21. L’opera surreale e grottesca di Elia Biloni alias Dino Fumaretto

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

(a Mauro Savino, mio amico, mio alter ego)

Ero distratto dal caldo di questa tarda primavera, fra ascolti svogliati e voglia di dormire, quando d’improvviso sono sobbalzato dalla sedia della stanza di casa mia. Quasi senza voglia avevo iniziato a sentire:  “La vita è breve e spesso rimane sotto” di Elia Biloni, un’opera musicale teatrale su testi di Dino Fumaretto.  E’ un disco divertente, cabarettistico a tratti strizza l’occhio all’avanguardia, fatto di voce e pianoforte, di armonica,  kazoo ed harmonium. Una nuova formula musicale, surreale ed onirica, che strizza l’occhio alla tradizione, ad esempio Giorgio Gaber, ma che pare superarla! Volendo ab-usare di un termine si potrebbe dire: teatro canzone introspettivo, ironico e tagliente! Ma chi sono questi due nuovi menestrelli della canzone d’autore italiana? Uno è Dino Fumaretto definito “cantautore timido” e l’altro è Elia Billoni attore solitario. Leggo da alcuni stralci in internet che il loro esordio discografico risale al 2006 con un mini disco: “Buchi”: una manciata di tracce di quell’album si ritrovano oggi in “La vita è breve e spesso rimane sotto”. Una sequenza pressoché ininterrotta di pezzi pensati, concepiti e realizzati sostanzialmente per voce e piano. Un piano dalle venature cabarettistiche e martellanti in grado di scavare sotto la superficie degli apparenti testi non sense o insensati. Mi colpisce molto la nascita di questo progetto nato dall’incontro di un poeta in musica e parole ed un attore, in realtà credo si tratti di una situazione Kafkiana o meglio Pirandelliana per cui Dino Fumaretto forse potrebbe essere un personaggio immaginario frutto della mente dello stesso Elia Biloni. Dino Fumaretto è un personaggio, un nome d’arte, un alter ego, che incarna tutte le psicosi e debolezze umane, creato dallo stesso Elia Billoni, che però si definisce solo l’interprete ufficiale di queste canzoni quasi rinnegandone la paternità ed attribuendola al suo “autore immaginario”. Ma al di là ed oltre queste quisquiglie questo disco è forte: i testi parlano di nevrosi quotidiane, storie minime di blocchi psicologici, disillusioni post adolescenziali, disagi ed omicidi presunti o reali che siano, ma il tutto sempre interpretato in modo anticonvenzionale per cui aleggia in quasi tutto il disco lo stridore fra testi ed interpretazione sarcastico grottesca. Un’urgenza espressiva di fondo per una narrazione che diventa sdoppiamento al limite quasi della dissimulazione, che permette a Biloni – Fumaretto di dire il vero mediante la finzione. Lo spettacolo di Elia Billoni è una performances musicale teatrale che parte dagli scritti di Dino Fumaretto, ma che va oltre, andando a piazzarsi di diritto al’interno di quel filone di cantautori in grado di andare oltre il proprio tempo. Bello, molto bello.

Mariano Lizzadro

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