Spunti (di)versi con… Francesco Arleo

I POETI SI RACCONTANO 16
(intervista a cura di Maria Pina Ciancio, esclusivamente per il sito internet LucaniArt Magazine)

Poesia: passione, libertà …
Verità, spirito, mutamento

I desideri di un poeta
Non disperdersi nonostante tutto, poter vedere con spirito sempre nuovo ogni cosa, trovare l’occasione dell’ironia, essere amato e amare anche nella debolezza, ungersi di molto e trattenere il poco che serve.

Una tua definizione di poesia
Una povera casa dignitosa che resiste lungo i binari di una ferrovia ad alta velocità.
Il ruolo della poesia oggi
Apparecchiare calore e accoglienza dove è necessario, rimettere buio dove serve, portare luce sulle cose ordinarie e perciò invisibili, fare posto al silenzio dove occorre.

Da dove viene la parola del poeta
Da posti sempre diversi. Per quanto mi riguarda dalla ricerca di Dio, dai miei primi dieci anni di vita, dall’amore delle persone che ho incontrato e ho potuto conoscere.
I tuoi poeti preferiti
Molti, fra cui: Assunta Finiguerra, Manuel Scorza, Franco Loi, Elio Fiore, Raymond Carver, Cesare Pavese, Wiesława Szymborska, Sibilla Aleramo, Giuseppe Ungaretti, Emily Dickinson, Marina Ivanovna Cvetaeva, Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Emanuel Carnevali, Pablo Neruda, Clemente Rebora, Rocco Scotellaro …
Almeno tre libri di poesia da cui non ti separeresti mai
Non riesco a trattenere alcun libro nell’arroganza di un mio scaffale personale. Nei miei molti anni di migrazione, dai quindici anni in poi, passati in diverse stanze in affitto, non ho mai avuto la costanza di una stessa raccolta di libri. Anche oggi che sono più stabile, il tentativo è sempre quello di regalare e separarmi presto dai libri che amo. Un libro è buono quando qualcosa, non tutto, di quello che ci sta dentro lo puoi riprendere a memoria nel tempo, questo è tutto per me. Dirò di più: la forma libro mi è indifferente, mentre cerco una voce, lì dentro, da cui non separarmi.

Un poeta sopravvalutato
Nessuno di quelli che io conosco come poeta è stato mai sopravvalutato.

Un poeta sottovalutato
Molti, fra cui quelli che hanno prestato o prestano parole alla musica, fra cui: Luigi Tenco, Roberto Kunstler, Massimo Bubola, Pippo Pollina e altre persone.

La tua prima poesia
Una canzonetta scritta verso i dodici anni pensando alla chitarra e alla voce di un nostro caro vicino di masseria. Lui l’accordò su di un ritmo folk e a me parve meravigliosa. La canzonetta l’ho dimenticata, mi pare parlasse di amore per il libri e le persone che leggevano. In quei luoghi non ne giravano tanti di libri e le persone che conoscevo era quasi tutte analfabete o semianalfabete; capite il perché della canzonetta?

Il punto di partenza della tua poesia
Vincent van Gogh fece 40 autoritratti della sua personalità in soli 37 anni di vita. Io credo accada lo stesso per chi scrive. I punti di partenza sono cangianti quanto è cangiante il vivere stesso. Tendere verso la coerenza di un punto unico di partenza è un tentativo non una certezza.

Un verso che avresti voluto scrivere
“Le nostre malattie si fondono
e come portati via si rimane”

(G. Ungaretti, Nostalgia, Lucvizza 1916)

La poesia che più ti rappresenta
Nessuna in particolare

Il tuo ultimo libro
E’ un libro di narrativa breve non ancora pubblicato. Il titolo è: “Terrainsonne”.

Le tracce tematiche che lo caratterizzano
In Terrainsonne racconto, attraverso alcuni ritratti di persone e posti che ho conosciuto o sfiorato, la frattura di un luogo dalla sua profonda bellezza. Terrainsonne è la Lucania, quella in cui sono nato e rimasto fin quando ho potuto.

