A Potenza gli “Echi” di Brancale e Carlo Levi

L’incontro promosso dal “Premio letterario Basilicata”

Straordinario appuntamento venerdì 10 dicembre 2010, alla Cappella dei Celestini di Palazzo Loffredo, ore 18

Nei giorni scorsi il riconoscimento all’autore del “Premio Firenze”

La riscoperta dello scrittore Giuseppe Brancale (Sant’Arcangelo, Pz, 1925- Firenze, 1979) va avanti con una nuova importante tappa. Venerdì 10 dicembre, a Potenza, alle ore 18, nella Cappella dei Celestini di Palazzo Loffredo, il “Premio letterario Basilicata”, presenterà il volume “Echi nella valle”, il secondo del progetto “Opere complete” con il quale Polistampa sta editando gli scritti di questo autore, mentre è in uscita proprio in questi giorni, grazie al contributo dell’Enel, il romanzo “Fantasmi che tornano”. Ma l’incontro di Potenza è tanto più importante perché sarà possibile ammirare i disegni che Carlo Levi (1902-1975) realizzò per l’amico scrittore per la prima edizione di “Echi”, nel 1973, e l’occasione sarà decisiva anche per presentare documentazione sul rapporti tra i due autori, la cui amicizia risale agli anni ’50 e che è durata fino alla scomparsa di Levi. Al pittore che scrisse “Cristo si è fermato ad Eboli” a Firenze, mentre era in clandestinità nella città del fiore dopo il crollo del ’43, Brancale sottopose le prime versioni della sua risposta con il romanzo dal titolo “Avanti, Cristo”, poi diventato “Il rinnegato”, pubblicato postumo da Polistampa come primo volume delle “Opere complete”. Alla presentazione di venerdì saranno ricostruiti con più dettagli i legami tra Levi e Brancale. Dopo il saluto del sindaco di Potenza Vito Santarsiero e l’introduzione del Prof. Santino Bonsera, presidente del circolo culturale Silvio Spaventa Filippi, sarà il critico letterario Luca Nannipieri, presidente del Centro studi umanistici dell’Abbazia di San Savino, ad illustrare le opere di Brancale. Le conclusioni sono affidate a Vito De Filippo, Presidente della Regione Basilicata. Gli interventi si alterneranno alle letture di Eva Bonitatibus.

Carboncino di Levi per “Echi nella valle” (foto Vergari)

