Estratti da “Nel nero profondo” di Mariella Soldo

1.
Aveva il mio stesso modo di sentire…
Ed io non ho sentito…

Sono nata dalla poesia in un giorno d’estate. Il sole irradiava parole e componeva silenzioso, sensualmente dispettoso, melodie fuori musica. La città era deserta e viveva di polvere e desolazione. Era in bilico: fra vita e suicidio.

Le anime non si erano mai sentite così disperatamente immortali. Donne scavate dal sole, aride come fiumi senza passione, aspettavano sulle loro (tristi) sedie blu. Aspettavano… Aspettavano… I loro occhi si posavano senza peso sugli oggetti viventi senza pensiero… senza logica. Le droghe umane succhiavano i loro cervelli.

Dal cielo mi aspettavo qualcosa, una pioggia paralizzante una neve effervescente, un fulmine di dolcezze. Seguivo il contorno delle nuvole con le dita, le sporcavo con il mio pensiero, inventandomi forme infantili.

Aspettavano… Aspettavano…

2.
Per scrivere dovevamo rubare le parole, sviscerarle, rischiare la vita. Per scrivere dovevamo morire, resuscitare nelle poesie, reincarnarci in nuove forme letterarie. Senza i giudizi trionfanti sulle masse senza pensiero. Per scrivere ci buttavamo dai dirupi, cambiando religione per credere in nuovi paradisi.

Suicidio letterario…

3.
La rivoluzione ha distrutto i villaggi circostanti. Li ha cosparsi di polvere nera, sensibile alle fiamme coraggiose. Da piccola cercavo un nido, sola, scalza. Ma arrivò la rivoluzione e come una femme fatale sedusse gli uomini pieni di peccato fino a vomitare. Il loro pensiero era un delirio magico, un sabba inconsapevole. La schiuma del mare non era più bianca. Cercavo dolci e trovavo violenze. Cercavo libri e trovavo guerre.

Ci inventavamo la poesia senza orgoglio e senza ragione. Fabbricavamo versi nei nostri quartieri di stracci e prostituzione. Nel fango cercavamo rime, nella terra dura metafore incomprensibili. Guardavo le mie mani, poi guardavo le sue. La terra le stava rovinando, la rivoluzione le stava consumando.

11.
La nostra religione era diversa. Non raccoglieva niente se non poesia. Ci incontravamo in una fossa scavata con le unghie. Lì piangevamo versi. Come in preghiera, ci salvavamo dall’inutilità del mondo. Volevamo reinventare l’universo…

Quel dirupo…

Particella dopo particella, costruivamo il nostro essere. Il corpo prendeva forma… Si faceva carne… Si faceva anima.

Il mio corpo non è diverso dalla mia anima… Hanno lo stesso modo di nutrirsi.

Gli assassini davanti ai resti nudi di innocenti corpi denutriti non ci facevano più paura. Scaldavamo il nostro terrore con ritmico cuore d’amore. Volevamo sorprenderci.

12.
Adesso posso scrivere senza inchiostro, sporcandomi di nera letteratura.

Sporcandomi…

Quel dirupo…

Un salto…

Il vuoto…

In bilico fra peccato e suicidio. Sporcandomi di fragole, avrei ricordato la mia vita con un colore diverso. Avrei avuto un sapore dolce su tutto il corpo, senza dimenticarmi di soffici allucinazioni.

Fumavamo sigari per avere calore.

Oscillo ubriaca fra due mondi inconsapevoli di vita.

Oscillo fra ricordi inconsistenti di pasta frolla irregolare.

Oscillo fra miseria e lusso luccicante d’oro.

Oscillo fra rivoluzione deludente e afasia di questa mia nuova realtà.

48.
Giaceva lì, pallida statua spalmata su grigio pavimento. Era lì, soffice creatura neorgastica di morte. Il mio liquido sangue si fece duro sentire. Buttai il nero cuore in un’altra dimensione.

La mia poesia si era suicidata. Le disegnai un sorriso su quelle labbra morenti per ricordarmela ancora più bella. Le lacrime bruciavano…

Indossava scarpe da ballerina… Macchiate di polvere umana.

La sua anima come marchio bollente sul mio silente corpo.

49.
Il cielo dipingeva un’amara malinconia. Gli alberi non sembravano più sorridere. Appesi emozioni interrotte al mio destino. Il suo volto sembrava candide nuvole di poesia. Soffice il suo contatto mi faceva ancora sognare.

51.
Trafiggimi sole, come se fossi calda notte scontata.

Trafiggimi, senza chiedermi il suo nome.

Come carta strappata…

Le macerie del mio corpo…

Questo amaro cocktail della mia vita…

52.
Sono nata dalla poesia in un giorno d’estate. Il sole irradiava parole e componeva silenzioso, sensualmente dispettoso, melodie fuori musica. La città era deserta e viveva di polvere e desolazione. Era in bilico: fra vita e suicidio.

[estratti dal romanzo ‘Nel nero profondo’ di Mariella Soldo, Arduino Sacco Editore 2009]

Mariella Soldo è di origini lucane, ma vive a Bari, dove è dottoranda in letteratura francese. Ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Dipingere sull’acqua (Finiguerra Arti Grafiche, Lavello), nel 2004. Nel nero profondo (Arduino Sacco Editore), pubblicato nel 2009,  è il suo primo lavoro in prosa. Numerose sue poesie sono state scelte per le antologie di Giulio Perrone Editore. Alcuni suoi racconti sono presenti in riviste letterarie come Prospektiva (Prospettiva Editrice), Flussi potenziali-Rivista d’entropia (Il Rabdomante). Scrive saggi e articoli per la rivista d’arte e scienza Nova (Il Rabdomante). Nel 2004 ha ricevuto il Premio Afrodite Donna nel mondo e nel 2008 il premio Regia per la poesia Fumo di Gitanes. Recentemente si è dedicate alla figura di Renée Vivien e alla traduzione delle sue prose, che usciranno quest’anno per LiberAria Edizioni.

*

Il video del romanzo qui:
http://www.youtube.com/watch?v=TkBe7A9bWxo&feature=related

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...