Una definizione della tua poesia
Uno schiaffo che a mezz’aria può farsi carezza

Keats sostiene che il timone della poesia è l’immaginazione, la fantasia le vele, e l’invenzione la stella polare. Cosa aggiungeresti?
L’onestà è la rotta da tenere.

La qualità che apprezzi maggiormente in una poesia.
La rapidità e il suo tocco spirituale.

Il futuro della poesia
Il migliore che si possa augurare ad un’arte in disparte di cui avremo sempre più “inspiegabilmente” bisogno.

Un consiglio ai giovani poeti
Leggete poesia, studiate internet, non badate troppo agli editori e ai loro magazzini di carta.

Un tuo dono (poetico) ai lettori di LucaniArt
Un brevo estratto dall’inedito “Terrainsonne”.

“La via del Sagittario segue per intero il costone che dal Sinni porta al Caramola; per questa salita puoi voltarti di spalle e vedere le acque scure del Sammarella. Certe sere, quando il rosso dei ponenti s’accende in bagliori che vengono dallo Ionio, le case vuote dei pastori pizzicano la terra come punti di ferite mal rimarginate. In quelle sere, persino l’odore del deserto può cingere l’aria e strappare l’inganno di un miraggio. D’inverno, con la neve selvatica che guizza dalle correnti calabre, dopo aver imboccato le onde dello stretto, le stesse stalle e le stesse case diventano cespugli, ginestre gelate, macchie, pennellate scure, orme di animali o solamente ombre allungate.
Sono tornato dopo anni di cucine, di sottoscale, di libri rotti, ma non avevo messo in conto che anche qui mi avrebbe seguito la notte e l’insonnia delle ore passate della mia vita …”
Francesco Arleo

(intervista a cura di Maria Pina Ciancio, esclusivamente per il sito internet LucaniArt Magazine)

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13 risposte a “Spunti (di)versi con… Francesco Arleo

  1. questa voce appartiene a noi-questa voce appartiene al mondo-appartiene e si appartiene-venga a raccontarci tutta la favola che una terra possiede ed un poeta dimentica mentre sogna-con stima-vincenzo

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  2. Belle le immagini scelte in apertura d’intervista per le definizioni e i desideri. E’ sempre confortante trovare riscontri d’idee e conoscere nuovi poeti giovani e consapevoli, che sanno tenere la rotta. Nel testo donato ai lettori trovo matrici pavesiane, un paesaggio parlante.
    Grazie a Mapi e a Francesco Arleo.
    Un saluto affettuoso
    Antonio

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  3. dalle masserie (in)colte una scelta di vita tra impegno e determinazione al leggere, al fare.. ottima presentazione di Autore che sa di sud come te, mapi, del resto…

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  4. Mi piacerebbe leggerlo TERRAINSONNE…non è che potresti inviarlo a cartesensibili?…Sempre che tu (posso darti del tu?..,se non posso alla prossima risposta lo cambio in …lei!)non abbia già trovato un editore o non sia già impegnato con qualcuno, naturalmente.
    Discordo solo suldire che poesia è una “povera casa” sul binario dell’alta velocità:poesia non ha fronzoli, anche se può persino imbellettare le sue tante facce, ma non è povera,l’intuizione arriva dove secoli di logica non hanno prodotto che formule solo sperimentabili e non dimostrabili. E’ così ricca che nessuno riesce a derubarla di tutto quanto ha, perchè lo porta in sé, per ciascuno di quelli che in lei stanno: in affitto, di passaggio, a volte persino d’incomodo.
    Quanto alle altre affermazioni, mi sento di condividerle quasi tutte e sottoscriverle, soprattuto l’onestà, più che la verità che, per me si configura come una fortuna, nessuno troverà, non ci sarà un uno in particolare a spogliarla e metterla a nudo, ma continuerà ad essere così intrisa in ogni cosa di ogni componente, in ogni dettaglio, da necessitare, sempre, di tutto e tutti senza fine.
    Grazie.ferni

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    • un caro saluto a te
      grazie per la replica, le critiche, il tu e per la richiesta di leggere “Terrainsonne”.
      Non posso mandarti il testo proprio perché è in corso di pubblicazione, ma ti ringrazio davvero per la bella proposta verso cartesensibili (che ora conosco e che seguirò).

