Spunti (di)versi… con Fernanda Ferraresso

I POETI SI RACCONTANO 20
Interviste sulla poesia a cura di M. P. Ciancio per il blog letterario LucaniArt Magazine

Poesia: passione, libertà…
Esilio, cammino, navigazione, ascolto, accoglienza, incontro, interrogazione, amore, spostamento, fuoco, perdere e perdersi, possibilità, sospensione, tensione, mancanza di misura e consapevolezza del limite da cui sporgersi. Sempre, comunque, un dialogo.

I desideri di un poeta
Perdere tutte le parole, ogni giorno, e ogni giorno trovare, cammin facendo, i semi per fiorirne altre, nella terra interiore, consapevole che la vita è un luogo eccedente il segno di ogni parola e poterla dire, “riderne”, soprattutto quando si è toccata la tragedia che la sostanzia, è un maggio anche nella stagione più fredda.

Una tua definizione di poesia
E’ un cortocircuito. Nella frattura, là dove il legame si interrompe, la possibilità di trovare un legante in ciò che sta “tra”, questa vita ed ogni altro mo(n)do.

Il ruolo della poesia oggi.
Non ha ruoli, non ha re-gole. Per questo non transenna nessuna classe, non “tronizza” nessuno e per questo è così osteggiata, è la propulsione ad acqua viva, che vorrebbero privatizzare, che può nutrire chi ha fame interiore, aiutare chi è malato di sfacelo umano, sollevando il disagio di vivere oggi, facendone  una lente per guardarsi senza falsi pietismi. Ma. Non  ha un campo dove produce grano, una banca in cui tenere forzieri d’oro, ha solo ore che si dis-fanno in tante vite, comprese quelle pre-cedenti le nostre e le future.

Da dove viene la parola del poeta
C’è un vuoto, la sensazione di distacco da quel “mostruoso” corpo che tutti ci con- tiene, che muove la parola, parola che voleva e vuole  riempire la misura della paura, quella  di non poter  essere quel corpo in una sola volta, per sempre.
L’uovo, il germe, il seme, il fango, la polvere, il vento, il respiro, il sangue, il sesso, la pietra, la lama, la morte, l’amore, ogni passione, la malattia, il verme, la solitudine, il silenzio, la guerra, il cielo, il fuoco, il cosmo, il riso, l’omicidio, dio, …tutti corpi che in continuo producono e riproducono l’acqua dell’immenso. Viene da tutto ciò che non ha un senso, la parola, viene da ciò che, apparente-mente separato, lascia un segno preciso in noi, in ogni elemento, produce reinnesto, permette che circoli energia.

I tuoi poeti preferiti
Dante, Yeats, Rilke, Borges, Kavafis, Machado, Char, Saenz, Jabes, Cvetaeva, Sexton, Saffo, Bonnefoy, Szymborska, Manganelli, Pasolini, Luzi, Beckett, Anedda, Farabbi,…

Almeno tre libri di poesia da cui non ti separeresti mai.
Poesie di Lao-Tze, Divina Commedia, Percorrere questa distanza

Un poeta sopravvalutato
L’errore di sopra-valutare un poeta non dipende dal poeta, quindi credo che nessuno, tra i poeti, si sopravvaluti o sopravvaluti chiunque altro.

Un poeta sottovalutato
Credo che ognuno abbia in sé una parola da portare, un pezzetto di quella frattura di cui ho detto all’inizio di questo percorso, per cui dovrei riconoscere che sono molti, moltissimi, addirittura tutti i poeti non (ri)conosciuti e non ascoltati. Spesso me ne rammarico, ma credo che non mi basterebbe la vita per incontrarli tutti, anche solo nella lettura o nell’ascolto intendo, da qualsiasi emittente o luogo provenga, non solo il libro. Quanto alla domanda, in cui entra anche un criterio di commerciabilità della parola poetica, allora preferisco sottovalutare me stessa, mettermi in coda e lasciare spazio a tutti gli altri che credono di avere una consistente parola da dire. Preferisco l’ascolto al dire.

La tua prima poesia.
Me la donò mia madre e me ne appropriai per tutta la vita. Parlava del cielo, del fatto che siamo creature che navigano il cielo. Ancora oggi questo è il segno che più di ogni altro riesce a farmi sentire di quale grandioso evento noi siamo partecipi, dall’inizio del cosmo alla sua fine, se ci sarà,  non i modesti fatti in cui vorrebbero asservirci l’economia, una falsa giustizia, una cultura fatta di terra che ha dimenticato che noi stiamo di casa tra gli astri, nessuno ha poteri o governabilità su tale appartenenza e nessuno è superiore ad un altro.

