Autoritratto poetico di Marina Minet

[VI] Rubrica “Profili” a cura di M. P. Ciancio

– cliccare sull’immagine per ingrandire –

(foglio poetico realizzato a mano dall’autrice per il blog LucaniArt Magazine)

La radura del silenzio

Piange la radura del silenzio, a volte;
C’è come un senso d’abrasione che perdura
E vanga smaltendo quel troppo d’impressione che m’indossa.
Troppe parole inutili echeggiano inespresse
Quando il sentire s’ammonta al peso fisso
E fa dell’emozione un friabile lamento
Di coro inascoltato

Ci sono voci morte che inneggiano la notte.
Ripongono le mani senza intenti
Tagliandone gli artigli
Arcuati da un qualcosa che scompare
E si fa getto e culla e luce temporale
Mentre l’oscuro spoglia e concretizza
La nascita inferiore

[…]


© versi tratti da La radura del silenzio, Marina Minet

Il blog dell’autrice https://ritualimarinaminet.wordpress.com/

10 risposte a “Autoritratto poetico di Marina Minet

  1. grazie Mapi.

    In questo testo che sembra lieve c’è tuttavia una forza che sconfina in una tragicità che dovrebbe sconvolgere,rovesciare,scardinare il silenzio.


    Ci sono voci morte che inneggiano la notte.
    Ripongono le mani senza intenti
    Tagliandone gli artigli
    Arcuati da un qualcosa che scompare
    E si fa getto e culla e luce temporale
    Mentre l’oscuro spoglia e concretizza
    La nascita inferiore

    Sembra di entrare nell’oscurità di un Ade che ospita non solo i morti,ma anche mostri dotati di artigli,danteschi. Non ci sono morti, ma voci morte, che inneggiano la notte (la morte?),e non operano al fine di raggiungere alcun intento.
    Mi sono chiesta se questo, mondo che potrebbe essere infernale, sia proprio il nostro mondo, un mondo di morti,che non agiscono, che vivono al confino in cui essi stessi si sono posti, vittime dei mostri che li hanno rinati come esseri inferiori, non solo infernali.Sono, quelle voci,come
    “Radici sradicate senza il fusto”.
    Forse è proprio questo il ritratto di queste ore, in cui tutto crolla, tranne coloro che hanno lasciato che tutto questo avvenisse per incuria, per mancanza d’amore verso la propria storia,la propria memoria collettiva.Grazie all’autrice.ferni

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