22. Il genio sconfinato di Lennie Tristano

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

(Ad Alfonso Guida)

Non per falsa modestia ma col dovuto rispetto e con la consapevolezza che tentare di scrivere qualcosa su Lennie Tristano è in ogni caso un’impresa destinata a lasciare il tempo che trova dato che la parola scritta è ben poca cosa ed anche cosa altra rispetto al linguaggio musicale, si rimanda il lettore curioso all’ascolto dell’opera musicale e alla consultazione delle numerose biografie su questo monumento del jazz.
Leonard Joseph Tristano, detto Lennie era nato il 19 marzo 1919 a Chicago da genitori emigranti di origine italiana, precisamente di Aversa in provincia di Caserta. Era secondogenito di quattro fratelli. L’influenza spagnola lo aveva reso cieco a nove anni, gli aveva deturpato il volto e aveva rallentato il suo sviluppo mentale. Era stato mandato, dopo varie bocciature, ad una scuola per ciechi nell’Illinois dove era emerso sui compagni per la particolare inclinazione per la matematica e la musica. Aveva iniziato lo studio del pianoforte, del sassofono, del clarinetto e del violoncello diventando direttore di alcune orchestrine studentesche. Successivamente si era iscritto al Conservatorio di Chicago, aveva conseguito ottimi risultati ed in brevissimo tempo: in soli due anni sui quattro necessari. Obbligato dal regolamento del conservatorio a studiare per almeno tre anni, si era diplomato anche in pianoforte e composizione. All’inizio degli anni quaranta aveva lasciato il conservatorio senza diploma ufficiale dato che non era in grado di pagare la retta. Aveva iniziato a guadagnare i primi soldi suonando nei night club e nelle feste private poiché era stato escluso dai circuiti del jazz dato che nessuno riusciva a comprendere la Sua musica, che non vendeva fra l’altro perché i proprietari delle case discografiche e quelli dei locali jazz ancora non avevano la minima comprensione delle concezioni musicali di questo immenso Genio. Le cose iniziarono a cambiare quando Lee Konitz, dopo averlo ascoltato, ne era rimasto talmente impressionato da convertirsi ai suoi ideali jazzistici. Successivamente lo ritroviamo a New York, dove si era trasferito per seguire i Suoi interessi musicali. Ben presto era riuscito a farsi apprezzare come pianista. In trio con il chitarrista Billy Bauer e il contrabbassista Arnold Fishkin aveva mostrato a tutti la sua originalità concettuale fondata su lunghe linee melodiche, intervalli inconsueti e sequenze di accordi suonati da entrambe le mani. Fra i suoi modelli c’era Art Tatum. Verso la fine degli anni quaranta aveva registrato con i sassofonisti Lee Konitz e Warne Marsh alcune delle sue cose più belle. Antesignano. solitario, incompreso e geniale, Lennie Tristano aveva anche composto brani completamente improvvisati senza alcuna melodia, armonia o ritmo predefinito, anticipando di molti anni la nascita del free jazz. Il disco “Lennie Tristano” del 1955 contiene una delle migliori improvvisazioni del jazz: “Requiem”. La leggenda intorno alla nascita di questo capolavoro vuole che, mentre si trovava in sala d’incisione, gli era stata annunciata la morte di Charlie Parker e che questo sia stato l’omaggio al grande jazzista. Un’altra perla di questo disco è il brano “Turkish Mambo” in cui,forse per la prima volta nel jazz, veniva utilizzata la registrazione su più tracce ri-mixate in fase finale. Tra i dischi registrati da Tristano, uno dei più importanti è “The New Tristano” del 1962. Dalla metà degli anni cinquanta Lennie Tristano si era concentrato sulla formazione diventando probabilmente il primo a insegnare jazz in maniera strutturata. Con quel viso butterato e il lungo naso ossuto sembrava quasi che la faccia gli sarebbe scivolata via dal cranio, di lì a poco e che lui se la sarebbe trovata sulla tastiera. Gli occhi, chiusi, avrebbero abbandonato la loro posizione e avrebbero iniziato a galleggiare in quelle occhiaie che gli solcavano sempre il volto. Sembrava deformata dalla forza di gravità, quella faccia. Forse per questo motivo sono pochissime le foto in cui Tristano sorride. Forse per questo motivo il suo jazz era chiamato il jazz posato, il jazz dei bianchi, il jazz freddo, il cool jazz. Lennie Tristano era un caposcuola, con decine di discepoli a cui oltre che musica amava anche insegnare letteratura, filosofia e psicologia. Eppure nessuno è mai riuscito a “rifare” Tristano, nessuno ha mai saputo raccogliere il Suo testimone, rimettere le mani sulla tastiera e suonare come lui faceva. Il Suo jazz era una “sorta” di jazz che snatura il jazz, perché non può esistere un jazz che non sia sensuale, che non sia vitale o che non tocchi le corde dell’anima. Ecco alcuni aggettivi per tentare di descrivere la musica di Tristano: lucida, allucinata, stridente, nitida, ipnotica ed assorta. Un jazz diverso, un jazz nuovo. Un jazz senza paura di rievocare Bach. Tristano si era ritirato presto dalle scene. Aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita lontano dai palchi e dalle sale di incisione, continuando però a insegnare. Idolatrato dai suoi discepoli, era diventato ben presto un mito della musica jazz. Un mito isolato e unico, una meteora che era riuscita a brillare solo a cavallo fra gli anni quaranta e cinquanta. Lennie Tristano aveva suonato una parola nuova, una parola originale, non più ripetuta. E forse per questo, ancora oggi, la sua figura appare come isolata, non catalogabile, solitaria. Oltre ad essere un Genio della musica jazz era stato anche un grandissimo pensatore del jazz e forse anche per questo era stato accusato di freddezza, di intellettualismo. Eppure ogni nota accarezzata dalle sue dita non era stata pensata che un millesimo di secondo prima di venire suonata. Non improvvisava, Lennie Tristano: componeva all’impronta. Lui lo chiamava jazz intuitivo. Creato come dal nulla, spesso senza una base armonica e ritmica fissa. Quale modo migliore per concludere questo piccolissimo omaggio a questo sconfinato Genio se non con le parole di Franco Fayenz uno dei massimi esperti in materia Tristaniana?