Giuseppe Brancale, 1977

“Echi nella valle” reca in appendice sessanta “pagine ritrovate” tra stesure in prosa, lettere, articoli, foto, poesie che illuminano la vita della Basilicata degli anni ’50 e il percorso dell’autore da allora fino agli anni Settanta. “Di fatto è un work in progress” spiega Nannipieri “Alla ricostruzione e pubblicazione dei dattiloscritti inediti lasciati dall’autore, ricomposti con cura in un archivio insieme ad altri testi, si sono aggiunte proprio durante la pubblicazione delle opere, segnalazioni, altri scritti, profili che lasciano il percorso aperto ad ulteriori approfondimenti che il Centro studi da me guidato intende accogliere e compiere”. Venerdì sarà presente anche Michele Brancale, curatore con Luca Nannipieri delle opere dello scrittore lucano al quale, proprio nei giorni scorsi, il Prof. Enrico Nistri ha conferito alla memoria il “Premio Firenze”, per il suo impegno di educatore, di studioso della questione meridionale e per la sua opera narrativa “carica di pagine struggenti che ci vengono riconsegnate con attento scrupolo filologico e storico”. E’ il caso anche del nuovo  e inedito “Fantasmi che tornano”: u n delitto sul fiume Agri, una condanna, un giudice e i suoi amici separati e rincorsi dai fantasmi di un processo, ancorati a un mondo che cambia il Sud che scopre le dighe e l’energia elettrica, nel secondo dopoguerra, ma in cui non si smarrisce la forza costruttiva della compassione: un lungo percorso per scoprire la verità e l’innocenza degli altri. Marinaio e insegnante, Giuseppe Brancale è stato uno scrittore della rinascita del Sud nel secondo dopoguerra. Trasferitosi a Firenze, vi ha portato a termine “Echi nella valle” (1973) e “Lettere a Michele” (1977). Ha lasciato inediti due romanzi, diversi racconti tutti ambientati in Basilicata nella Valle dell’Agri, e un saggio sulla questione meridionale che compare in appendice a “Il Rinnegato” (Polistampa, 2007). I lavori lasciati da Brancale coprono le vicende di due secoli, l’Otto e il Novecento, con una puntata nell’età romana in “Echi nella valle” (Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri) che Polistampa ripropone in una collana di “Opere complete”, in quattro volumi, con il contributo di Enel e Regione Basilicata, e la collaborazione della Provincia di Firenze, il Comune di Sant’Arcangelo e il Circolo Lucio Lombardo Radice. Mentre è uscito in questi giorni “Fantasmi che tornano”, è in preparazione la pubblicazione di “Lettere a Michele” e dei racconti inediti dell’autore. Ma può essere utile, di seguito, riportare una breve sintesi del contenuto delle opere. Ne “Il rinnegato”, l ‘unità d’Italia viene vista con gli occhi di Giuseppe Prestone, garibaldino e sognatore. Da Migalli, paese lucano di settemila anime, Prestone tenta la fortuna con la moglie in Argentina, adotta il piccolo orfano Antonio Bonturino e, dopo la morte della consorte, torna al paese natale, dove l’Africa gli pare più vicina che Roma. Spesso in carcere per i suoi tentativi di risvegliare i compaesani dall’oppressione, riuscirà nonostante le delusioni a non perdere la dimensione del sogno e a trasmetterla misteriosamente agli altri. Tra ironia e tragedie, Migalli attende. L’autore presenta il periodo storico dell’Unità di Italia (1861) con tutte le sue contraddizioni e difficoltà, ma soprattutto il quadro sociale di quel Sud unito a un Nord totalmente differente da cui subisce più angherie che benefici. Alla morte di Cavour, la Destra comincia a combattere fortemente il brigantaggio senza curarsi di affrontare la sua causa di fondo, cioè la disperata ribellione di popolazioni contadine contro uno Stato che si distingue dal precedente soltanto per una maggiore pressione fiscale e l’obbligo della leva militare . In “Echi nella valle” sono di scena la conquista di Roma, il brigantaggio in Lucania, la spedizione in Etiopia e in Libia, la Ricostruzione: le vicende parallele di Marco Laviano e Andrea Salinatore, tra storia, mito e magia. Edito da Pellegrini nel 1973 e da Teorema nel 1975, questo straordinario affresco torna ora disponibile al grande pubblico. “Lo scenario in cui si svolge la vicenda trattata nel libro” scriveva l’autore nel 1975 ” è una delle regioni d’Italia attualmente meno conosciute. Tuttavia, è stata madre di antiche civiltà, considerando che quando la sua storia uscì dal mito ospitava un popolo con istituzioni libere e repubblicane. Allora, la regione si chiamava Lucania. Ora, si chiama Basilicata, nome che le fu imposto dai “basilischi”, governatori locali ai tempi dell’impero bizantino.
Nel tuo libro – scrisse Carlo Levi all’amico scrittore – hai saputo fondere mirabilmente l’antico col moderno, per una vicenda che mi ha commosso e fatto meditare. E mirabilmente hai saputo mettere a fuoco sentimenti e problemi della tua gente, della nostra gente, alla quale è rivolto sempre il mio pensiero. Oltre a un’introduzione che ripropone, tra l’altro, i preziosi contatti con Levi e i rapporti con lo scrittore piemontese Pierangelo Soldini (1910-1974), “Echi” porta un saggio critico del Presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo. In copertina, il quadro di Giampaolo Talani “Il mare nella conchiglia”. Riprodotti anche i disegni realizzati da Carlo Levi per la prima edizione del libro.

Scheda su “Echi nella valle”

Il romanzo, ambientato in Basilicata, racconta le vicende parallele di Marco Laviano (in epoca romana) e Andrea Salinatore (tra la guerra d’Etiopia, la seconda guerra mondiale e il secondo dopoguerra). Marco è un romano di adozione: è stato infatti raccolto da piccolo, dopo che la sua famiglia è stata dispersa da un attacco dei pirati. Diventato ufficiale dell’esercito, viene mandato in Lucania a tenervi il controllo di Roma durante la sanguinosa guerra che vede contrapposta la città che si avvia a diventare ‘caput mundi’ agli antichi abitanti della Basilicata. Mentre è assente dal suo presidio la vendetta dei suoi stessi compatrioti si compie implacabile: i suoi soldati sono uccisi, nemmeno la moglie è risparmiata. Marco non resiste allo spettacolo, il dolore lo abbatte. Sarà seppellito nella fortezza che era chiamato a presidiare, e una lapide ricorderà il suo nome. Passano venti secoli e nel frattempo nessuno è entrato nella torre, un luogo tetro da cui si diffondono voci indefinite che spaventano la popolazione. Il contadino e pastore Andrea Salinatore, discendente del centurione, è ossessionato da incubi in cui vive un’esistenza non sua, una vita antica da cui è lontano e in cui, pure, si immedesima. Dopo le guerre in Etiopia e Libia, le visioni lo spingono verso la misteriosa torre, dove si reca in compagnia di un mago. Sarà un cammino verso i fantasmi del passato, culminante in una rivelazione che Andrea non potrà raccontare.
Nel romanzo di Brancale, editato con il contributo della Provincia di Firenze e il patrocinio della Regione Basilicata e del Comune di Sant’Arcangelo, il memorialismo e il tono intimistico si traducono in una dimensione narrativa semplice e di respiro: è un viaggio a ritroso nel tempo, quello che compie l’autore, per cogliere ciò che non passa.

Per contatti su Giuseppe Brancale

Centro Studi Umanistici dell’Abbazia di San Savino
http://www.centrostudisansavino.it
organizzazione@centrostudisansavino.it
info@centrostudisansavino.it
Avv. Lina Talarico (cell. diretto 3471232998)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...