Il punto di partenza della tua poesia
Il punto, geometricamente, è l’entità senza misura. Non è anagraficamente rintracciabile, non ha storia. Il luogo in cui si trova un punto è indifferente quando si parla di spazio. Ogni problema di metrica, di misura,  non è lo studio con maggiori implicazioni. Ciò che conta è l’appartenenza. Da qui cerco di gua( r)dare il modo con cui guardo il mondo. 

Un verso che avresti voluto scrivere
Tra l’erba e’ fior venìa la mala striscia,
volgendo ad ora ad or la testa, e ‘l dosso
leccando come bestia che si liscia.”
Genialità di Dante che vede la parola come la mala striscia, che con la lingua si affila e si alliscia e così facendo crea  ombre, le ombre di cui ci nutriamo, con cui vediamo il mondo, che attraversiamo per raggiungere persino l’impossibile, dio, l’altrove, il pozzo di cui siamo sostanza.

La poesia che più ti rappresenta
…Quando penso al mistero della notte, immagino il mistero del tuo corpo,
che è solo un modo di essere la notte;
io so davvero che il corpo che ti abita non è altro che l’oscurità del tuo corpo;
e questa oscurità si diffonde sotto il segno della notte.
Nelle infinite concavità del tuo corpo, esistono infiniti regni d’oscurità;
ed è qualcosa che chiama alla meditazione.
Questo corpo, chiuso, segreto e proibito; questo corpo, straniero e temibile,
e mai presagito, né presentito.
Ed è come un bagliore, o come un’ombra… (J. Saenz)

Il tuo ultimo libro
E’ semplice rispondere poiché è anche il primo: Migratorie non sono le vie degli uccelli, Il Ponte del Sale Editore,2009. Ma ne sto scrivendo un altro, più o meno da vent’anni: Nel lusso e nell’incuria.

Le tracce tematiche che lo caratterizzano
La migrazione come sostanza dell’uomo, il pellegrino come abitante del movimento della terra e come segno di mancanza di possesso, come visualizzazione della vita, delle passioni che da uno stato all’altro ci tras-formano, ci tras-portan, ci abitano o si fanno abito, l’inestinguibile bellezza del cosmo in cui siamo completamente immersi, come in un’acqua amniotica, il grandioso ventre celeste da cui è impossibile essere estromessi, la possibilità di vivere tutto, in una eccedenza di esperienze che non hanno mai una piccola misura, ma lo sconfinamento come tensione vitale, anche nel più piccolo essere e che, da ogni punto, in ogni punto, tutto è sempre presente dovunque.

Una definizione della tua poesia
Migrante, visionaria, appena nata e vecchissima, fittamente popolata e, spero, piena di vento.

Keats sostiene che il timone della poesia è l’immaginazione, la fantasia le vele, e l’invenzione la stella polare. Cosa aggiungeresti?
L’oscurità è il suo mare, e l’acqua dei  marosi sono tutte le vicissitudini dell’essere, le tante nascite e le morti, i sogni, l’illusione, la provvisorietà, l’inconsistenza di ogni idea e la tremenda mostruosa capacità di corrompere ciascuno.

La qualità che apprezzi maggiormente in una poesia.
Che non metta confini, finalità, che abbia in sé la libertà di essere percorsa e ripercorsa di essere trascurata e ritrovata, di farsi compagna, ma di non lasciarsi possedere, nemmeno da chi l’ha scritta.

Il futuro della poesia
Spero resti imprevedibile, significa che nessuno ha potere, nessun potere su di lei e su chi la frequenta.

Un consiglio ai giovani poeti
Nessuno. Il consiglio migliore è quello che loro stessi si daranno facendo di/in/con se stessi il cammino. Trovino loro, se c’è e dovunque sia, la chiave per se stessi.

