19. Fra tradizione folk e cabaret: la musica dei “Roma Amor”

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

Dopo il bell’esordio di “Roma Amor” disco del 2008, poco più di mezz’ora in bilico fra fisarmonica, chitarra, strumenti a percussione, con testi in inglese ed in dialetto, l’anno scorso è uscito “Femmina” il secondo disco dei Roma Amor. Il nome di questa band, essenzialmente un duo di origine romagnola formato da una voce femminile ed un polistrumentista che si fanno chiamare Candela ed Euski, dal punto di vista letterale grammaticale è un palindromo, ossia un nome che può esser letto dall’inizio o dalla fine. Quindi questa scelta del nome mi ha subito evocato, mia fantasia malata, un progetto musicale, un andirivieni fra passato e presente: musica che trae origine dal passato per arrivare nel presente e ritornare nuovamente indietro. I Roma Amor, infatti fanno un folk cabaret, che prende spunto dalla tradizione cabarettistica del nord Europa riletto in chiave mediterranea. Musica al confine col liscio italiano ma con solide radici nella tradizione folk italiana e con una strizzatina d’occhio alla musica da cabaret nordica. “Femmina” è un disco di dieci canzoni, nove ritratti di donne ed una cover di una vecchia canzone dei Japan di David Sylvian. Si inizia con “La Guerriera” che racconta di una donna che è in guerra per amore. Poi si prosegue con “La Belda” che parla di una “tusa”, termine che significa appunto ragazza in molte regioni del nord. Con “La Zirinelda” eccoci immersi in una vicenda di carne e macelli, in cui la protagonista pare abitare proprio vicino o nei pressi di una macelleria. “La Borda” narra le vicende di un’altra donna, forse una mamma che accudisce i figli, mentre racconta loro questa ninna nanna: La Borda. “Lo lo lo”, invece pare proprio uno scioglilingua con questi tre monosillabi, appunto lo lo lo, ripetuti in maniera ossessiva da questa donna protagonista di questa canzone come in una “sorta” di rito apotropaico. “Settimane Sagnole”, il cui ritmo e la presenza delle nacchere mi evocano vicende di donne spagnole, di giornate calde, fra un flamenco e la sensualità di terra di Spagna. “Azzurrina” credo sia la storia dell’anima vagante di una donna in cerca di amore rinchiusa in un castello. “Ela Vera” è la storia al femminile di una guerra, infatti racconta la guerra vista cogli occhi di una donna. “Femmina” il brano che da il titolo all’album è una ballata di una donna insonne che non mente, non osa più niente forse a causa di tutti i suoi guai. Conclude l’album “Nighporter” la cover del vecchio pezzo dei Japan riletto in chiave folk ed attraverso gli occhiali dei Roma Amor, lenti che filtrano suoni mediterranei mischiandoli con la tradizione cabarettistica nordica, ma mantenendo ben salde le radici nella tradizione italiana. Il folk, il riferimento al cabaret e la scelta del dialetto per raccontare storie antiche e popolari di donne, fanno di questo “Femmina” un’opera meta musicale, quasi una ricerca antropologica e sociale, espressa in dieci canzoni di rara bellezza.

Mariano Lizzadro

http://www.youtube.com/watch?v=Qi4spMgpxoE&translated=1

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