Autoritratto poetico di Abele Longo

[VII] –Rubrica “Profili” a cura di M. P. Ciancio

– foglio poetico a cura dell’autore –

Abele Longo . Insegna traduzione poetica e audiovisiva presso la Middlesex University di Londra dove è responsabile del Master “Theory and Practice of Translation”. E’ autore di diversi saggi e di una pièce teatrale ed è presente nell’antologia Pugliamondo un viaggio in versi (Edizioni Accademia di Terra d’Otranto Neobar). Di prossima pubblicazione la sua prima raccolta, Reversibilità.

32 risposte a “Autoritratto poetico di Abele Longo

  1. Pingback: Un mio autoritratto su LucaniArt Magazine « Neobar·

  2. La vita, la morte, il senso delle cose rappresentati come fili, anche di ferro, della grande matassa dell’essere. Un’autotraduzione che procede per accensioni quasi aforistiche. Ciao, Abele!

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  3. Grande emozione ed occhi lucidi nel leggere questo tuo sentito foglio scritto … conosco chi ” prendeva i segni per il giro vita ”
    … Parole e versi toccati con mano !

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  4. le parole sono prima di tutto segni
    e importanti perchè senza parole l’uomo non avrebbe segnali
    un abbraccio davvero grande e come sempre bravissimo
    c.

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  5. Un bell’onore per Lucaniart questo inedito autografo di Abele Longo.
    Ed è vero che il senso delle cose si può rimescolare
    e che prima della morte anche l’anima si possa riparare.
    Grazie ad Abele e a Mapi
    Antonio

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  6. già dall’apparire dei segni “tracciati con il gesso”
    con tutto il significato di questo
    (tracciati dove? sulla strada come segni di un gioco di mondo/campana, o, ancora – sempre sulla strada- come contorni di sagoma, o segni sulle porte a identificare, o altro ancora,,,)
    passando per le matite rosse/blu di un/qualche maestro, per la mano di un sarto (vicino o nella sfera familiare)
    e in continuità/contiguità con la propria famiglia, con la propria essenza più morbida…da tenere a bada col filo di struttura (di ferro :))

    proprio bello questo ritratto!
    ciao Abele e tutti

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  7. Cara Mapi, molto bella questa tua idea. Ho molto apprezzato gli autoritratti precedenti che nel caso di autori che già conoscevo mi hanno permesso di trovare un ulteriore “indizio” o prova. E’ stata una bella esperienza lavorarci su, in treno, dove oramai scrivo molte delle mie cose. Dico questo non per giustificare le mie “zampe di gallina”, come chiamava mia madre la mia scrittura, ma per riportare quanto scritto in una dimensione ancora più autobiografica. Di solito la penna e’ solo la prima fase, finisco infatti tutto al computer e una volta sullo schermo i miei appunti iniziali prendono spesso altre strade e si fanno prendere da altre storie e “personaggi”. Questa volta invece c’e’ soprattutto un io poetante rigorosamente modellato sul sottoscritto.
    Un abbraccio e un grazie grande grande a te e a chi ha commentato. Letture molto belle le vostre e apprezzamenti che mi commuovono.
    Abele

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  8. Ma che segni preziosi sul foglio, Abele! Quanta “minima” vita, quante emozioni intime, profonde, delicatamente e sapientemente tracciate in questi versi, come uno schizzo veloce, fresco, incisivo, abbagliante nella sua sommessa verità, di un pittore ispirato, in stato di grazia.
    Un caro saluto a tutti.
    Francesco

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  9. c’è nel segno che separa le tracce, quell’ondina accennata, che si usava a scuola, per separare gli esercizi l’uno dall’altro, ancora un tratto di ingenuità purissima,come anche la scrittura poi sottolinea,soprattutto nella morbidezza e la rotondità delle “m” (mamma) e delle “n” (nonna,nonno). C’è un uso del corsivo mantenuto inalterato, penso, a cui s’innesta qualche segno a stampatello:la lettera b, come babbo,che forse indica una genitorialità problematica o con qualche trauma: il blu, il colore dell’astrazione,della separazione, attraversa la meditazione, e conduce alla profonda distanza.Ci sono segni che indicano affezioni, non solo affetti, qualcosa che ha inciso, profondamente e che Abele(un nome indicativo: è colui che ha subito un gesto di estrema violenza, è stato ucciso,soppresso dal fratello) cela con maestria, in ogni studiata planimetria dei volumi in cui si dis-pone alla vista dell’altro, di Caino (tutti noi).I segni compaiono, appaiono (e appaiano Abele con le immagini di Abele)in un cammino compiuto, sul bianco della carta, tra le righe di un quaderno di scuola (quale è la scuola? la vita? la scrittura? i segni del cammino, la scelta?…la parodia di sé che si propone a noi stessi e/o agli altri e in cui poi, misteriosamente, affioriamo?…????)
    Il blu e il rosso, di quella matita doppia, che si usava una volta a scuola per correggere i testi, e che ora è il nostro sangue (in rosso e in blu il male più o meno cupo,denso, amaro,ossidato). E poi fa il suo ingresso la morte, la più anziana delle donne, a cui non si possono prendere le misure se non per interposta persona, tante in verità,compresi coloro che amiamo e noi stessi, perché anche noi, con loro, moriamo, e dobbiamo insegnarci nuovamente a galleggiare, per non sprofondare in quelle piccole onde di male.
    Grazie. ferni

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  10. beh, che dire?
    Quanto reale sia, ora, la dimensione scritta di un prezioso autore quale Abele, ora che ne abbiamo anche la traccia visiva, non mediata dalla tastiera, è evidente nell’apprezzamento sincero di una moltitudine di ammiratori/autori, ai quali associo il mio entusiasmo di amante della parola scritta con l’anima.
    Pregevolissima la riparazione d’anima col fil di ferro (nella interpetrazione sarda: mediante acquavite…)
    un applauso prolungato

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  11. nei tuoi versi hai dimenticato le bellissime storie che un giovane affabulatore raccontava a chi si stava costruendo un’anima per i concerti durante gli interminabili viaggi su una 500 familiare bianca da città del capo in capo alla città.
    FRA’ VAT

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  12. “Mi sono reso conto che un centimetro quadrato di
    un vero artista dei nostri giorni ha in sé una forza
    di comunicazione.” (Federico Zeri)

    Prezioso questo foglio di Abele. Ti seduce quel richiamo al tatto della leggera grammatura della carta rigata e l’insubordinata interlinea mentale alla quale il poeta affida il progetto della partizione dei propri impilati pensieri. Nondimeno, t’accarezzano le volute segniche orizzontali che offrono spunti riflessivi fra l’aggancio di un volo con l’altro. E’ percettibile e potente concettualità espressa con concatenazioni chiare e sensibili di parole d’immagine e di forma. Anche dolore.

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