragionieri della letteratura, ottimi ragionieri…

    Allora sì sono una dilettante anch’io! Grazie Luca.

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  9. mi pare che Keats, stimoli molto la trama immaginativa di ciascuno di voi. sono rientrata stasera, ma vedo che Luca è già interventuto a piene mani nella discussione. lo ringrazio per l’intervista, il dono poetico e la bellissima foto, così come ringrazio ciascuno di voi per i passaggi e gli interventi. Alla prossima settimana Mapi

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  10. Caro Luca, anche questa intervista è piena dell’acume che connota la tua Poesia. condivido tutto ma proprio tutto quel che hai espresso, e lo sottoscrivo perchè può ben essere un manifesto poetico che rappresenta anche me. Spero di incontrarti da qualche parte prima o poi e cercherò sempre di leggerti. Grazie Maria Pina, un bell’incontro davvero anche questo.

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