VITO RIVIELLO. Il giusto verso…

Il Sindaco di Frascati Stefano Di Tommaso, l’Assessore alle Politiche Culturali Danda Tavani e la Direttice della Biblioteca comunale BASC – Rosanna Massi, vi invitano al convegno VITO RIVIELLO. Il giusto verso… che si terrà il 19 marzo 2010, alle ore 18,00 nella Sala degli Specchi del Comune di Frascati in Piazza Marconi, 3 (per info: 06 94299013)

Interverranno:

RINO CAPUTO
Preside della Facoltà di Lettere Università di Tor Vergata

GIULIO FERRONI
Professore ordinario Università di Roma “La Sapienza”

FABRIZIO PATRIARCA
Università di “Tor Vergata”

CECILIA D’ELIA
Assessore alle Politiche Culturali della Provincia di Roma

VITO RIVIELLO è nato a Potenza nel 1933. Ha pubblicato fin da giovanissimo le prime poesie sulla rivista “Civiltà delle macchine” diretta da Leonardo Sinisgalli. In Basilicata ha conosciuto ed è diventato amico e compagno di questioni meridionali e poi nazionali legate alla cultura e allo sviluppo di questa, di Carlo Levi, Alfonso Gatto, Treccani, lo stesso Sinisgalli.
Nel 1955 pubblica “Città fra paesi” (ediz. Schwarz) e da questo momento comincia il suo viaggio. Compie le sue ricerche in tutta la sua Basilicata, studia la condizione umana dei paesi del mito e così conosce Ernesto De Martino con cui manterrà un forte legame.
Già alla fine degli anni cinquanta, Riviello esce dai confini della terra lucana e inizia a viaggiare.
In Cecoslovacchia, nell’amata Praga di Kafka, e poi in Spagna sulle tracce di Federico Garcia Lorca. Vengono tradotte in Cecoslovacchia alcune poesie inedite su rivista. Del 1968 è una prova in prosa di straordinaria e singolare profondità: “Premaman” con prefazione di Gilberto Finzi, un lungo racconto d’estasi e di critica sulla storia fino ad allora vissuta in Basilicata.
A Roma, e poi a Frascati dove vivrà dal 1978 al 1993,(per poi ritrasferirsi a Roma fino al 2009) conosce la poesia e la vita che aveva immaginato. Scrive in poesia: L’astuzia della realtà (Vallecchi 1975, pref. Paolo Volponi), Dagherrotipo (Scheiwiller 1978), Sindrome dei ritratti austeri (Il Bagatto 1980), Tabarin (Rossi & Spera 1985), Assurdo e familiare (Empiria 1986, pref. di Giovanni Raboni), Kukulatria (Il Bagatto 1991, intr. Paolo Mauri), Monumentanee (Carlo Mancosu 1992), l’antologia Assurdo e familiare (Manni 1997, con una esaustiva introduzione di Giulio Ferroni); Plurime scissioni (Pagine 1999, pref. Francesco Muzzioli), Acatì (Onyx 2001), Livelli di coincidenza (Campanotto 2006, pref. Gabriele Perretta), Scala condominiale (Lietocolle 2008).
In prosa: La neve all’occhiello, Qui abitava Pitagora (Mancosu 1994), La luna nei portoni (Calice, 1994, pref. Raffaele Nigro), E venne il giorno della prassi (Empiria 1999, pref. Giorgio Patrizi).
Le poesie di Vito Riviello sono apparse su riviste quali: Nuova presenza, Letteratura, Nuovi Argomenti, Rendiconti, Carte segrete, Il caffè, Il cavallo di Troia, STILos.
È inserito nelle più illustri antologie e storie della letteratura italiana: una per tutte “Storia della letteratura italiana” di Giulio Ferroni (Einaudi).

L’ORA DELLA NOSTRA MORTE
Se non è l’ora del thè
che ora è?
Maestà, i cannoni d’inverno
coprono la città
di nera caligine, i lampioni
oscillano alle sentenze.
I conventi allineati
sono in fila del vento.
La regina-madre torna in sogno
sempre più oscena
nel sogno d’un dentista.
Si estirpi il dente
all’estirpatore!
Morte all’estirpatore!
Lui che la chiama in sogno
vuole libertà per le colonie
libertà per Asdrubale
capo cannibale.
Lui l’estirpatore libertino
voyeur della chiostra
di sua altezza.

Vito Riviello – Frascati 1979

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Una risposta a “VITO RIVIELLO. Il giusto verso…

  1. “L’ora della nostra morte”, che qui leggiamo, è l’ennesimo paradigma di disimpegno linguistico e felicità espressiva portati alle estreme conseguenze; quelle che Vito radicalizzava nella commistione tra leggerezza calviniana e rivisitazione in chiave moderna di un dadaismo stralunato, giocoso, “surreale”, divertente e divertito.
    A Frascati, al Convegno, Vito c’era, c’era la sua ingombrante dolcissima presenza; e la percezione netta di quanto la sua poesia funzioni da salutare pizzicotto nel suscitare empatia con le dinamiche tragicomiche del nostro stare al mondo .

    leopoldo attolico

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