Videopoesia/ Ti rubarono a noi come una spiga di Rocco Scotellaro

Ti rubarono a noi come una spiga

Vide la morte con gli occhi e disse:
Non mi lasciate morire
con la testa sull’argine
della rotabile bianca.
Non passano che corriere
veloci e traini lenti
ed autocarri pieni di carbone.
Non mi lasciate con la testa
sull’argine recisa da una falce.
Non lasciatemi la notte
con una coperta sugli occhi
tra due carabinieri
che montano di guardia.
Non so chi m’ha ucciso
portatemi a casa,
i contadini come me
si ritirano in fila nelle squadre
portatemi sul letto
dov’è morta mia madre.
O mettetevi qui attorno a ballare
e succhiate una goccia del mio sangue
di me vi farà dimenticare.
Lungo è aspettare l’aurora e la legge
domani anche il gregge
fuggirà questo pascolo bagnato.
E la mia testa la vedrete, un sasso
rotolare nelle notti
per la cinta delle macchie.
Così la morte ci fa nemici!
Così una falce taglia netto!
(Che male vi ho fatto?)
Ci faremo scambievole paura.
Nel tempo che il grano matura
al ronzare di questi rami
avremmo cantato, amici, insieme.
E il vecchio mio padre
non si taglierà le vene
a mietere da solo
i campi di avena?

(Rocco Scotellaro)

*

Una produzione: LucaniArt Magazine
voce recitante: Elide Fumagalli
fotografia: Giuseppe Tornatore, Bernardo Bertolucci, Rodrigo Cortés
musica: Serge Colbert
realizzazione: Marina Minet

_________________________________

(Una riflessione)

Può la scrittura redimere da una colpa?

Libera quelli che sono condotti a morte e salva quelli che vacillando vanno al supplizio…

Ci sono scoperte che ampliano, dilatano e restituiscono valore aggiunto alle nostre letture. E’ accaduto così per questo testo di Rocco Scotellaro “Ti rubarono a noi come una spiga”, una poesia scritta nel ’48 e contenuta nella raccolta “Capostorno”.

Il testo è dedicato ad un amico che è stato assassinato (scrive così Scotellaro in apertura). Mi sono sempre chiesta chi fosse l’uomo contadino a cui il poeta di Tricarico dedicò quei versi appassionati e commoventi da rasentare la preghiera, il perdono, il riscatto di una vita.

La risposta è arrivata per caso leggendo “L’uva puttanella” (romanzo autobiografico dello scrittore), nel capitolo dedicato a Pasquale, il fuochista morto suicida per aver perduto il lavoro, la casa, la dignità. La sua voce di uomo onesto chiedeva in vita un aiuto disperato a cui nessuno rispose “il pretore non l’ascoltava, gli avvocati ridevano”, il Sindaco, che era lui stesso, lo ignorò (o forse ne sottovalutò il rischio e il pericolo). Allora Pasquale, come tutti i contadini disperati e buoni, “accese la miccia, era lunga tutta quella che aveva, il ronzio uguagliava le voci della strada, il tuono del petardo, fissato sul suo petto…”

Suicidio o assassinio? Fu indubbiamente suicidio, come scrive tra le pagine dell’autobiografia, ma in “Ti rubarono a noi come una spiga”, Scotellaro parla di assassinio, perché tale apparve allora all’uomo-poeta quella morte annunciata, prevista, già saputa, eppure ignorata. Pasquale il fuochista era morto e tutti, prima e dopo –come da copione-  fecero la loro parte, chiudendosi in casa propria, a una certa ora.

Solo il poeta vegliò in quel giorno di lutto “Mi tenni sveglio per Pasquale tutto il tempo che mi riuscì e mi era utile compagna la lampada accesa: non l’avrei più rivisto con piacere vivo davanti ai miei occhi. Dovevo fare la mia parte, gridare nelle strade, come allora gridavano i galli, l’indomani, nella polvere rimescolata”. E’ la dimostrazione di come, in Scotellaro, poesia e autobiografia hanno trame che si annodano, sfumature da svelare, radici comuni che si dispiegano in un unico senso. Vita e scrittura in simbiotica sorellanza.

Ed ecco allora che la poesia diventa sì ricordo dell’amico-contadino, ma anche tentativo di espiazione di una sua colpa patita e sentita ingombrante e onerosa “mi affannai a leggere la verità in quel libro, e le massime dei Savi ma il mio cuore non ebbe pace”.

E quale migliore modo allora di gettarsi nella scrittura (poetica e narrativa), ri-scrivendo / tra-scrivendo la storia di Pasquale, così da ridarle verità e attraverso un processo di ‘identificazione’ favorire l’attuarsi di una punizione-autopunizione che acquista il valore di una espiazione individuale e collettiva?

M.P. Ciancio

Riferimenti di lettura:
Rocco Scotellaro, L’uva puttanella, Editrice Laterza 19 (cap III, p.39 e sg)
Rocco Scortellaro, Tutte le poesie (1940-53), Oscar Mondadori 2004 (p.49)

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3 risposte a “Videopoesia/ Ti rubarono a noi come una spiga di Rocco Scotellaro

  1. Questa stupenda poesia Maria Pina è dedicata a Paolo,morto poco più che ventenne in prossimità del Cupone a Tricarico,con la testa recisa da una falce impugnata da una ragazza giovanissima anche lei, incitata da una più anziana signora,era giugno del “48”e si andava a mietere.Conosco bene questa storia,raccontatami da mio padre un’infinità di volte.Paolo era fratello di mia nonna.

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