23. La genialità nell’opera artistica di Thelonious Monk

© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

Thelonious Monk era affetto da quella che oggi un esperto di disagi psicologici definirebbe “disturbo bipolare dell’umore”, dato che la sua vita era costellata di momenti di creatività ed altri di profondo mutacismo. Ma queste cose credo che interessino a pochi ed anzi come spesso è accaduto nel corso della storia quando ci troviamo dinanzi ad un’elevata ed eccezionale sensibilità, quando certi comportamenti e certi modi di essere sfuggono alla nostra comprensione, di noi cosiddetti “normali”, a volte poniamo etichette per catalogare e per cercare di spiegarci certe cose che per l’appunto ci sfuggono. Ma l’etichetta non serve a nulla se non forse a difendersi. A guardar al fondo nelle vite di altri uomini e altre donne, siano loro cantautori, musicisti, poeti o persone normali e comuni  e qui non vale a niente la distinzione di sesso di età o di estrazione sociale si possono trovare piccole similitudini e risonanze con esperienze di vita e personali. Fatta questa piccola e ridicola premessa mi avventuro in questo viaggio a ritroso in compagnia della musica di questo Genio della Musica del Novecento con un piccola scenetta da cabaret o da teatro retrò: signori e signore ecco a voi mister Thelonious Monk! Thelonious Sphere Monk era nato il 10 Ottobre del 1917 a Rocky Mount nel North Carolina. Secondogenito di Thelonious e Barbara, aveva una sorella maggiore Marian ed un fratello più piccolo Thomas. Nel 1922 la famiglia Monk si era trasferita a Manhattan a New York e il piccolo Thelonious aveva iniziato a prendere lezioni di pianoforte ed a suonare in chiesa l’organo fin dalla tenerissima età. Nei primi anni Quaranta aveva iniziato a lavorare con molti gruppi jazz dell’epoca ed era diventato ben presto uno dei pianisti che ruotavano intorno al club Minton’s, noto luogo in cui sarebbe nata di li a poco forse una delle più grandi rivoluzioni della Musica jazz ma permettetemi di affermare anche una delle più grandi rivoluzioni di tutta la storia della Musica: la nascita del bebop. Nel 1944 Thelonious Monk era entrato per la prima volta in uno studio di registrazione, insieme al quartetto capitanato da Coleman Hawkins a registrare un disco. Nello stesso anno il suo ben noto brano “Round Midnight” era stato registrato da Cootie Williams. In quegli anni il non più giovane pianista Thelonious Monk suonava al Club Spotlite con l’orchestra di Dizzy Gillespie. Tre anni più tardi, nel 1947, aveva fatto la Sua prima registrazione con un sestetto. Tra il 1947 e il 1952 aveva registrato altri cinque dischi e nel 1950 aveva collaborato con Charlie Parker. Nel 1952 Monk aveva firmato un contratto di tre anni con la Prestige Records, con cui aveva registrato alcuni dei suoi capolavori “Little Rootie Tootie” dedicato ai figli, e “Bags Groove” in un memorabile incontro con Miles Davis alla vigilia di Natale del 1954. Due mesi prima aveva registrato un album con Sonny Rollins  e nel giugno del 1954 aveva registrato il suo primo album solista, a Parigi. Viste le ristrettezze economiche la tiepida accoglienza della critica e la scarsa vendibilità delle opere di questo Genio un ormai quasi quarantenne Thelonious Monk si era ritrovato a far i conti con la realtà. Ma in quegli anni fine cinquanta ed inizio sessanta aveva inoltre già registrato e collaborato con tutti i più grossi jazzisti mondiali. Thelonious Monk aveva poi continuato a far musica per tutti gli anni sessanta e gli anni settanta, fino alla Sua morte avvenuta il 17 febbraio del 1982 a  Weehawken. Carriera strana quella di Thelonious Monk. Costretto ad abbandonare fin da bambino il proprio ambiente a causa del trasferimento della Sua famiglia, poco più che adolescente se ne era stato in giro per l’America ad accompagnare le prediche di un’evangelista. Al rientro a casa era possibile trovarlo ad esibirsi al famoso Minton’s club, crocevia di molta storia del jazz fra gli anni quaranta e cinquanta. Aveva partecipato alla nascita del bebop. A trenta anni la prima incisione a proprio nome. E quasi nessuno che se ne era accorto di questo Genio. Poi incisioni e concerti, intervallati da storie di droga e di cattive compagnie ed il successo dopo i quarant’anni. Finalmente i riconoscimenti, i capolavori. Ma in fondo erano le stesse cose che Lui suonava da anni, identiche, brani e stile. Solo che il mondo adesso se n’era accorto. E allora il successo, i dischi della consacrazione, le copertine e poi rapido il sipario. Nessuna tragica fine, nessuna fine rapida, da vero maledetto. Il declino più lento e tragico di tutta la storia del jazz. Chiuso in una stanza per cinque anni a fissare il muro, pazzo e Genio. Colui che aveva inventato un nuovo modo di suonare e di fare Musica, colui che più di ogni altro era riuscito letteralmente a scolpire a il tempo ed a trasformare il pianoforte in sezione ritmica moriva nella più totale solitudine. Thelonious Monk era dotato di una tecnica meravigliosa e completa, che lui stesso aveva iniziato ad erodere dal Suo interno per cercare di aprire a successive rivoluzioni e non solo pianistiche. Era un equilibrista, un acrobata sempre in bilico sul filo, ma non aveva paura di cadere. Un uomo troppo discreto e troppo geniale, da risultare incomprensibile a molti suoi contemporanei che aveva avuto due donne complementari e indispensabili nella sua vita la moglie Nellie e  la baronessa Pannonica de Koenigswarter, senza la pazienza e l’umiltà della prima, senza la passione e i mezzi della seconda, chissà che ne sarebbe stato dell’uomo e della Sua musica. Questa musica sghemba e luminosa, spigolosa e sferica, affondata nel blues ma proiettata altrove. Quella che Monk ha continuato serenamente a coltivare senza fretta, senza rincorrere mai un collega né uno stile, fregandosene di tutto finché non è stato il mondo ad accorgersi di lui. Thelonious Monk ha scelto il suo spazio, ha piantato la Sua pianta e ha cominciato a coltivarla innaffiandola e curandola per tutta la vita fino a farla diventare un’enorme e meravigliosa pianta di altissimo fusto che oggi conosciamo: l’opera artistica e geniale di uno dei più grandi jazzisti di tutti i tempi.

Mariano Lizzadro

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Una risposta a “23. La genialità nell’opera artistica di Thelonious Monk

  1. condivido parola per parola quanto dice Mariano Lizzadro del grandissimo Monk che amo in modo particolare.
    Grazie a Maria Pina per avergli dedicato questo ricordo ospitato nella rubrica dedicata alla musica.
    Un’apertura sugli spazi autentici della vera cultura.
    lucetta frisa

    Mi piace

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