Un tuo dono poetico ai lettori di LucaniArt

Da Nel lusso e nell’incuria-

Prima parte- La madia di Maya- inedito

Sono nata dentro il vol(t)o di mia madre
sono cresciuta dentro un v(u)oto di esistenza
me ne stavo distesa tra gli oscuri
movimenti delle labbra
dove la notte inven(t)a la parola
nel latte   me ne stavo rinchiusa
in uno dei suoi   insostenibili silenzi
ero   un alito     del suo respiro
acce(s)so di ali e zampe di uccelli
tempo che lei ha soffiato in me
dal suo al mio sangue.
Ora  sto  per strada
dentro la pietra di ogni cosa
pietraparola   focaia
senza posizione
composta e traguardata
da organi e sensi
dentro questo mio oscuro universo
di circuiti   affetti
da paura e fantasmi che mi navigano in corpo
senza essere che     sangue
una sequenza inesausta di battute  voci
di un sole che si accende e si spegne
i n f e s t a   di passioni.
Ombre         solo figure
un movimento in cui mi perdo.

fernanda ferraresso

(intervista a cura di Maria Pina Ciancio, esclusivamente per il sito internernet LucaniArt Magazine)

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17 risposte a “Spunti (di)versi… con Fernanda Ferraresso

  1. “E’ un cortocircuito. Nella frattura, là dove il legame si interrompe, la possibilità di trovare un legante in ciò che sta “tra”, questa vita ed ogni altro mo(n)do.”
    Un grande piacere leggere quest’intervista. Come nelle sue poesie, Fernanda non e’ mai “scontata”. Scompone il luogo comune, fa rinascere la parola. Alle domande di sempre risponde con delle nuove e con passione rinnovata.
    Un caro saluto e grazie a Maria Pina Ciancio.

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  2. Importante quel ‘non lasciarsi possedere, nemmeno da chi l’ha scritta’: conferma che il vero lettore è coautore della poesia che legge. Ma sono interessanti tutti i passaggi di questa intervista.
    Un cordiale saluto e i miei complimenti a Fernanda, che ci fa luce dentro il suo ‘oscuro universo’.
    Antonio

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  3. la poesia di Fernanda è fatta di vento e nasce da un’acqua che come sorgente sgorga dall’ascolto/visione di ciò che vive qui e oltre
    i suoi testi pssono essere sì nutrimento di idee, lenti di ingrandimento su un mondo che sembra tanto grande ma in fondo si ripete nella sua piccola stanza
    aprire lo sguardo a visioni che teniamo nascoste, tarpate,per poi gustare immagini antichissime

    un abbraccio a Mapi e grazie
    Elina

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  4. “un movimento in cui mi perdo” penso che sia il verso che maggiormente si addice a Fernanda Ferraresso e al suo rapporto con la poesia e la scrittura in genere. Inquieta, concreta, sensuale, legata a doppio nodo alla terra e alle stagioni: la sua poesia è un “passaggio” e una “semina”; uno sguardo a tutto tondo che incontra uomini e cose, passione e mito.

    A presto,

    Rosaria

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  5. fernanda è Donnartista che conosco (purtroppo non di persona) da tempo e di cui ho sempre nutrito stima immensa, lei lavora con passione e leggerezza, con intelligenza e rarefatta voglia di esprimere tra arcaico, (è un caso che i suoi riferimenti vadano da sappho a dante, poeti che amo alla follia?) e rivitazioni contemporanee tipo pasolini luzi, insomma architetto e donnartista di bellissima presenza nei panorami della poesia attuale..
    roberto

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  6. Sono pèassata, anche ieri, ma ero di corsa:è tempo di consigli in Istituto e dunque il tempo tiranneggia.Avevo anche un compito da concludere,e volevo avere agio per restare con voi.
    Ora è quel momento, nessuna fretta, siamo insieme, anche se da distanze differenti la prossimità ci tiene accanto.
    Ad ognuno il mio grazie che non è cumulativo, è diretto e particolare, poiché ciascuno di voi mi ha portato il suo canestro delle pasque,tutte le rivisitazioni dei luoghi che pratico in cui il vostro viso si è fatto mia visuale ulteriore.
    E’ questa la sostanza di creare, penso, è questo il moltiplicare ed è, paradossalmente, questo il dividere con gli altri, aumentando, non diminuendo, le ulteriori possibilità di guardare il mondo, di vivere.
    Penso si riferisse anche a questo Antonio.
    Ognuno trova in poesia, non tanto in ciò che sembra rigorosamente comporre un testo, mio o di altri,la via o l’acqua,l’impronta,la forma …il proprio luccio che salta e splende anche nel buio più profondo, anzi, fa di quella profondità lo scandaglio per ogni voce che in essa si immerge.
    Grazie perciò a voi, perché è da questo humus, da questa fertilità della relazione che cresce la parola.
    fernanda