“La vicenda umana e artistica di Lennie Tristano è assolutamente unica, nella storia del grande jazz. Cieco e visionario, quasi un recluso nella propria casa-laboratorio ma in grado di agire sul presente e il futuro del jazz attraverso l’opera propria e quella dei suoi allievi (fra cui giganti come Lee Konitz, Warne Marsh e molti altri), un autentico guru, Tristano ha indicato al jazz moderno direzioni che ancora oggi suonano rare e preziose. Egli fu in grado di portare alle estreme conseguenze i metodi creativi del Bebop con una mentalità apertamente contemporanea ed eclettica, attenta al portato della musica euro-colta del Novecento ma anche al senso tragico del blues, e perfino alle risorse delle tecnologie di manipolazione e post-produzione sonora di cui, incurante delle critiche di un giornalismo impreparato ad innovazioni che si sarebbero affermate pienamente solo vent’anni dopo, fu un assoluto pioniere. Profeta e santone, indifferente a ogni routine e moda culturale, Tristano era in anticipo sui tempi: anzi, fu un musicista totalmente estraneo all’effimero, al transeunte, alla stessa concezione borghese del progresso, inseguendo un’idea di musica per certi versi fuori dalla storia, e dunque per ciò stesso atemporale, universale, assoluta”.

Mariano Lizzadro

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6 risposte a “22. Il genio sconfinato di Lennie Tristano

  1. caro Rino di Lennie Tristano esistono una bio bibliografia ed una discografia sconfinata di cui conosco veramente forse solo l’infarinatura:

    “Abstraction & improvisation”,
    “Descent Into The Maelstrom”,
    “Intuition”,
    “Manhattan Studio”,
    e diverse raccolte

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  2. Vi segnalo questo sito in italiano (http://www.ifnet.it/lunati/tristano.htm) che curo da oltre 10 anni, se puo interessarvi. E’ tecnicamente vecchio e si legge meglio con Explorer (non con Chrome per esempio).

    Sul fatto che su Tristano esistano bio-bibliografie sconfinate esprimo qualche dubbio.

    Esistono solo due libri (Billard, e Shim in francese ed in inglese) e in italiano l’ultima pubblicazione di Fayenz e Brazzale con annesso CD (ottimo).

    Poi tratti biografici esistono su molte edizioni discografiche serie (la piu seria di tutte quella della Mosaic, esaurita ed introvabile) e sui dischi originali CD o LP.
    Il libro in assoluto piu bello è, secondo me, quello di Eumy Shim, lo trovate indicato preciso nella bibliografia sul sito.
    Anche i dischi sono pochi e confusi, anche se su Amazon France si trovano un sacco di edizioni ed antologie. In Italia, poca roba e nei negozi quasi nulla.

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