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  5. grazie come sempre a Mapi per la sua accoglienza in queste pagine e per la sue interviste a distanza (e mai distanti).
    I vostri commenti e anche le vostre critiche confortano quando, come in questo caso, sono autentiche e senza altro scopo se non tentare l’incontro intorno alla scrittura.

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  6. Solo qualche verso , di quelli appuntati a memoria e non ancora sbiaditi dal tempo, a commento della definizione di poesia come “povera casa dignitosa che resiste lungo i binari di una ferrovia ad alta velocità”. Una definizione che condivido e che forse comprendo. Ho sempre pensato alla poesia e al suo ruolo nella vita umana come a quel “misero rammendo da bambini” o al lavoro umile di “appuntare spilli” per aiutare le nostre mani vuote, di cui scriveva Emily Dickinson. Ritrovo la stessa pienezza in questa bella intervista. Come lettrice, sempre incline a mettere in scena le parole di carta, non posso che augurarmi di percorrere presto e più a lungo la tua “Terrainsonne”. Il breve estratto di cui hai voluto farci dono ha la forza immaginifica ed incisiva di un segno pittorico che sfugge ad ogni cornice e porta lontano.

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  7. Come fare, Francesco, a non rispondere al tuo invito, quando si tratta di poesia?
    Amo molto la poesia e cerco di farla amare dai miei alunni…
    dicendo loro che si può vivere benissimo senza poesia, ma che con la poesia si vive meglio.
    Ho anche lanciato sul tema una discussione nella Scuola che Funziona,
    (E se lo dicessimo con una poesia?),
    ma devo riconoscere che non è molto movimentata, se non da me…

    “Non riesco a trattenere alcun libro nell’arroganza di un mio scaffale personale”.

    Anch’io, per quanto riguarda la poesia preferisco non abbandonare nulla negli scaffali della
    libreria, ma conservare in memoria (la mia o quella del mio PC 😉 le mie poesie preferite
    o anche singoli versi per me significativi.

    Apprezzo la tua generosità nel regalare i libri che ami, per condividerne il piacere della lettura con altri… è un po’ la filosofia del bookcrossing… attività che si può praticare anche virtualmente, raccontando ad altri i libri che abbiamo letto e apprezzato, e cercando di contagiarli alla lettura…

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  8. grazie Francesco di aver partecipato alle interviste di lucaniart.
    sento che la lucania ti è rimasa nel cuore…
    (ps- non dimenticarti -quando esce- di farmi avere il tuo Terrainsonne)
    un saluto da qui, a metà strada tra Sagittario, Caramola e Sinni
    Mapi

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  9. nel ringraziarTi… e, pensando di far cosa gradita mi pregio
    aggiungerne, come post, una mia:

    a te ignoto…(io-dio)

    che
    sarai nascendo
    vivi…ignoto
    eri morendo
    (senza fiori)

    che
    immoli
    tuo ignoto…
    a tuo ignoto…
    (giusto-ingiusto)
    (sacrificio sentito)

    che
    colori
    il tuo ignoto…
    co’ tuo core
    (grata-ingrata)
    fonte d`ignoto…

    che
    (ansante) corri
    a tuo ignoto…
    (affannosa) ricerca
    d`un volto
    a tuo ignoto…

    “se
    sapore
    (sofferto-gioito)
    mai gustato
    da tuo ignoto…
    chi
    mai rilevera`
    l`ignoto…tuo
    se non ignoto…tuo!

    Ignoto…
    vivi
    (finito-infinito)
    assuefatto d`ignota linfa
    l`ignoto…tuo

    che
    (rinnegando-accettando)
    ignoto…
    con mente per terra
    vivi
    (certo-ignaro)
    ignoto…
    vivi!

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  10. Ciao! Grazie per questo inaspettata condivisione di cose tue. L'”assaggio” più che uno scritto, mi pare un dipinto. Molto lontano da mindomo e dalla prima impressione. Mentre non mi hanno sorpresa alcuni passaggi dell’intervista, per una certa freschezza nel procedere che già avevo notato nel sia pur diversissimo contesto accademico. Forse, se già non la conosci, potrebbe interessarti rivistaclandestino.com . Ancora grazie, buona giornata e buona settimana.

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