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  7. In quest’ultimo anno ho avuto la fortuna di conoscere più a fondo Fernanda e la sua poesia, quindi molte delle cose che son emerse da questa splendida intervista, avevo avuto modo di sperimentarle nel corso del nostro “dialogo” personale. Tuttavia, un particolare da sotttolineare quale dato dell’intervista e che non è da poco, né scontato come potrebbe superficialmente apparire, è il tono della stessa. Leggendo ho percepito un senso di “rilassatezza” e pacatezza dei toni, che scaturuscno ed hanno origine dalla consapevolezza dell’arte che si “governa” e dalla quale Fernanda si lascia “governare”. La poesia per Fernanda appare essere “verbo del pensiero”, “immediata e spontanea” espressione, primordiale, ancestrale, innata. Ciò non significa certamente assenza di studio, ricerca e “lavorazione” nell’atto della scrittura, ma vuol dire semplicemente che prima che si mettano in moto i processi di techné propri dell’arte poetica, la poesia in lei e da lei ha già prodotto il suo naturale frutto.
    Altro dato significativo è lo “sguardo”, l’apertura verso tutto ciò che altro: poetica altra, espressione altra, umanità alt(r)a.

    Un caro abbraccio a Fernanda e Mapi* (*alla quale devo le mie scuse per il mio innato disordine spazio-temporale)

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  8. Magari un giorno capiterà che Mapi rivolgerà a te queste sue domande e scopriremo quali sono le molle e le braci su cui componi i tuoi incantamenti…che dici? Cosa ne pensi Maria Pina?
    Un grande grazie, per l’amicizia e per il dialogo che spesso ho l’opportunità di costruire con te, con entrambi voi. ferni

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  9. Vi ringrazio nuovamente.Personalmente preferirei che il lusso che ci è dato in natura si salvasse e non si trasformasse, a causa dell’incuria e dell’inquinamento ideologico e tecnologico, in una sorte pestilenziale per tutti.Fernanda

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  10. “Il ruolo della poesia oggi.
    Non ha ruoli, non ha re-gole. Per questo non transenna nessuna classe, non “tronizza” nessuno e per questo è così osteggiata, è la propulsione ad acqua viva, che vorrebbero privatizzare, che può nutrire chi ha fame interiore, aiutare chi è malato di sfacelo umano, sollevando il disagio di vivere oggi, facendone una lente per guardarsi senza falsi pietismi. Ma. Non ha un campo dove produce grano, una banca in cui tenere forzieri d’oro, ha solo ore che si dis-fanno in tante vite, comprese quelle pre-cedenti le nostre e le future.”.
    Questo passaggio mi aiuta a far luce sul perchè quando incontro poeti mi piacciono sempre. Nel senso che non riesco a fare classifiche. Pensavo fosse una mia incapacità critica ma il poeta non si definisce, non ci sono poeti migliori o peggiori.
    “Credo che ognuno abbia in sé una parola da portare, un pezzetto di quella frattura” – anche questo è significativo.
    La poesia è nella vita, anche nella frase di una canzone che in quel momento si fa respiro e dice ciò che vorremmo dire.
    “Ha solo ore che si dis-fanno in tante vite, comprese le precedenti, le nostre e le future.” Ecco questo mi fa pensare alla poesia come il vento. La narrativa il romanzo, pesa, vuole diventare pietra milare, da ricordare. La poesia non si può fermare.

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  11. Sì la poesia è nella vita,e vuole toccare la radice profonda delle gioia, perché la ritiene più consistente di quella del dolore, più profonda di quella del dolore. Per questo poesia è sanante, per questo mette paura al potere. Il farmaco-poesia, attinge al veleno,perchè attraversa tutto il dolore, ma ha in sé anche la profondità dell’acqua, di quella sostanza di cui ogni cosa è pregna e per la quale è viva.Non si può vivere senz’acqua, così come non si può vivere senza cercare la gioia.Di ogni dolore si dice che passerà, ma è la gioia che si cerca e ricerca. Om(e)o-patia della poesia, poesia sostanziale.
    Quanto ai richiami proposti, mi pare che ci sia proprio affinità di sentire.
    Grazie,fernanda

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  12. Vi ringrazio tutti per la parteciazine e gli interventi sempre stimolanti. Conosco Ferni come una persona che sta dentro la vita e le cose con la carne e il sangue, senza riserve, in modo appassionato e proteso sempre all’ascolto e all’incontro con l’altro. La vita che si fa traccia e strada del verso e viceversa. Un carissimo abbraccio Mapi

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